BENVENUTI NEL MONDO NUOVO

Nella cultura moderna si aggira, come uno spettro instancabile, l’espressione di un sogno antichissimo dell’uomo, quello di assumere il controllo della situazione, di impadronirsi dei segreti del mondo e dell’esistenza e di farsi Dio di sé stesso. Questo è lo spettro dello gnosticismo, una dottrina secondo cui l’essere umano, attraverso un particolare tipo di conoscenza, è in grado di porsi al di sopra della natura e di dominarla con l’ausilio della scienza e della tecnologia.
Basti guardare alla cultura scientista che pervade la nostra società. Tale cultura assolutizza il valore della conoscenza scientifica e svaluta tutte le altre forme del conoscere lasciando l’essere umano in balia del potere della tecnologia.
La scienza è diventata la nuova fede e ha rimpiazzato ogni altro tipo di sapere che, al suo confronto appare non scientificamente verificabile e dunque incerto, inutile e vano.
Tutto ciò nonostante il sapere scientifico abbia, per sua natura, un carattere relativista e una base instabile e precaria, che lo portano ad essere soggetto a periodiche revisioni e cambiamenti di paradigma.

Come ogni tipo di sapere infatti, il sapere scientifico è variabile. Si sviluppa e si cristallizza all’interno di un quadro di riferimento o di un paradigma concettuale che offre una visione globale del mondo in cui si opera e si indaga, che permette di inscrivere le conoscenze acquisite tramite l’esperienza o l’apprendimento e che influenza non solo il modo in cui le domande vengono formulate ma anche come devono essere interpretati i risultati delle indagini, come devono essere condotti gli esperimenti e come devono essere elaborate le possibili risposte al problema. In altre parole, il paradigma scientifico costituisce e delimita il campo, la logica e la prassi della ricerca stessa.

Una delle conseguenze della scientizzazione del sapere moderno è il ritorno alla gnosi, una forma di conoscenza che ha origini antichissime ma che è tutt’altro che sepolta e che è caratterizzata da una sorta di improvvisa e divina illuminazione che permette di cogliere la realtà profonda dell’essere per poi dominarla. Lo gnostico, come lo scienziato, ritiene di essere in possesso di un sapere di tipo esclusivo ed elitario. Tuttavia, a differenza dello scienziato, non pensa solo di poter solo governare il mondo ma anche di poterlo salvare. Lo gnostico ritiene infatti di poter prendere il posto di Dio, di estirpare il male del mondo e di renderlo un paradiso terrestre.
Ma la fede nella conoscenza scientifica e nel progresso rappresentano davvero l’unico mezzo di salvezza? L’uomo può davvero sostituirsi a Dio e alla natura attraverso il controllo totale sulla natura stessa e il superamento della propria materialità? E, con quali conseguenze?

Lo scientismo è intrinsecamente incapace d cogliere la dimensione spirituale dell’uomo e di rispondere alle domande esistenziali sul senso dell’esistenza che attanagliano l’essere umano dalla notte dei tempi. Questa dottrina priva l’uomo delle sue certezze come la fede e le istituzioni di riferimento, abbandonandolo a un disagio esistenziale totalmente privo di ogni significato in un mondo dove tutto è artificiale. Lo scientismo neanche pone le domande fondamentali sul senso dell’esistenza dato che, per definizione, si occupa di ciò che è finito e materiale.
Lo gnosticismo moderno viene a colmare il vuoto lasciato dallo scientismo che ha sbarrato la porta a ogni metafisica.
Il danno che scientismo e gnosticismo arrecano alla cultura e alla spiritualità è duplice: da un lato, sbarrano la strada alla vera metafisica, censurando, disprezzando e rifiutando l’autentica ricerca di senso, fatta con gli strumenti concettuali adatti; dall’altro, sostituiscono ad essa una pseudo metafisica, elaborata da menti antimetafisiche e negate alla metafisica, capaci di ragionare solo sul come delle cose e giammai sul loro ultimo perché. Quanti medici si chiedono non come si debba combattere una certa patologia, ma perché essa sia insorta proprio in quell’organismo e in quel momento? Pochissimi; quasi nessuno. Sono riduzionisti e materialisti per formazione, mentalità, abito e consuetudine. Figuriamoci se sono adatti a porsi la domanda delle domande, che è la domanda di senso. Se lo fanno, e qualche volta lo fanno, le risposte che formulano sono addirittura imbarazzanti per la loro miseria e ristrettezza.

Il nostro mondo assomiglia a quello immaginato dal britannico Huxley. Egli immaginava infatti un mondo impeccabile da un punto di vista utilitaristico, ma sterile, freddo ed insopportabilmente inautentico e innaturale il cui leitmotiv  è il disprezzo per tutto ciò che è naturale, per ciò che è immune dalla manipolazione e dal dominio umano.
L’abbandono fiducioso nella volontà divina è stato rimpiazzato dall’esperienza umana e dalle manifestazioni aberranti del nuovo dio umano: manipolazione genetica, bioingegneria, clonazione, crollo del senso etico, corruzione, etc.

Come ben spiegato da Carpenter “L’etica è stata ricondotta a questioni di utilitarismo ed ereditarietà dell’esperienza. L’economia è stata spogliata di tutti i nessi riconducibili al sentimento di giustizia fra uomo e uomo, alla compassione, all’altruismo e all’istinto di solidarietà, ed è stata fondata sul suo fattore di livello più basso: l’egoismo. Alla biologia è stato tolto ogni concetto correlabile con il principio di vitalità nelle piante, negli animali e negli uomini; il ‘sé’ in questo caso è stato messo da parte ed è stato fatto uno sforzo per ridurre questa disciplina scientifica a questioni di affinità chimiche e cellulari, protoplasmi e leggi dell’osmosi. A loro volta, le affinità chimiche e tutti i meravigliosi fenomeni della fisica sono stati ridotti a interazioni fra atomi in movimento; e il movimento degli atomi (così come il volo dei corpi celesti) è stato ridotto alle leggi della dinamica”.

Il nuovo mondo, un mondo che doveva essere perfetto, non offre altro che disperazione, controllo e soggezione

Beatrice Mantovani

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