PER IL BENE COMUNE. SI, MA QUALE?

Come i nostri più affezionati lettori sapranno un figura importante, se non il padre nobile del sovranismo comunitarista, è senza dubbio Johannes Althiusius. In questo articolo, partendo da questo importante pensatore, vogliamo fare una serie di riflessioni sul nesso tra comunità e potere in relazione alle note vicende della pandemia da Coronavirus. Oggi, di fronte a questa emergenza sanitaria si parla molto di responsabilità personale e bene comune, temi che da sempre sono al centro della polisemica riflessione comunitarista. Ma questi concetti sono veramente interiorizzati?

In passato abbiamo sottolineato come il modello di matrice assolutista teorizzato da Hobbes e Bodin, sia un aspetto della statolatria giacobina e tecnocratica. Riguardo a questo secondo aspetto il filosofo Diego Fusaro, sostiene che due sono le formule politiche della legittimazione del potere oggi: una si basa sull’ edonismo, la seconda invece è la fobia. Con fobia intendiamo non quella che viene definita la “sana paura”, ovvero la consapevolezza e di conseguenza la responsabilità dell’ uomo di fronte al pericolo, ma una modalità dove un’ emozione forte di fronte alle avversità ha il sopravvento e governa l’essere umano. Come nell’ edonismo, il dominio delle passioni rovescia la gerarchia spirito- anima – corpo e all’intelletto, inteso in senso aristotelico, subentra la proliferazione mentale emotiva. Come nel divertimento edonista, anche nella fobia la mente è concentrata su emozioni forti che accecano l’intelletto. Non c’è dubbio che Eros e Thanatos siano aspetti importanti ed impegnativi nella equilibrata condotta dell’essere umano, ma temiamo che il patrimonio sapienziale spirituale e filosofico sulla saggia gestione di essi sia snobbato da dogmi razionalisti e sentimentalisti.

Una delle conseguenze è un atteggiamento, visibile in questi tempi di coronavirus, che oscilla tra un recidivo menefreghismo e la psicosi di massa. A questo proposito è interessante notare che il Leviatano, anche nelle sue forme postmoderne, si basa sulla mobilitazione emotiva delle masse. La responsabilità comunitaria è per noi un valore perché correlata ad una riflessione filosofica, che di sicuro non mette in quarantena il cervello e lo spirito. Diremo inoltre che la fobia non è solo il nemico dell’ Homo Religiosus che di fronte alle avversità si attiva per fronteggiarlo, ma anche della comunità che può portare a derive tecnocratiche, che potrebbero politicizzare la paura.

D’ altronde chi abbia familiarità con le opere di Thomas Hobbes, saprà che il Leviatano moderno vive anche sulla paura inducendo la persona ad affidarsi completamente ad un potere assoluto e questo affidarsi insano è ben altro dal riconoscimento della natura organicista della società. Con queste premesse come ci rapportiamo quindi al Coronavirus?: lo ignoriamo (modalità individualista), ci facciamo condizionare dai media in senso conformistico o per rigetto ad esso anticonformista (modalità leviatanica)? Siamo posseduti dalla fobia? Ragioniamo con equilibrio per il bene della nostra comunità? Il potere protegge la nostra comunità? Quanto noi siamo responsabili della nostra comunità? Crediamo possa essere utile riflettere su questi concetti soprattutto in questi difficili giorni ed interrogarci, in quanto comunitaristi, sulle nostre reazioni e sulle trasformazioni in atto nella società. Tutto ciò ovviamente non può prescindere da una visione Tradizionalista sul senso ultimo della nostra esistenza, un senso a cui nessuna scienza è in grado di dare risposte.

Con questa riflessione non abbiamo voluto entrare in merito a questioni più strettamente mediche e politiche legate all’ emergenza in atto. Il nostro scopo è affrontare il tema dal punto di vista filosofico – politico, che non è una astratta e oziosa speculazione ma al contrario è il nostro modo di essere parte della comunità e del Mistero della vita: è partendo da un modo corretto di relazionarci con questa dimensione trascendente e comunitaria che possiamo agire in modo fruttuoso.

Abbiamo preferito lasciare le domande aperte allo scopo di sollevare un serio dibattito sulla questione. Come sempre anticonformisti rispetto al mainstream, vogliamo dare un contributo a questa riflessione.

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