La mappatura dei partiti sovranisti europei nel nuovo libro di Francesco Giubilei

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Lo studio del fenomeno populista da parte di studiosi e addetti ai lavori nel corso di questi ultimi anni sembra aver subito una ramificazione. E’ in questo versante che vanno districandosi studi sul populismo di sinistra e su quello dal carattere sovranista-identitario. Affine a questo secondo ramo è il nuovo lavoro di Francesco Giubilei dal titolo “Europa sovranista. Da Salvini alla Meloni, da Orbán alla Le Pen”. Il volume, che si basa su un immenso apparato bibliografico in italiano ed inglese e comprende oltre alle maggiori pubblicazioni sul tema anche report e studi a carattere scientifico, si iscrive in un filone che la casa editrice Giubilei-Regnani sta approfondendo con ottimi risultati: quello del sovranismo. E’, infatti, appena precedente la pubblicazione di “Sovranismo. Un’occasione per l’Europa” scritto a sei mani dal neo eurodeputato leghista Vincenzo Sofo con Fabrizio Fratus e Lorenzo De Bernardi, animatori del think tank “Il Talebano” mentre risulta ancor più recente il testo “Manifesto sovranista. Per la liberazione dei popoli europei” del filosofo Paolo Becchi. Il testo di Giubilei offre una distinzione dei termini più in voga nel linguaggio politico precisa e puntuale e che consigliamo vivamente a quanti utilizzano sempre più spesso categorie fin troppo vaste per descrivere al meglio programmi e progetti politici di partiti spesso diversissimi tra loro. E’ in quest’ottica che viene contrapposta la dicitura populista, più affine in Italia al Movimento Cinque Stelle, da quella sovranista, che coinvolge la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Grande merito del testo è quello di recuperare, nella terza parte, il termine élite divenuto dispregiativo per quanti lo combattono in ottica populista dimenticandone le origini. Se il superamento delle categorie politiche e della dicotomia tra destra e sinistra insieme al discorso anti-establishment contrario alla globalizzazione e ai vincoli imposti agli Stati nazionali dalle strutture sovranazionali identificano i movimenti sovranisti-identitari, termini sempre più spesso accomunabili, non mancano, a detta di Francesco Giubilei, problemi alla creazione di una vera Internazionale sovranista. Alla luce del buon risultato ottenuto dai movimenti sovranisti alle elezioni europee, senza il vero e proprio boom atteso dai sondaggi, i problemi nascono dalle risoluzioni alle problematiche che hanno imposto alle agende politiche delle proprie nazioni questi partiti. E’ così che vengono a crearsi frizioni tra il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) e i Paesi di primo arrivo degli immigrati (Italia, Spagna e Grecia), è sulle basi di una possibile apertura con l’eliminazione delle sanzioni alla Russia che un partito di governo forte e strutturato come Diritto e Giustizia (Pis) in Polonia non può far convergere il proprio peso specifico sul gruppo europarlamentare di Salvini, Le Pen e Alternativa per la Germania che guarda con favore alla guida di Vladimir Putin. Non mancano i tentativi di scalata alla formazione sovranista trasversale come quella di “The Moviment” dell’ex ideologo di Donald Trump Steve Bannon. Appare, infatti, un controsenso l’idea di “un allenatore” statunitense per una squadra europea ed è qui che nuovamente emergono le criticità tra i sovranisti che diffidano della Russia e guardano con favore ad un’Europa legata ad Usa e Israele dalle comuni radici giudaico-cristiane in ottica anti-islamica e coloro che vorrebbero un’Europa dei popoli e delle Patrie indipendente dalla sfera anglosassone e capace di coinvolgere pienamente Mosca. L’analisi dei singoli movimenti, suddivisa da Giubilei nazione per nazione, consente di scoprire come il sovranismo riesca ad avere sfaccettature diverse nel campo economico (più liberista il Partito per la Libertà di Geert Wilders in Olanda, primo partito operaista il Rassemblement National in Francia), riguardo la politica estera ma sia accomunato da una difesa dei valori tradizionali, dei confini e del valore della cittadinanza tramite lo Ius Sanguinis opposto a chi vorrebbe sostituirlo con lo Ius Soli. Un tempo vicini all’estrema destra o parte di essa nella propria fase embrionale i movimenti sovranisti hanno accantonato del tutto posizioni antisemite tanto da essere tacciati di islamofobia per via delle tesi di Oriana Fallaci piuttosto che della sostituzione etnica. Ci sentiamo di condividere le tesi conclusive di Giubilei quando afferma che “i problemi dell’Italia e dell’Unione Europea nascono non per la presenza di una élite che governa i cittadini ma a causa di un’élite progressista che si è distaccata dalle esigenze e dai voleri dei popoli” e individua “nella nascita di un’élite sovranista e conservatrice che metta al centro del proprio operato gli interessi del popolo e i valori alla base del pensiero sovranista” la miglior soluzione, consapevole che per fare questo ci sarà bisogno di operare con trasversalità in vari campi quali mondo universitario, cultura e giornalismo in cui l’egemonia è ancora appannaggio del pensiero globalista consapevoli che un momento così favorevole potrebbe non ripetersi tanto agevolmente.

 

Luca Lezzi

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