POCHI SGUARDI NOBILI VEDRAN L’ AURORA

Uno degli aspetti più insiti e presenti in noi esseri umani è, senza ombra di dubbio, il sentimento primordiale della “rabbia”. Tralasciando gli aspetti e le degenerazione  individualistiche, in una più ampia visione collettiva, tale sentimento, si mostrò spesso, nel corso della storia, fattore propedeutico agli innumerevoli stravolgimenti che caratterizzarono le trascorse società. Insurrezioni e sommosse difatti, furono  sempre innescate dalla condivisione sociale di una specifica “rabbia” innanzi  ad una determinata (e non accolta) istanza sociale che, grazie ai “luoghi di socialità” offerti dalle stesse comunità,  trovava terreno fertile per emergere e diffondersi.

Storicamente parlando però, le più sconvolgenti  rivoluzioni non  avvennero in presenza solo di un atavico stato di povertà. Le insurrezioni scoppiano quando, da una situazione di povertà assoluta si passa ad una di benessere, per poi, innanzi ad una fase di stallo,  tornare ad una situazione precedente alla seconda ma, comunque,  economicamente sempre migliore dello stadio iniziare caratterizzato, appunto, dalla povertà assoluta. In tutto ciò, l’elemento economico, lungi dall’emergere come elemento propulsivo, rappresenta  una mera cornice ad un più ampio disagio che coinvolge e minaccia la comunità. Essendo l’uomo, in larga parte, espressione della collettività, egli non agisce in modo da salvaguardare il proprio interesse individuale nel possesso di beni materiali, agisce in modo da salvaguardare  la propria posizione sociale, le proprie  pretese sociali, i propri vantaggi sociali. I beni materiali, servono a questo fine. Pertanto, il motore delle “ribellioni”, storicamente, non risiede esclusivamente  nella “fame di denaro”, bensì nel tradimento delle aspettative sociali veicolate nelle menti dei singoli attraverso il fondamentale ruolo svolto dalle comunità, innanzi ad una minaccia per le stesse.

Ad oggi però, come un organismo colpito da immunodeficienza,  le società contemporanee appaiono  sempre più apatiche, neutrali,  narcotizzate e meno propense, differentemente dal passato, ad intraprendere azioni  di “resistenza sociale”. Le rappresentazioni collettive  di costumi e valori, considerate da sempre tessuto connettivo di una società,  cedono sempre più spazio ad insane forme basate su mere rappresentazioni individualistiche.  La vera motivazione, stante alla base di tale cortocircuito,  risiede nel ricercato, ed ossessivamente applicato, indebolimento della funzione sociale delle comunità. Difatti, le forze liber-progressiste, consapevoli dell’importante e primario ruolo svolto da tali istituzioni sociali, ne soffocano, volutamente,  la fonte primaria, ovvero, i luoghi fisici preposti alla “socialità”.

Una regia subdola che, sostituendo i “social” ai “luoghi”, punta ad un sempre più estremo tentativo di atomizzare e frammentare i rapporti sociali  tra gli esseri umani, al fine di incrementarne l’aspetto individualista. Un progetto che potremmo definire ai limiti dell’ eugentica che mira, grazie al potenziamento dell’asocialità, a rendere l’essere umano sempre più fragile, insicuro, indifeso e soprattutto diffidente verso l’altrui persona ed i contatti sociali che ne deriverebbero. Essendo la Famiglia il primo dei cerchi concentrici, da cui successivamente si sviluppano e si articolano comunità sempre più ampie, rappresenta quest’ultima  il primario bersaglio di tale abominio. Ma non solo.

Social -media, pornografia ed applicazioni varie, capaci di soddisfare velocemente tutti i nostri bisogni, e al contempo limitarne però le implicazioni  sociali che quest’ultime comporterebbero , rappresentano l’attuale e subdolo strumento  messo in piedi, per annichilire l’uomo inteso come “animale sociale”. Anche l’atto sessuale in sé, attraverso il potenziamento della pornografia avvenuto subito dopo il ‘68, si punta a tramutarlo, anch’esso, in una  mera azione individuale. In definitiva, siamo di fronte ad un costrutto che prevede una (non)società  narcotica,  stimolata dall’assuefazione e  resa schiava dalle dipendenze.

In questa società malsana, discutere attualmente in merito a tematiche quali identità, sovranità e comunità, appare sempre più, paradossalmente, utopistico e folle. Credere però, che una mera alternanza governativa  possa incidere ed ergersi ad argine innanzi a tali problematiche , sarebbe un grave errore . In un’ottica propositiva, ripartire invece da ciò che costoro hanno distrutto, ovvero le comunità, al fine di ricreare un nuovo e più sano tessuto sociale, rappresenterà la nostra vera sfida per il domani. Unire, in un’unica rete di carattere collegiale, le varie e differenti comunità rappresentate da libere associazioni, realtà imprenditoriali,  sindacati, cooperative  e gruppi di pressione presenti sul nostro territorio, rappresenterebbe un primo, ma importante, passo verso la conquista di quell’egemonia culturale a cui bisognerebbe indiscutibilmente puntare.  In definitiva, ricostruzione dal basso di una società organica, caratterizzata da forti legami comunitari e “coscienza collettiva”.Coraggio, il domani appartiene a noi.                                                                                                     

Giuseppe Fontana – Stanza101

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