E TORNEREMO EUROPA..

26 maggio: il Sovranismo al battesimo del fuoco

Non appena il presente governo si è insediato il primo giugno dell’anno scorso è stato impossibile non avvertire una profonda e limpida discontinuità rispetto alle stagioni politiche dei decenni precedenti. Ben poche, infatti, sono state le esitazioni nel cominciare a parlare della Terza Repubblica sancendo il tramonto della seconda. Ebbene, quasi a un anno esatto di distanza, l’appuntamento con la storia si rinnova e lo fa questa volta su un piano ancor più decisivo di quello nazionale: quello Europeo.

Tale appuntamento si configura come la possibilità di lasciarsi alle spalle il trentennio che ha dato origine all’Unione Europea: è in esso che sono state definite fin dapprincipio le regole del gioco che decretavano aprioristicamente vincitori e vinti, è alla sua origine che l’Italia ha collaborato in piena Tangentopoli con un potere negoziale viziato, è alla sua fondazione nel Trattato di Maastricht, un patto geopolitico in veste monetaria per contenere il timore di un neo-espansionismo tedesco, che le nazioni europee si sono lasciate ammanettare, in buona o in cattiva fede, per partecipare al gioco competitivo globale con una sovranità limitata.

Da allora, le proposte politiche affacciatesi all’orizzonte sono apparse solo formalmente distinte in un bipolarismo tra destra e sinistra. In realtà, i governi succedutisi fino al recentissimo governo PD si sono osteggiati sui temi civili, sui diritti umani, su vicende e vizi privati, ma dietro ad una trincea di facciata è persistita latentemente una sostanziale condivisione del progetto culturale e socio-economico di fondo inaugurato dall’Unione Europea, dall’anima inconfondibilmente liberale e liberista.

La concorrenza spietata tra nazioni, la mobilitazione di merci, capitali e persone, la rumorosa quiescenza dei paradisi fiscali, la concorrenza al ribasso fiscale fra Stati, i vincoli di bilancio implicanti la compressione del Welfare State e la tendenziale privatizzazione dei servizi pubblici, l’allineamento alla ‘terza via’ tutta angloamericana, i tagli alla spesa pubblica, il dumping sociale, lo scaricabarile di problemi storici come quello migratorio sulle spalle dei singoli paesi geograficamente interessati, la cura per l’offerta a scapito della domanda, fino alla velleità mai sopita di una svendita delle riserve auree: rispetto a tutti questi principi, la visione di fondo dell’Unione Europea non è mai stata davvero messa in discussione.

Inoltre, alla mobilitazione della forza-lavoro come unica possibilità di ottenere maggiore potere contrattuale, consegue una visione culturale che si accosta a quella socio-economica: allo sradicamento del singolo dal proprio territorio di provenienza si associano uno sfaldamento dei nuclei familiari, uno spezzettamento generazionale senza continuità, l’impossibilità di rinnovare la tradizione e di istituire legami affettivi con luoghi o persone in modo duraturo, una crescente diffidenza e conflittualità sociali. Insomma, si destrutturano le condizioni dell’esistenza delle comunità, vera sede della sopravvivenza materiale e spirituale dell’uomo per l’intero corso della storia.

Non si può, dunque, più parlare dell’impero neoliberale come di un errore storico, dal momento che esso ha visceralmente viziato istituzioni, nazioni e culture da ormai quasi mezzo secolo. Quella in cui viviamo è a pieno titolo l’epoca liberal-liberista, l’evo della globalizzazione realizzata. Rispetto a tutte queste battaglie Vincenzo Sofo è in prima linea da anni e le istanze del Talebano confluiscono ora nella Lega di Matteo Salvini, la quale, sola, rappresenta a pieno titolo l’esplicito contromovimento al granitico equilibrio di un’UE ormai decrepita.

Per tutte queste ragioni, la candidatura di Vincenzo Sofo con la Lega non è solo un voto utile, ma la prima vera occasione rivoluzionaria per un’Europa diversa, fatta di Stati sovrani e solidali anziché solo concorrenziali economicamente, di diritti sociali e di tutela delle comunità e delle famiglie come nuclei d’appartenenza imprescindibili dell’essere umano. È l’occasione per fare dello spirito europeo la culla in cui vivere e prosperare e non il patibolo sul quale veder decapitare, una volta per tutte, la nostra storia millenaria.

È tutto questo che è in gioco il 26 maggio. Perciò, quando sarete nella cabina elettorale non traccerete solo una crocetta su un nome, ma scriverete – con Vincenzo Sofo e Matteo Salvini – un nuovo destino per l’Europa.

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