MANIPOLAZIONE E LACRIME DI COCCODRILLO

E’ indubbio, non da adesso, che probabilmente la politica di sistema ed il potere in generale richiedano una dose molto forte di psicologia delle masse e della comunicazione.
Oggi tali tecniche sono insegnate in molti contesti, in primis quelli aziendali; ciò implica una situazione di oggettivo vantaggio per coloro i quali ne abbiano reale padronanza sulla massa dei consociati e dei sottoposti.
Ciò non sarebbe derivante solamente dalla natura storica del potere in quanto tale ma anche dalla continua irruzione mediatica nella comunicazione del politico quando debba comunicare le proprie idee ed i propri proponimenti alle masse e quindi unire la consapevolezza di ciò che stia dichiarando con il consenso che desideri raggiungere.

La novità di questo elemento, in verità banale per tanti, sta nella inedita metamorfosi di una parte sempre più rilevante del potere politico da una forma di manipolazione fredda e razionalmente determinata ad una sorta di umida manipolazione intimistica fondata sulla subdola esibizione psicodrammatica.
Secondo una ricca letteratura è sempre esistita una specie di casta che ha rivestito caratteristiche ben specifiche nell’immaginario, una casta composta da soggetti cinicamente focalizzati ad obbiettivi prefissati da agende economiche e finanziarie impopolari.
Ci siamo sempre immaginati i percorsi di personalità lucide, distaccate, molto determinate ed oggettivamente qualificate nel loro campo, ben decise a qualsiasi costo pur di giungere a risultati non solo programmatici ma, soprattutto, personali e di carriera.
Non si facciano equivoci: le agende economiche e finanziarie sono le medesime ma sta cambiando il tipo di strumento coercitivo utilizzato, vediamo qualche spunto per capirci qualcosa.

IN generale la retorica ha sempre causato sarcasmo qualsiasi essa sia ed in passato ad essere oggetto di derisione se non di odio profondo la erano i richiami alla Patria, alla famiglia, alla Nazione, a Dio etc.
Il mondo moderno e disincantato moralmente non ha mai lesinato critiche su questi contenuti indicandone gli alfieri come dei mistificatori, alle volte come spietati condottieri pronti a sacrificare vite umane e paesi interi per imprese militari o coloniali. Il popolo, secondo molti filosofi, ne era vittima e non artefice, in quanto non al popolo ma alle caste dirigenti o religiose sarebbero andati i proventi di grandiose imprese di conquista; questo almeno secondo oppositori e detrattori di varie origini da Voltaire sul Candido a Trilussa il poeta dialettale.
Eppure già Trilussa introduce una qualche forma di cambiamento visibile anche agli occhi dell’uomo moderno perché compare l’identificazione del politico eletto con il popolo elettore, sulla base di principi magari più rivoluzionari e sdoganati come “nuovo” ma con un metodo retorico che già allora aveva ampio uso per suscitare effetto di avvicinamento sul popolo.
Il metodo del pianto che il nostro poeta popolare dipinge in questo modo nel sonetto “La sincerità ne li comizzi”:

Dice: È con gioja

E lì rimise fora l’ideali,

che vengo, o cittadini in mezzo a voi,

li schiavi, li tiranni, le catene,

li re, li preti, l’anticlericali.

***

Eppoi parlò de li principi sui,

e allora pianse. Pianse così bene,

che quasi ce credeva puro lui.

Il popolo di allora era sicuramente molto passionale e istintuale ma non facile da giocare con la retorica del pianto.
Induce a sorriso, quindi, oggi, l’idea che un politico si metta a piangere in diretta televisiva non avendo neppure di fronte una platea di cittadini che conosca in qualche modo o di cui sappia qualcosa della loro condizione.

La saggezza popolare ebbe a descrivere questo comportamento come quello di un mistificatore o di un buon teatrante ma la moderna psicologia ha definito in modo più subdolo e pericoloso questo atteggiamento con la parola “manipolazione”.

In termini psicologici il pianto è definito come una modalità positiva o, comunque, naturale di esprimere le proprie emozioni in quanto liberatorio ma anche regolatore di determinati flussi di energia interiore. Ma esiste ciò che viene definito “pianto tossico” quando indotto da arte comunicativa ai fini di forzare un interlocutore ad accettare un proprio bisogno o capriccio usando la leva emotiva.
Alle volte questo espediente era tipico per impressionare un auditorio propenso ad una situazione mistica.

Chiariamo che il primo caso è tipizzato per i bambini, il secondo è antropologicamente classificato nel caso di cerimonie religiose particolarmente significative, peraltro rimandando a figure psicodrammatiche che lo facevano a pagamento per motivi coreografici: era un pianto finto e teatralizzato.

In entrambi i casi il rischio di determinati comportamenti, in ispecie nel caso infantile, quando non educativamente ridimensionati e ricompresi in un percorso di maturazione è la crescente difficoltà a gestire le proprie emozioni dandole una giusta allocazione. Gestire le emozioni non è, quindi, “liberate le vostre emozioni” ma ricomprenderle e catalizzarle in modo costruttivo, ordinato, creando un equilibrio che è sempre stato il presupposto di tutto il percorso di civiltà politica e giuridico-religiosa dall’antica Ellade passando per Roma e tutti gli studi classici e moderni.

La società mediatica di massa si basa su presupposti del tutto opposti poiché da tempo le emozioni sono un carburante di trasmissioni televisive basate sul dolore, sulla cronaca nera, sulla rabbia, più sovente sui sentimenti e sulle sensazioni di tutti i tipi che siano corna, tradimenti, divorzi, vertenze famigliari economiche etc.

In tal modo sorge il dubbio che persone come la Fornero o la Bellanova non stiano spudoratamente mentendo, come insinuano alcuni, ma stiano vivendo una sorta di comportamento manipolativo molto probabilmente involontario e tipizzato dall’abitudine di pensare al popolo come ad una moltitudine adolescenziale rieducata dall’apparato mediatico alla pornografia del dolore.
Nello specifico poi la cosa appare ancora più distruttiva e paradossale vista l’adesione ai dogmi del neoliberismo sia della Fornero che della Bellanova; quest’ultima in specifico attiva matrona del partito di Renzi, una sorta di berlusconismo centrista in salsa demo-liberale.
Una sorta di camaleontica compagine che ha saputo teorizzare addirittura un ipotetico centro politico con Berlusconi passando dal Glamour delle campagne “Chiantishire” della Boschi per finire a ben altre campagne di provenienza della Bellanova.
In qualsiasi posizione la si veda una situazione ben poco commovente, quindi, per gli Italiani.

Stefano Cordari

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