CARTHAGO DELENDA EST!

“Navigare necesse est”: una necessità e non certo un dovere, questo il pensiero comune dei Romani a proposito della navigazione. Ma perché questo odio da parte di una civiltà che sentiva il Mediterraneo come proprio (Mare Nostrum, lo chiamava), tanto da unificarlo con le armi e con le infinite rotte tese tra i porti da Est a Ovest, da Sud a Nord? Romolo non volle fondare la sua città vicino al mare – “neque enim ad mare admovit” – perché “uomo di straordinario accorgimento comprese che le località vicino al mare non sono le più adatte a stati destinati a durevole vita per essere essi esposti a troppi e imprevedibili pericoli” (Cicerone).

Ecco cosa era il mare: qualcosa di meraviglioso, ma ricco di pericoli, bello solo se guardato a debita distanza, rimanendo a riva, senza dispiegare le vele al vento: come scriveva Lucrezio, “è dolce quando i venti sconvolgono le distese del vasto mare, guardare da terra il grande travaglio di altri, non perché l’altrui tormento procuri diletto, bensì perché t’allieta vedere da quali affanni sei immune”.Non è un caso che per tutta la storia di Roma – storia fatta di guerre continue che fecero chiudere le porte del tempio di Giano una manciata di volte in un millennio di vittore e disfatte – il grande spauracchio rimase sempre e comunque Cartagine, la colonia fenicia al centro di un impero talassocratico. Roma e Cartagine, terra e mare, duemila anni prima di Carl Schmitt.

Una guerra marittima, quella con Cartagine, che i romani riuscirono a trasformare in qualche modo in guerra terrestre, di uomini faccia a faccia con altri uomini, attraverso l’uso dei corvi con cui abbordare la nave nemica. Un conflitto, quello con Cartagine, che segnò nel profondo l’animo dei romani: Annibale alle porte (Hannibal ad portas) diventò sinonimo di pericolo imminente, l’uomo nero nei racconti delle matrone ai giovani patrizi. Annibale, Asdrubale: un’intera discendenza di strateghi che portano nel nome il segno di Baal, la divinità che chiedeva sacrifici umani, da ingraziarsi immolando i propri figli, in un rito fuori da ogni legge naturale.

È anche per questo che “Carthago delenda est” e sulle sue rovine fu sparso il sale perché mai più potesse fiorire quella terra.D’altronde Cartagine era una città di mare e, Cicerone insegna, “le città marittime sono quanto mai esposte alla corruzione e al peggioramento dei costumi” perché “il mare offre dissolutezza”. È così vero che quando le ricchezze cartaginesi arrivarono a Roma e Roma si aprì ai commerci, fu allora che iniziò anche la decadenza dei costumi; sulla spinta di Catone, il Senato dovette correre ai ripari, impedendo ai senatori di essere proprietari di navi mercantili e di dedicarsi al commercio. Duemila anni dopo, il mare, però ha vinto: siamo sulla terraferma, fermi in casa, eppure tutti noi navighiamo. Lo facciamo sulla Rete, un’entità più liquida del mare. Facciamo acquisti in Rete e le merci viaggiano attraverso gli oceani su enormi navi porta-container.

In questi giorni, segregati in casa con la paura del coronavirus, cerchiamo rifugio dalla noia navigando in rete, mentre, al contrario, i nostri antenati cercavano rifugio a terra, in un porto sicuro. Come Enea, che perse la propria casa a Troia e fu costretto a navigare, perdendo sette navi e innumerevoli fratelli – ma mille volte più fortunati “coloro che lottano innanzi agli occhi dei padri loro ed  ebbero in sorte un giorno di morir sotto l’alte mura di d’Ilio”, come cantava Virgilio – Enea, che sfuggì alle insidie del mare per fondare una nuova civiltà geocratica: Roma, la città nata da un aratro che affonda nella terra nera.Una civiltà che muore definitivamente in queste ore, con il coronavirus per vivere siamo costretti a navigare in internet, tra le onde elettromagnetiche per studiare, comprare da mangiare, sognare…Stanno vincendo le potenze talassocratiche o, meglio, le potenze eterocratiche, governate da un entità che non ha più neanche un nome o un volto contro cui scagliarsi e fare guerra.

Se non risorge Roma e con essa una nuova Europa latina, vincerà Bill Gates e il paradiso del Nuovo Ordine Mondiale…una “promessa da marinaio”.

Alfredo Iorio

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