COME PECORE IN MEZZO AI LUPI

Qualche appunto sulla storia dei Cristiani d'Oriente

Uno dei luoghi comuni più diffusi in occidente è quello per cui l’identità araba e islamica costituiscono un binomio inscindibile: secondo questa visione del mondo, tanto cara a una certa retorica neocon, il mondo arabo è radicalmente opposto all’occidente e ai suoi valori, tra cui ovviamente anche il Cristianesimo.

Eppure nell’area che oggi comprende Palestina, Israele, Giordania, Iraq, Siria e Libano (specifichiamo che in questo articolo non affronteremo le questioni riguardanti i Copti in Egitto, in quanto generalmente piuttosto autonome e la cui storia particolare richiederebbe maggior spazio) continua ad esistere una tenace comunità cristiana estremamente variegata che affonda le sue radici nell’Impero Romano: sono i discendenti dei Bizantini, dei Siriaci (termine con cui si indicano i popoli semiti cristianizzati di queste zone) dei Latini arrivati con le crociate, e proprio questa grande varietà di origini si rispecchia in una altrettanto grande varietà di comunità:

All’iniziale divisione tra chiese di rito greco ortodosso legate a Bisanzio e, inizialmente, a Roma, e chiese scismatiche di rito e lingua siriaca (una lingua semita derivante dall’aramaico) nei secoli se ne sono aggiunte altre: una minoranza di cristiani siriaci, pur mantenendo la propria lingua e liturgia, rifiutano di separarsi da Roma e, vista la loro posizione minoritaria, abbandonano la Siria per trasferirsi sulle montagne del Libano, dando vita alla Chiesa maronita che sarà poi il cuore del futuro stato e rappresentando l’unica comunità cristiana in oriente sempre unita al Papato.

Con le crociate il cattolicesimo di rito latino giunge in queste terre e, sempre in questo periodo, gli Armeni, popolo anatolico cristiano autocefalo (cioè non legato alle altre Chiese), subiscono un’invasione turca che costringe una parte di essi a cercare rifugio proprio presso i sovrani crociati, stabilendosi presso di loro e andando a rinforzare la presenza cristiana nella zona.

Infine, l’ultimo avvenimento che dobbiamo considerare per avere un quadro della situazione religiosa avviene nel XVIII secolo: in questa fase un forte impulso ecumenico da parte dei Pontefici verso i cristiani del mondo arabo porta a creare relazioni e all’”uniatismo”, fenomeno con cui una parte delle confessioni religiose cristiane riconosce l’autorità papale e rientra in comunione con il resto della Chiesa Cattolica, pur mantenendo la propria lingua e liturgia.

Il risultato di questi eventi è che, ad oggi, il cristianesimo arabo si presenta diviso tra Cattolici Latini, Greco Ortodossi, Greco Cattolici, Maroniti Cattolici, Siriaci Ortodossi, Siriaci Cattolici, Armeni Ortodossi, Armeni Cattolici e, da ultimo, esiste pure una piccola comunità evangelica, di recente fondazione.

Ma arriviamo a un’epoca a noi più vicina: sotto l’Impero Ottomano i cristiani non subiscono grandi sconvolgimenti, ma la situazione inizia a cambiare con il primo dopoguerra quando da una parte l’emergere di stati nazionali come la Siria, il Libano, la Palestina, la Giordania e l’Iraq li vede attivamente protagonisti dello scenario politico; dall’altra il nascente Sionismo incomincia a risvegliare le tensioni tra arabi e nuovi coloni ebrei.

La storia che segue è nota: nel 1948 nasce lo stato di Israele e iniziano una serie di conflitti che, da allora ad oggi, hanno coinvolto tutta la zona Medio Orientale, favorendo allo stesso tempo la diffusione di un Islam di tipo salafita, avverso al Cristianesimo come anche alle altre forme di Islam (Alawiti e Sciti). A partire dalla Palestina la guerra si diffonde in Libano, Iraq, Siria… stretti tra una situazione politica sfavorevole che spinge molti a emigrare e una minore natalità rispetto agli arabi islamici, il numero dei cristiani va radicalmente decrescendo: in Palestina si passa in percentuale dal 9,5 del 1922 al 2 di oggi, in Giordania dal 24 degli anni ’30 al 4, in Iraq dal 12 del 1947 si è scesi a 1-2 (ma qui le stime sono difficilissime), in Siria infine dal 25 % del 1920 si è arrivati al 8-10 (i più pessimisti però sostengono che in seguito all’ultima guerra il numero sia drasticamente calato al 2).

Il Libano in tutto ciò ha rappresentato il caso più particolare: stato storicamente cristiano, conta ben 18 diverse confessioni riconosciute dal governo, per la maggioranza Maroniti (52,5% dei cristiani), ma con buone percentuali di Greco Ortodossi (20) e Greco Cattolici (12,5). L’ultimo censimento ufficiale, nel 1932, descriveva il caso unico nel contesto mediorientale di una nazione a maggioranza cristiana (56%). Da quel momento non sono più stati fatti rilevamenti, ma le stime attuali parlano di un calo al 40.

Proprio dal Libano viene Nassib Wehbe, cattolico, esponente del partito nazionalista Falange, che da militante ha vissuto la tragedia delle guerre civili che hanno sconvolto il Libano. Proprio alle sue parole mi affido per chiudere, dando una rapida panoramica di come sia la situazione nel più cristiano degli stati arabi.

Il Libano, mi racconta Nassib, è stato fatto dai cristiani per i cristiani e per tutti i libanesi, e vive grazie ai cristiani. Sono proprio loro l’elemento di unione che si pone come mediatore tra un Islam a sua volta diviso tra Alawiti, Drusi, Sciti e Sunniti. Senza questo ruolo di mediazione il Libano non potrebbe esistere. Il dialogo e la convivenza tra realtà identitarie qui è molto reale e si regge sul patto di pacificazione firmato nel 2006 tra il presidente Aoun, maronita, e il partito Hezbollah, scita, elementi certamente diversi ma tra cui vige rispetto e collaborazione reciproca.

Le diverse confessioni cristiane qui convivono tra loro, talvolta con differenze ma, mi assicura, non ci sarà mai lotta tra loro. Un po’ più delicata è invece la questione che riguarda i rapporti con i cristiani palestinesi e siriani, visto che nelle guerre degli anni passati spesso si sono contrapposti ai libanesi. Una parte dei cristiani del Libano non vuole avere nulla a che fare con loro, ma la maggioranza li vuole proteggere e dare loro la possibilità di tornare nel proprio paese.

Un personaggio su tutti che merita di essere citato a questo proposito è Fouad Abou Nader, ex leader delle Forze Libanesi ed esponente della Falange, una vera leggenda per tanti. Il suo progetto è cercare di creare una collaborazione tra tutti i cristiani mediorientali, ognuno nel proprio paese, tramite l’unione dei capi religiosi delle varie comunità. “Fouad” aggiunge Nassib “è il migliore tra tutti noi. Ferito quattro o cinque volte in combattimento (e vittima di un attentato nel 1986) non si è mai ritirato dalla battaglia”.

Anche Fouad nelle sue interviste insiste sul ruolo dei cristiani come elemento stabilizzatore e pacificatore. Credo che sotto gli occhi di tutti ci sia il caso siriano, in cui l’Isis, sfruttando la rivalità tra Sunniti e Sciti, ha trascinato una nazione sull’orlo del baratro, senza riuscire a farla precipitare ma di fatto assestando un durissimo colpo alla convivenza tra religioni che era stata alla base della Siria di Assad. Il rischio che qualcosa del genere succedesse anche in Libano era alto, ma per fortuna non si è concretizzato. Forse, anche grazie alla presenza dei cristiani e al loro amore per la propria nazione.

“I cristiani”, mi dice Nassib, “sono bastardi (testuali parole) fino al punto di non permettere a nessuno di farli sparire dal Libano e dal Medioriente. Far sparire le comunità cristiane è un progetto che non si realizzerà. Avessero vinto gli integralisti, Isis and company, avremmo lottato per 100 anni per non lasciare il Libano”.

All’inizio degli anni ’70 gli Usa avevano pensato di risolvere il conflitto tra Israele e Palestina facendo emigrare i cristiani dal Libano e dando la loro terra ai profughi palestinesi (quasi tutti Sunniti), inaugurando un progetto destinato a destabilizzare la zona fino a oggi.

A distanza di quasi mezzo secolo questo disegno è fallito e i cristiani, per quanto ridotti, resistono, difendono la loro cultura e gettano le fondamenta per la rinascita del Medio Oriente.

Tra l’Oronte e il Sinai, tra il Tigri e il Mediterraneo, tra il Giordano e i monti del Libano, pur in una situazione di forte difficoltà e spesso ignorati dall’Occidente, i cristiani continuano a difendere la propria identità, ogni giorno, da duemila anni.

Andrea Campiglio

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