FOTTI PER NON ESSERE FOTTUTO!

In un documentario passato alla BBC, molto ben articolato, si descrivono dettagliatamente le basi culturali del sistema in cui siamo, che in teoria dei giochi si chiama “Fotti il tuo partner” (“Fuck Your Buddy”)(1). Teorizzato e messo in equazioni dal matematico Nash, si basa sull’assunto che l’uomo è per natura sospettoso ed egoista e che la somma dei comportamenti competitivi ed egoisti di singoli individui isolati produrrà una stabilità chiamata “equilibrio di Nash”, fondata sul tradimento.

Tali equazioni che valsero a Nash il Premio Nobel furono dimostrate dal famoso esempio del dilemma del prigioniero, in cui la decisione di ognuno dei due giocatori dipende unicamente dall’assunto dell’assenza di fiducia nell’altro (trustless), dalla mancata volontà di cooperazione con l’altro e dalla massimazione del proprio interesse, anche e soprattutto “fottendo” l’altro. Solo massimizzando il proprio interesse si arriva a una stabilità apparente fatta di equilibrio, precario dico io.

Gli studi e la ricerca di Nash, che venne ricoverato varie volte con la diagnosi di schizofrenia paranoide, servirono poi da base ideologica per le scuole economiche austriaca e di Chicago, in particolare Hayek e James Buchanan, che diffusero l’ideologia liberista pervasiva di oggi, in cui si assurge a modello “naturale” l’egoismo e la competizione tra umani. Da qui proviene la “teoria della scelta pubblica”, che dichiara fallace il “patriottismo” e il perseguimento da parte dei giocatori (politici, funzionari pubblici  ecc) dell’interesse pubblico e del bene del popolo poiché l’interesse pubblico non esiste, visto che secondo questa visione gli umani ricercano naturalmente solo il perseguimento del loro interesse e profitto.

Il Thatcherismo fu notevolmente influenzato da queste teorie comportamentali ed economiche messe a punto da insigni economisti della scuola neoclassica come Hayek, che è il “maestro” adottato per giustificare l’ultimo frutto di questa forma di  pensiero, il movimento anarcocapitalista delle crypto monete e dei bitcoin, che lo utilizzano per giustificare l’abolizione di qualsiasi sentimento patriottico, con l’idea di una moneta “senza nazione”, in un gioco competitivo “trustless” (non basato sulla fiducia). Ma fu anche influenzato dai  circoli di psichiatri che partendo dalla rivoluzione lanciata dallo psichiatra Laing, imperniata sull’idea di “libertà” – i pazzi diventano persone che ricercano la loro libertà in un modello comportamentale in cui la pietas e la sofferenza sono trascurati – conseguirono esiti molto diversi da quelli che lui aveva immaginato e previsto.

Infatti, sulla base di questa ideologia partita dall’equilibrio di Nash e dal gioco “fotti o ti fottono” in cui siamo immersi, la Thatcher iniziò il suo periodo di grosse privatizzazioni,  ispirata dalla teoria del “mercato interno” di Alain Enthoven (2), un ex dirigente della Rand Corporation – come Nash – ed ex stratega nucleare della guerra fredda che sulla scorta della stessa teoria dei giochi aveva inventato un’analisi dei sistemi di gruppo in cui veniva soppressa l’emozione per sostituirla con una logica meramente matematica per gestire i comportamenti dei giocatori, nel suo caso quello dei soldati. Tale teoria in cui si soppiantavano il sentimento patriottico e l’entusiasmo di servire l’interesse pubblico con un sistema di incentivazione a premi basato sul numero di obiettivi raggiunti scrupolosamente applicato dal generale McNamara nella guerra in Vietnam, diede il risultato catastrofico che conosciamo di quella guerra dove i soldati finirono per sparare anche al maggior numero possibile di civili per via degli incentivi cifrati.

La riforma del sistema sanitario nazionale inglese avviato dalla Thatcher si basò quindi parimenti sulle stesse idee di obiettivi misurabili cifrabili e incentivazione a premi, il tutto basato sulla ricerca del massimo profitto in un contesto che si presume naturalmente concorrenziale simulando, in ambito sanitario e in tutti gli ambiti dei servizi pubblici, le pressioni del libero mercato.

Il sistema sanitario inglese che dopo le privatizzazioni versa in uno stato pietoso è stato uno dei maggiori temi della recente campagna elettorale in Gran Bretagna, superato però  da quello della Brexit, che ha visto vincere il partito di quest’ultima contro Corbyn. Se ci pensiamo bene all’ora in cui gli inglesi stanno forse  ripensando agli errori di questo modello competitivo e liberista che ha dato un’epoca di folli privatizzazioni, questo è proprio il modello che in Italia si continua a seguire e ad applicare con pervicacia, ostinazione, e cecità in tutti i settori ex pubblici, monopoli naturali o naturalmente  pubblici, come la sanità, le autostrade, i porti, i trasporti, l’acqua, la scuola e così via dicendo.

Basti pensare alla Legge Bassanini, che ha voluto “efficientare” la pubblica amministrazione ma che con il sistema di premi ha solo creato una massa di funzionari cinici che per “far cassa” perseguitano il contribuente o maltrattano il “paziente” e che fa sì che i dirigenti amministrativi abbiano più poteri decisionali del politico da cui dipendono.

Basti pensare alla sanità, che sta seguendo a colpi di spending review e di privatizzazione larvata, la stessa rotta delle riforme sanitarie americane e inglesi degli anni 80, anzi superandola in quanto il nostro sistema sanitario pubblico viene appositamente smantellato da 30 anni (mancano centinaia di migliaia di medici e la materia grigia emigra, ho sentito resoconti di medici che si vergognano di dovere operare con i materiali più scadenti ecc) per far posto alle cliniche private per abbienti scrupolosamente francesi, che ci stanno ricomprando tutte le clinice locali nostrane e che anch’esse applicano zelantemente il modello del sistema a premi, la redditività, la gestione dei sistemi del personale gerarchica, la competizione, in fin dei conti.

Oppure basti pensare allo stato in cui versa la scuola pubblica, per mancanza di mezzi, perché se ne vuole privatizzare persino l’idea, cioè conformarla al modello “fotti il tuo partner”, idem con patate per tutto il resto, le autostrade, di cui è tabu persino parlare di revocare delle concessioni che dovrebbero essere revocate d’ufficio in seguito all’uccisione colposa di 47 persone per il crollo di un ponte che potrebbe essere il primo di una lunga serie visto lo stato fatiscente di tanti ponti autostradali della penisola.

Oppure basti pensare alle privatizzazioni degli acquedotti, dei gasdotti, della rete elettrica nazionale, dei porti, degli aeroporti, dei trasporti, Alitalia, Ilva, ecc la lista sarebbe troppo lunga. O al gioco a somma zero vigente persino nei partiti, dove esiste lo stesso sistema a premi, la stessa competizione, gli stessi obiettivi cifrati, e che incarnano il principio mors tua vita mea.

L’assenza di cooperazione oramai è stata così disappresa in tutti i settori della società tranne per essere artificialmente esercitata nei circoli “fraternamente” massonici: tu copri me che io copro te.

Prendiamo come esempio illustrativo Paragone che per avere esercitato la sua coscienza nel votare, così come dice la Costituzione, è stato espulso. In questa teoria liberista infatti dove apparentemente si spinge la libertà  individuale al massimo, si finisce per uno strano paradosso per diventare i pupazzi manipolati dai giocatori del gioco, proprio perché si esclude scientemente l’emozione, la passione, la creatività, la collaborazione e le relazioni, tutto ciò che fa di un uomo un essere UMANO: la sua coscienza.

Noi siamo immersi in quel sistema in cui ci hanno immerso gli angloamericani – e gli olandesi –  solo che loro, gli inglesi, ci stanno ripensando (prova ne sia che Corbyn basa la sua politica sulle nazionalizzazioni, qua nessuno) mentre noi, con il senso di inferiorità che contraddistingue i provinciali  politici di questo paese, siamo al rimorchio di un modello completamente  retrogrado e datato.

E l’altro paradosso è che in Gran Bretagna ha vinto il partito della Brexit perché gli inglesi hanno capito che per far vincere il modello cooperativo, quello propugnato da Corbyn, bisognava innanzitutto togliersi dalle grinfie del modello liberista, competitivo ed individualista incarnato oramai dall’Unione europea, che basa la sua “stabilità” proprio su criteri cifrabili che escludono dal computo le emozioni umane, come la felicità e l’infelicità, la realizzazione personale, lo sviluppo dei talenti, la creatività e la possibilità di avere relazioni personali edificanti, soddisfacenti, in un contesto di comunità sana, felice e contenta. In due parole: fiducia e amore.

Nicoletta Forcheri per scenarieconomici.it

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