MORTO UN GOVERNO SE NE FA UN ALTRO

Nei palazzi romani alcuni parlamentari sostengono che il ritorno alle urne per il nostro Paese sia imminente. Si parla di Maggio 2020. Questa supposizione nasce dalle evidenti difficoltà del governo Conte-bis a promuovere un’azione politica organica tra le diverse anime che lo compongono. Il nuovo governo, nato dopo l’addio dato da Matteo Salvini perchè stufo dei continui no da parte dei pentastellati, è oggi sostenuto da questi 4 partiti:

Movimento 5 Stelle
Partito Democrtatico
Italia Viva
Liberi e Uguali

SI comprende bene come sia difficile trovare soluzioni accettabili per 4 partiti con differenze sostanziali tra loro, tutto questo senza considerare quanto il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico fossero letteralmente nemici sino a settembre. Quella che stiamo vivendo, quindi, è una situazione di incertezza assoluta su quanto il secondo Governo Conte potrà o riuscirà a fare, oltre ad alzare le tasse.

Ma si andrà veramente a votare a breve?

Noi crediamo assolutamente di no. Lo crediamo per via dei troppi interessi privati ed istituzionali degli eletti.
Anzitutto, anche senza considerare la nuova legge elettorale, è certo che più della metà dei parlamentari oggi eletti non sarà nuovamente in parlamento dopo le prossime elezioni:
Forza Italia avrà un terzo e forse meno degli eletti.
Il Movimento 5 stelle meno della metà
Il Pd avrà qualche parlamentare in meno
Partendo da questo fatto certo e considerando lo stipendio medio di un eletto sappiamo, visto che in primavera saranno passati due anni dal voto, che ogni parlamentare ci rimetterebbe circa 400.000 euro. Questo interesse privato diviene motivo per cui andare al voto anticipato sia qualcosa di poco probabile.
La seconda questione è l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica; crediamo davvero nella possibilità che una scelta simile venga lasciata nelle mani di una maggioranza formata da Lega e Fdi? Noi siamo sicuri di no, non succederà.

Allora se dovesse cadere Conte? No, non si andrà al voto, non subito.

Giancarlo Giorgetti ha già spiegato, seguito dallo stesso Matteo Salvini poi, l’idea di sostenere un governo Draghi per eleggere lo stesso Draghi alla presidenza della Repubblica. Questa possibilità nasce da un realismo politico volto a dividere definitivamente Pd e M5S, fare cadere il governo e legittimare con l’appoggio a Draghi il futuro governo di CdX, con una Forza Italia ridotta ai minimi. Lo stesso Matteo Renzi ha dato la sua disponibilità a questa ipotesi con Italia Viva ponendo le basi di un governo tecnico nei prossimi mesi.
Certamente una vittoria di Lucia Borgonzoni alle prossime elezioni regionali farà da apripista a questa scelta.

Intanto attendiamo il 27 gennaio e, in qualunque caso, auspichiamo una doppia vittoria di Lega e Fdi in Emilia Romagna e in Calabria.

Fabrizio Fratus

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