ALTRO CHE CINA: E’ UN VIRUS ANTIPADANO!

Sin dagli inizi è subito saltato agli occhi lo strano andamento dei contagi del virus covid-19 sviluppatosi in forma anomala partendo dagli originari focolai situati in Veneto e Lombardia.Normalmente un’epidemia segue regole abbastanza prevedibili, che partono da infetti o portatori sani venuti a contatto per motivi di viaggio o lavoro con altri cui trasmettono il virus che infettano a loro volta un certo numero di persone fino a che questa catena non viene spezzata da misure di prevenzione quali autoisolamento, messa in quarantena e innalzamento delle regole igieniche, come prevenzione.

Tutto questo fenomeno dovrebbe procedere in maniera lineare fino a quando l’allarme che suscita non lo rende evidente e innesca le contromisure di cui abbiamo parlato più sopra.L’andamento reale di quanto sta avvenendo in alcune province, però, sembra sfuggire a ogni logica imponendo alcune riflessioni.Il Talebano ha potuto prendere visione di uno studio epidemiologico condotto sui dati reali di quel che sta accadendo e le cose appaiono drammaticamente più complesse.

All’inizio l’epidemia, infatti, si è sviluppata in modo abbastanza uniforme attorno ai vari focolai originari fino al coinvolgimento e all’espansione ad alcune zone che sono risultate particolarmente colpite.Dapprima infatti la diffusione seguiva un criterio ‘geografico’ diffondedosi alle zone adiacenti e poi via via alle altre regioni, però ora in particolare la sua scia di letalità sembra seguire una strada particolare.Tra le province di Lodi, Piacenza, Cremona, Bergamo e la parte occidentale di quella di Brescia esiste infatti una sostanziale difformità sull’andamento dei contagi per quanto riguarda il Nord Italia. Osservando i dati numerici che fotografano precisamente la situazione si può vedere come il loro confronto, allo stesso giorno di epidemia (32°),  tra le provincie più colpite e quelle limitrofe indichi sostanziali differenze.

La percentuale di contagiati sul totale della popolazione residente è, infatti, così ripartito:

Lodi     0,82
Piacenza 0,74
Cremona 0,88    
Bergamo 0,63            
Brescia 0,52      
Milano 0,19                      
Monza 0,18                    
Como 0.12                 
Mantova 0,28
Lecco 0,32
Pavia 0,29

Ancora più evidente però è il confronto tra i dati delle 5 province (Piacenza, Lodi, Bergamo, Brescia, Cremona) aggregati, e quelli dell’intera Italia Settentrionale (escluse queste 5 province) che qui vedono un’incidenza di contagiati oltre quattro volte superiore.Contagiati per milione di abitanti:

Italia del Nord (escluse le 5 Province) 1615
5 prov di BG, BS, LO, CR, PC  6400
(Fonte  Ministero Salute)

Assolutamente rilevante però è anche il confronto (al 21° giorno di epidemia) tra Italia, Lombardia con escluse le prov di BG, BS, CR, LO, le 5 province aggregate e altre nazioni europee espresso in contagiati per milione abitanti.

Italia 350
Lombardia (escluse BG, BS, LO, CR) 843
5 prov aggregate(BG,BS, CR, LO, PC) 4006
UK 123
Francia 188
Spagna 619
Germania 269

I dati si scostano tanto significativamente tra loro da sembrare addirittura riferiti a un’epidemia nell’epidemia.
La cosa risulta ancora più rilevante se prendiamo in esame il numero dei decessi e confrontiamo quelli relativi alle 7 regioni del Nord Italia con quelli provenienti solo dalle 5 province aggregate.
Morti per milione di abitanti:

Piemonte e Valle Aosta 106
Liguria 163
Lombardia (escluse BG,BS,CR,LO) 229
Emilia Romagna (esclusa PC) 164
Veneto 52
Trentino-Alto Adige 73
Friuli Venezia Giulia 56
Totale  Nord Italia (escluse BG,BS,CR,LO e PC) 141
5 province aggregate 1003

Qualche tentativo di spiegazione è stato azzardato ma nessuno di essi è risultato del tutto convincente. Anche l’ipotesi avanzata da alcuni di mutazioni successive che abbiano portato ad un virus più aggressivo di quello originario non hanno trovato conferme sperimentali, in particolare su quale fattore possa essere messo in relazione tra  territorio e virulenza. 
Per ora, infatti, non trovano conferme le illazioni riguardanti la presenza di sostanze inquinanti, in particolare i reflui degli allevamenti di suini presenti nelle zone di pianura tra Brescia, Bergamo, Cremona e Piacenza e il coronavirus. Risolvere il mistero sul perché qui ci si ammala di più e con decorsi dall’esito più infausto sarà forse una sfida impervia quanto quella di debellare il virus in Italia.

Tuttavia l’analisi di questo fenomeno ha anche un’implicazione importante: mostra che un deciso miglioramento della prognosi può derivare dalla protezione totale ( isolamento e assistenza socio sanitaria domiciliare) della popolazione a rischio più elevato di mortalità. Mostra anche che la strategia di contenimento del virus deve essere flessibile, più aderente al territorio, con alleggerimento delle restrizioni in zone dove la situazione non è paragonabile a quella di queste 5 province.

Gianluca Castro

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