#BASTACOVIDBUGIE

Diciamolo fuori dai denti: sono settimane che ci propinano solo propaganda terroristica sul Coronavirus. A reti unificate. Vogliamo fermarci un attimo e ragionare insieme?

Dopo oltre due mesi di studi, report ed analisi, dell’Istituto Superiore di Sanità sui 18.000 decessi con il coronavirus possiamo esaminare i dati1:

Età media dei decessi 80 anni. Il 61% dei decessi aveva tre o più patologie/ malattie croniche. Il 20% aveva due patologie ed il 15% una patologia.Per i morti sotto i 50 anni, l’85% di loro era affetto da gravi patologie quali cardiovascolari, renali, diabete o obesità. Dai dati sui ricoveri vediamo che il 7% dei morti con il Coronavirus era stato ricoverato per cause non connesse all’infezione da Covid-19.

Questo significa che una quota importante di morti si trovava in ospedale ricoverata per altre malattie e ha contratto il virus durante la degenza in ospedale (confermando il fallimento di un sistema sanitario centrato sull’ospedale e che non finanzia adeguatamente le strutture territoriali ).Quindi i più fragili, cioè gli anziani, sono stati i più colpiti da questa influenza (come sempre, tra l’altro).

Ma questa volta abbiamo visto i massmedia accanirsi contro i decessi nelle RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) come se ci fosse stata un ecatombe di proporzioni bibliche.

“Coronavirus, la strage degli anziani nelle RSA inizia a fare rumore”. Titolava Piazza Pulita qualche giorno fa2.

Leggiamo di indagini della magistratura, blitz delle forze dell’ ordine e denunce ai manager delle strutture socio-sanitarie. Ma nelle nostre RSA c’è stata davvero una carneficina dovuta al Coronavirus? Andiamo ai dati.

Non pochi sono gli studi sul settore socio-assistenziale che denotano come l’invecchiamento della popolazione stia via via mutando anche la permanenza nelle nostre RSA. Le Residenze Sanitarie Assistenziali sono strutture residenziali destinate ad accogliere persone anziane non autosufficienti. In Italia abbiamo circa 270.000 posti letto a fronte di un fabbisogno di circa 2.800.000 abitanti. Gli studi ci dicono che la permanenza media in RSA è passata da 600 giorni ad un anno circa3 con un tasso di mortalità variabile dal 8% al 10% al mese.

È infatti noto a chiunque abbia provato a richiedere un accesso presso una RSA di un proprio familiare che i tempi di attesa oscillano dai tre mesi fino ad oltre un anno.

Nel 2018, ad esempio, le liste di attesa per l’ingresso in RSA a Codogno (ormai noto paese a livello internazionale) erano di circa 173,9 giorni (5 mesi)4, questo evidentemente perché bisogna attendere che il posto letto si liberi – ricordiamo che l’età media degli anziani presenti negli RSA è di 85 anni -, il più delle volte, perché la persona passa a miglior vita. Questo, senza entrare nel tecnicismo avviene perché le famiglie tendono a tenere l’anziano quanto più possibile presso il domicilio, curandolo con badanti o caregiver familiari e solo in fase di netto peggioramento cognitivo e fisico lo portano in RSA. Queste strutture diventano di fatto un luogo di fine vita allungato (non per niente la maggior parte di queste strutture sono state fondate con una forte impronta cristiano-cattolica).

Un segnale tangibile del ricorso alle RSA il più tardi possibile arriva anche dal tasso di mortalità in crescita a 30 giorni dal ricovero che adesso supera il 5%5. Gli studi del Cergas ci mostrano che in media noi moriremo con tre anni di Long Term Care sulle spalle, un paio passate presso il domicilio e circa un anno o meno presso l’RSA.

Perché vi racconto questo? Perché pre-coronavirus i nostri anziani negli RSA morivano. E morivano in media dal 8% al 10% ogni mese. Può sembrare assurdo, ma invecchiando si muore.

Ebbene, cosa è successo con il Coronavirus? I decessi sono aumentati vertiginosamente? Analizzando il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie6 aggiornato al 6 Aprile ore 9.00 vediamo dei dati interessanti tra i quali:

su un campione di 44.457 persone presenti nelle RSA dal 1 febbraio al 6 Aprile 2020, sono deceduti 3.859 anziani. Il tasso di mortalità è dunque pari al 8.4%. Ma attenzione, del’8.4% non sono morti tutti con il Coronavirus, infatti l’Istituto Superiore di Sanità ci informa che solo 1.443 sul totale dei 3.859 deceduti avevano il Covid ovvero presentavano sintomi influenzali.

Fin’ora dunque è stato questo il trend. Se verrà confermato anche nei prossimi mesi, avremo quindi un tasso di mortalità mensile dell’ 8,4% perfettamente in linea con gli anni passati. Basti pensare che al famigerato Pio Albergo Trivulzio, nel marzo 2019 sono deceduti 52 ospiti, ovvero… l’ 8,4%!

Ci sono RSA che hanno registrato più decessi? Certo. Si verifica ogni qualvolta ci sono picchi influenzali, poiché parliamo di persone fragili concentrate in una struttura, ma sui grandi numeri tutto assume una valenza più reale. Più concreta. Più nitida.

Regione Lombardia lo sa bene che non c’è stata alcuna strage nelle RSA ed infatti il 30 Marzo 2020 pubblica una DGR che richiede alle RSA di poter utilizzare parte dei loro posti letto per accogliere i pazienti Covid. Se ci fosse stata effettivamente una strage nelle RSA quale matto avrebbe mandato degli “infetti Covid” nelle RSA stesse piene di pazienti fragili e anziani?

Ci rendiamo conto che qualcosa non quadra?

Detto questo andiamo a sfatare un’altra #COVID-BUGIA: perché in Germania è stata adottata una politica di restrizioni più umana e meno invasiva mentre in Italia siamo tutti agli arresti domiciliari, controllati a vista da esercito, droni e spioni da balcone?

La letalità apparente del Coronavirus è per Italia e Germania rispettivamente circa il 12% e il 2%. Il numero visto così sembra spaventoso. Ma per quanto riguarda il numeratore, cioè il numero dei morti per Covid-19: siamo sicuri che il metodo di codifica sia uguale nei due Paesi? In Italia contano indiscriminatamente qualsiasi decesso positivo al Covid, non importa se la persona sarebbe deceduta a prescindere perché affetta da altre patologie ed i dati sopra lo testimoniano. Ma tra qualche tempo questo aspetto verrà chiarito, bisogna attendere.

Analizzando invece il denominatore e cioè il numero dei positivi per il Covid qui le divergenze fra Stati (e fra Regioni e Land) è enorme.  I tamponi effettuati in Italia, al 10 aprile 2020, sono circa 900.000 mentre in Germania sono circa 1.500.000, ricordando però che in Germania l’epidemia è iniziata circa 10 giorni dopo, quindi con dieci giorni di ritardo i tedeschi hanno fatto quasi il doppio dei nostri tamponi.

In Italia quindi abbiamo effettuato il test diagnostico solo su particolari tipologie di soggetti che potremmo definire per brevità sintomatici evidenti a differenza della Germania che il tampone era volontario e le strutture sanitarie territoriali funzionano molto bene. Questo influenza di conseguenza l’età media dei soggetti risultati positivi: 62 anni in Italia e 45 anni in Germania.

Allora un comune cittadino attaccato alla TV da 3 mesi direbbe che la diversa letalità (apparente) è dovuta alla dotazione dei posti letto in Rianimazione che in Germania è molto maggiore dell’Italia. Sicuri? In Germania infatti abbiamo circa 28.000 posti letto di terapia intensiva (comprensiva di UTIC, di Terapia Intensiva Neonatale e di Terapia Sub-intensiva).

In Italia invece nel 2010 avevamo 4.579 posti letto di Terapia Intensiva e a Gennaio 2020, pre-delirio Covid, 5.300 posti letto (questo dato riguarda solo la terapia intensiva diversamente alla Germania che comprende altre dotazioni come visto sopra): di questi posti letto, solo il 50% era quotidianamente occupato. Dunque, per quanto la sanità Italiana abbia subito tagli con politiche criminali, non si vedeva la necessità di investire in terapie intensive, sembra evidente. Nonostante questo, i dati al 10 Aprile evidenziano che in Germania sono stati ricoverati in terapia intensiva 2.321 persone, mentre in Italia 3.497.

Senza andare troppo nel tecnicismo, risulta palese che la differenza di letalità tra i due Stati probabilmente è solo apparente e certamente non è legata all’alto numero di posti letto di terapia intensiva della Germania. Semmai se la Germania risulterà avere una letalità leggermente inferiore sarà da attribuire ad una migliore gestione sul territorio.

Proprio il territorio che è stato gestito in maniera indegna, in primis da Regione Lombardia che guarda caso ha la maggior parte di decessi e “infetti”, ma il più alto numero di terapie intensive in Italia (900 ad inizio “emergenza”).

Ora, dopo aver avuto i primi mesi di “emergenza” assisteremo ad un minor numero di ricoveri in terapia intensiva, è inevitabile. I primi che hanno contratto l’influenza per Coronavirus erano anziani, fragili e pluripatologici. Pertanto potevano necessitare di Terapie intensive. Ora, invece, chi lo contrarrà saranno principalmente soggetti più giovani e, di conseguenza, meno bisognosi di terapie intensive.

E quindi Regione Lombardia cosa fa? Spende 21 milioni per fare 250 posti letto di terapia intensiva all’ Ospedale in Fiera, spacciato come fulgido esempio di eccellenza organizativa lombarda. Peccato che nella suddetta struttura siano al momento ospitati forse 10 pazienti..

In sintesi: una classe politica indegna che cerca con attività di marketing di coprire le proprie deficienze strutturali e professionali.

I dati sono sotto gli occhi di tutti, ma ci è più comodo piazzarci in pigiama sul divano e ascoltare la TV.

Bravi, Homer Simpson non saprebbe fare di meglio.

Resto seduto sul mio divano e attendo. Credo fermamente che la Verità vincerà sulle bugie. E allora, qualcuno dovrà pagare.

Antonio Brigante

1 https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Infografica_13aprile%20ITA.pdf

2 https://www.la7.it/piazzapulita/video/coronavirus-la-strage-degli-anziani-nelle-rsa-inizia-a-fare-rumore-09-04-2020-318793

3 https://www.altavita.org/chi-siamo/libri/le-residenze-per-anziani-non-luoghi-di-transito-ma-luoghi-di-vita/

4 http://www.operepiecodogno.org/sites/default/files/documents/25.%20Lista%20di%20attesa%20RSA.pdf

5 http://www.assixto.it/news/anziani-in-lombardia-adesso-vince-lassistenza-in-famiglia-tempi-dattesa-dimezzati-nelle-rsa-della-regione-il-30-rinuncia-al-ricovero-in-una-casa-di-riposo-e-un-nuovo-modello/

6 https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/sars-cov-2-survey-rsa-rapporto-2.pdf

1 Commento su #BASTACOVIDBUGIE

  1. Sfortunatamente la verità, tutta la verità, come ci insegna la storia scritta dai vincitori, quasi mai viene a galla. Diciamo che si può ipotizzare che qualcuno, giornalisti compresi, possano avere un certo vantaggio da queste situazioni. E non mi spingo oltre che è meglio. Bell’articolo comunque.

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