IL FESTIVAL DI CHE?

Saranno almeno trent’anni, forse anche più, che non guardo il Festival di Sanremo. Sono “snob”, sono sempre il solito “fottuto aristocratico” con la puzza sotto al naso e la kermesse italiana mi annoia più dei reality che continuano a volerci infliggere su tutte le reti. E paghiamo il canone con la luce elettrica.

Non seguo il festival, non m’interessa, preferisco altro, perché altro è la musica quindi evito di ascoltare le consuete polemiche di ogni anno, sinché, per fatalità m’imbatto in una notizia che mi spiega che un tal Junior Cally, all’anagrafe Antonio Signore, un rapper ventinovenne romano, sarà ospite al prossimo Sanremo con questo testo suo:

«Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia.

Balla mezza nuda, dopo te la dà.

Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».

«Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera».

«state buoni, a queste donne alzo minigonne»;

«me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»;

«ci scopi*mo Giusy Ferreri

«lo sai che fotti*mo Greta Menchi];

«lo sai voglio fott*re con la Canalis»;

«queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally»

D’accordo, io sono figlio d’un altro secolo e “vivo” ancora più indietro nel Tempo, però senza necessariamente andare a John Dowland, sarebbe sufficiente un confronto con le liriche di Jim Morrison, e dunque con le canzoni dei Doors, per capire che ci troviamo di fronte a qualcosa che non è poesia, né quindi può essere mai catalogata come “arte”, contrariamente a ciò che pensa l’autore. I tempi cambiano, e non certo in meglio, così la musica e il canto, che dovrebbe essere l’arte per eccellenza che avvicina l’uomo all’Assoluto, che crea gli Universi muovendo “il sole e l’altre stelle” è invece diventata, oggi, al principio del secondo decennio del Ventunesimo secolo e nella patria del Bel canto, l’espressione delle più infima volgarità, dell’abbrutimento, dell’inciviltà, con un evidente mancanza non solo di Bellezza ma di armonia, al punto tale da far impallidire i vecchi Sex Pistols.

“Musica” che non è tale, realizzata da “musicisti” che non sono tali perché non conoscono le note né gli strumenti, ma soltanto con applicazioni dei computer, quindi privi d’anima, di cuore e fors’anche di cervello, ma abilmente manipolati da coloro che – strategicamente – creano le mode.

Creazioni effimere, destinate ad essere utilizzate, “fruite” verrebbe da dire, scaricandole dalla rete per poi essere presto sostituite da altre e dimenticate. Il nulla si succede al nulla. È il triste segno di un mondo votato al progressivo e sempre più rapido e inarrestabile disfacimento, dove chi più è incapace, incompetente e votato al brutto, ha maggiori onori. Un’età capovolta la nostra, nella quale un Mozart forse verrebbe ignorato e gli si preferirebbe qualsiasi altra bestia cachinnante perché “piace ai giovani” e soprattutto perché è stato creato un mercato di cose orribili per gente orribile. E pensare che ci fu un tempo in cui l’”intervallo di terza maggiore”, il diabolus in musica ovvero l’intervallo di quarta aumentata o quinta diminuita, era considerato la rovina della musica stessa oppure il celebre accordo del Tristano di Wagner…

Cosa direbbero oggi, ascoltando questi nuovi artisti emergenti del nuovo millennio, un Vivaldi o un Monteverdi, un Mainerio o un Lully, per tacere di Bach e di Haendel… se loro, per ogni mattina del mondo, hanno saputo rendere questa terra un luogo migliore, donandoci splendore, gioia e meraviglioso stupore per tutto il tempo a venire, questo almeno non è stato vano e qualcosa di loro resterà, suonando ancora quando ogni cosa cadrà nel silenzio.

Dalmazio Frau per totalità.it

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