IL RITORNO DELLE ELITE NON PASSA CERTO DA UN REFERENDUM


Come tutti sapranno l’imminente referendum costituzionale del 20-21 Settembre indetto per approvare o respingere la revisione degli articoli 56 57 59 sulla riduzione del numero dei parlamentari ha evidenziato uno iato nel mondo della destra: da un lato Lega per Salvini premier e Fratelli d’ Italia favorevoli all’ approvazione della riforma , dall’altro il variegato mondo dei think thank e dei pensatori di area schierati per le ragioni del No. Questa dialettica, che in più di un articolo abbiamo sottolineato, la si può ricondurre a due filoni di pensiero presenti nel mondo sovranista e identitario: populismo ed elitismo.

Il primo filone ha seguito una tendenza che emerge soprattutto a partire dagli anni 90 (anche se secondo gli studi politologici di Marco Tarchi era presente nel nostro paese ben prima), che si svilupperà poi con una critica serrata alla casta su cui si innesterà il successo del Movimento Cinque Stelle. Indubbiamente, rimandando alla migliore letteratura sull’argomento, il populismo esiste come risposta ad una dialettica insita nelle società postindustriali tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa. Tra le varie e complesse manifestazione di questa dialettica vi sono delle degenerazioni oligarchiche dei partiti, la corruzione diffusa della classe dirigente a spese della comunità e una selezione della classe dirigente al ribasso. Sicuramente il caso italiano presenta manifestazioni accentuate di questi fenomeni e non a caso da diversi studiosi è considerato un laboratorio o più enfaticamente un paradiso del populismo. Però se questa forma di movimentismo postmoderno ha il merito di rimettere al centro del dibattito le istanze sociali per una miglior funzionamento democratico, bisogna ammettere che la contrapposizione popolo- elites spesso assume tratti termini semplicistici ed emozionali presentando una dose di demagogia e mistificazione. Per questo accanto al filone populista, il mondo sovranista e identitario presenta una ormai ampia galassia di think tank e realtà culturali che cercano di supportare determinate battaglie fornendo anche critiche costruttive e che lavorano per un ricambio delle elites.

Riguardo alla questione del referendum , il sociologo Fabrizio Fratus, rappresentante del filone elitista ,in un recente intervento radiofonico ha messo in evidenza il carattere superficiale e demagogico di tale riforma che andrebbe ad incidere profondamente sul funzionamento delle istituzioni democratiche. Sebbene il mondo della destra per tradizione sia critico della democrazia parlamentare,si ritiene che un tema cosi delicato avrebbe dovuto essere oggetto di maggiore attenzione e di studio, cosa che complice le note contingenze pandemiche, la pochezza del dibattito politico-culturale, il carattere mistificatorio con cui il quesito è posto il quesito referendario, ha portato ad una concezione confusa della posta in gioco referendaria. Riguardo questo aspetto presto uscirà un manifesto del mondo culturale di destra per le ragioni del No. Fratus ha inoltre ben sottolineato come la riforma del Si, si poggia su una superficiale e vuota retorica antipolitica e come possa avere effetti opposti di quelli dei sostenitori della lotta anti casta.In primo luogo il risparmio sarebbe irrisorio, la rappresentatività dei territorio peggiorerebbe e questo rafforzerebbe la tanto odiata partitocrazia a vantaggio di giochi di potere non trasparenti e di una selezione al ribasso della classe dirigente.

Se certamente gli organismi democratici italiani non godono di buona salute ed esiste un crescente iato tra elites e popolo, questa finta riforma populista avrebbe un effetto opposto. Fa inoltre riflettere il nesso tra gli effetti negativi della riforma e la sua possibile origine massonica nella loggia P2, che in tempi recenti il professor Paolo Becchi ha sollevato. Inoltre commentando l’attualità il sociologo Fabizio Fratus ha sottolineato la carenza progettuale della politica italiana che vive sul contingente senza nessuna programmazione per il futuro. Per questo riteniamo importante il ruolo della galassia dei think tank di area sovranista nel loro ruolo di arricchimento nel dibattito politico culturale soprattutto per una riforma cosi importante in un momento cosi difficile per il paese. Crediamo sia importante anche sottolineare le ragioni del filone elitista presente nel mondo sovranista, attente a creare una classe dirigente preparata e un consenso consapevole per dare forza ad un cammino verso un Europa dei popoli.

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