RICORDIAMO EVITA. TUTTO IL RESTO E’ NOIA

Anche quest’anno l’ennesima “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”,  è apparsa come la messa in scena di un refrain mediatico, a fronte di un fenomeno di violenza sempre più dilagante. La messa in atto di una “regia ” che, pur ripetuta negli anni, si è dimostrata poco efficace rispetto alla realtà dolorosa e che affligge migliaia di donne spesso nascoste dietro una paura talmente grande da nascondere vergogne e vessazioni quotidiane.

Sarebbe azzardato forse dire che l’incapacità di incidere, da parte  di un sistema sociale avanzato come il nostro, sia appalesato da statistiche che registrano un aumento dei delitti nei confronti di tante donne, mogli, Madri e lavoratrici, le quali, son sempre più sottoposte a ricorrenti pressioni fisiche e psicologiche sino a giungere a delitti, punta estrema di situazioni degenerate.

Le responsabilità sociale va condivisa, così come gli sforzi messi in campo da istituzioni impegnate nel potenziare la soglia di tutela delle donne , come la legislazione sul “ codice rosso” .Parimenti va preso atto di come non sarà, la banale apologia del bene diffuso, a generare energie in grado di far breccia in  quel muro di  deformazioni  comportamentali che invece vanno perseguiti con forza e determinazione, sia in termini di prevenzione che di penalità. Abbinando, ad esempio,  alla mera rappresentazione del problema, anche misure legislative sempre più adeguate e strutture di sostegno ed accompagnamento della donna desiderosa di affrancarsi da contesti di pericolo e invivibilità. Dovrebbe apparire come una giornata celebrativa, ma scevra da esibizionismi e fantasie demagogiche decontestualizzate, e  non  un tassello di quel costrutto nichilistico, un po’ convegnistico è un po’ confessionale, utile solo  per ripulir le coscienze collettive,  che appaiono sempre più poco connesse con il problema reale.

Difatti, lungi dal voler affrontare e risolvere le reali problematiche che affliggono gli anelli più deboli della società(donne, anziani e bambini), tali ricorrenti -e sempre più monotone-,  “giornate celebrative”, spesso assumono sempre più il volto di banalità messe in piedi da chi punta  al “cambiar tutto, affinchè nulla cambi”. Del resto, risulta chiaro come, dal punto di vista pragmatico, di successive politiche messe in atto per favorire ed agevolare realmente la donna, dopo tali ricorrenze, se ne sa poco o nulla. La galassia femminista spesso glissa , mentre innanzi a determinati eventi cavalca onde emotive più utili a certa cultura deviante, rispetto ai valori della tradizionali della famiglia e della dignità umana, compreso per l’appunto, un modello sociale di rispetto e valorizzazione della Donna.

La verità è che spesso, tali tematiche, lungi dall’esser realmente sentite proprie, si tramutano in strumento di propaganda politica. Copiosi  emergono gli spunti di riflessione in merito alla attuale sistema neoliberista che, negando la centralità e l’importanza del ruolo svolto dalla comunità nei confronti di ogni essere umano, ipocritamente, finge di addolorarsi per una devianza causata proprio dalla caduta di valori fondanti della società. In tale ottica, celebrare oggi “la lotta contro la violenza sulle donne”, senza fornire però profonde riflessioni e soluzioni in merito ad ella, rischia di rappresenta una forma di nichilismo, specchio di una  società sempre più alienata e contorta.

Il costante calo delle nascite, a cui passivamente assistono le istituzioni, rappresenta un segno evidente di quanto il concetto stesso di “famiglia”risulti sgradito a tale sistema, il quale, non curante delle ripercussioni sociali, risulta ciecamente ossessionato solo nella costante applicazione del relativismo in ogni sua forma, violenza compresa. Pertanto, a risultare determinante, per tale società, non è mai l’atto in sé, piuttosto chi lo compie.. Con sofferenza prendiamo atto che, il tramutare  le idee, portatrici di valori,  a favore di  idoli di cartapesta, rappresenta uno azzardo che nel tempo si rivelerà vacuo e di appiattimento delle coscienze collettive.

Ripensare ad un nuovo e più centrale ruolo dell’ essere umano , partendo dalla realtà e da un contesto comunitario, rappresenta uno delle prime tappe, in cui la figura della donna appare sempre più centrale. Aprire pertanto ad un dibattito per costruire un percorso concreto che miri a garantire sicurezza e tutela per la dignità delle Donne, splendide e nobili individualità al servizio della Comunità. Questo rappresenta un punto imprescindibile anche per la Politica, la quale, non può abbandonarla nel ruolo a cui la donna è deputata : rendere sempre migliore il mondo in cui viviamo.

Noi abbiamo conosciuto ed apprezzato una Donna che, al netto dei limiti umani, ha dimostrato come questa sfida di Giustizia e dignità sia possibile. Si chiama Evita Peron, e nel giorno che celebra le sofferenze delle Donne del Popolo, la vogliamo ricordare come simbolo di forza e riscatto.

 Angela Latella – Presidente associazione Evelita

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