LA SCIMMIA È PIÚ EVOLUTA DELL’UOMO, LO DICE LA SCIENZA

E qui di seguito spiegato come funziona il meccanismo del marketing scientista.

La scienza inganna in tre modi: trasformando le sue proposizioni in norme, divulgando i suoi risultati più che i suoi metodi, tacendo le sue limitazioni epistemologiche. [Nicolas Gomez Davila]

Un caso concreto per capire come funziona il meccanismo di marketing dello scientismo e a seguire della della tecnocrazia, basato sullo slogan “lo dice la scienza”. Lo spunto è fornito da un articolo pubblicato sul Giornale il 6 gennaio scorso con il titolo “Ora lo dice la scienza: lo scimpanzé è più evoluto dell’uomo“. Lo studio citato è stato pubblicato dalla prestigiosa Proceeding of the royal society B e affronta l’argomento della razionalità delle scelte confrontando esseri umani e scimpanzé.

In poche parole il paper scientifico dimostrerebbe che gli esseri umani adulti diventano cattivi ed egoisti al punto da fare scelte svantaggiose per sé stessi pur di danneggiare il prossimo, si direbbe una dimostrazione scientifica dell’hobbesiano “homo homini lupus”. Ma uno dei trucchi dello scientismo è quello di pubblicizzare le conclusioni senza affrontare il “come” si giunga ad esse. L’esperimento di fatto ha posto 96 ragazzi del Kenia, precisamente provenienti da Nanyuki nella regione centrale di Laikipia a confronto con un gruppo di 15 scimpanzé,  ed è stato così riassunto sul Giornale:

A tutti è stato chiesto di sedersi di fronte a un coetaneo.

A ogni coppia sono stati messi a disposizione due vassoi pieni di pasticcini fra i quali scegliere: il primo permetteva a un individuo di prendere due dolci e alla controparte di prenderne solo uno. Il secondo, invece, permetteva un soggetto di prendere tre pasticcini e all’altro di prenderne sei.

Ebbene, le scimmie e i bambini entro i sei anni si sono comportati allo stesso modo: hanno agito in modo razionale e logico, scegliendo la seconda soluzione perché dava a entrambi la possibilità di mangiare di più, indipendentemente dal numero di dolci ottenuti. Invece i ragazzi più grandi hanno dimostrato di essere più preoccupati dalla possibilità che i propri coetanei mangiassero più di loro, e così hanno scelto il primo vassoio.

Accontentandosi di un numero inferiore di pasticcini, e quindi scegliendo la soluzione meno vantaggiosa per se stessi. Proprio come avrebbe fatto la maggior parte degli esseri umani adulti.

Sul paper l’esperimento è accompagnato dalla seguente figura:

In realtà come si vede nella figura il test prevedeva una prova di controllo (a destra nell’immagine) in cui il rapporto svantaggioso era meno evidente, i risultati delle prove comparate sono indicati nel seguente grafico:

La scelta più remunerativa è stata operata la maggior parte delle volte dagli scimpanzé nel test (colonna nera) in cui visivamente si mostra una maggiore abbondanza complessiva del vassoio, questo può essere interpretato come una bassa capacità di calcolo e quindi un orientamento verso la situazione più “ricca” complessivamente.

Gli umani hanno dimostrato invece indubbiamente una maggior capacità di far di conto scegliendo col crescere dell’età sempre la soluzione più remunerativa nel test di controllo (colonna grigia) riuscendo a distinguere con precisione senza farsi confondere dal colpo d’occhio. Il dato che appare evidente è che nel test vero e proprio hanno scelto la metà delle volte la soluzione meno remunerativa (colonna nera), a questo punto si fermano i dati ed inizia la fase di interpretazione che nella ricerca ha letto come “competitività” la causa di tale scelta trasformandola in “irrazionale” e che infine, sul giornale, è diventata “La scienza dice che gli scimpanzé sono migliori degli uomini“.

Ma in realtà l’unico dato che emerge dallo studio è che un gruppo poco rappresentativo dell’intera umanità (96 soggetti), con una formazione culturale di cui sappiamo ben poco, è stato messo a confronto con un gruppo irrisorio di scimpanzé (15 soggetti),  operando con i bambini nella fascia di età tra i 5-6 anni e 9-10 anni, dove i secondi hanno più spesso scelto di prendere meno pasticcini in una situazione di forte squilibrio con un compagno a loro abbinato. Questo autorizza a giungere alle conclusioni riportate nel paper e poi nel giornale?

Per sapere se davvero la scelta è stata irrazionale si sarebbe dovuta effettuare un’intervista nella quale i bambini avrebbero dovuto motivare la loro scelta, perché non ipotizzare che sia entrata in campo una forte componente ludica dove il “dispetto” inteso come gioco abbia svolto un ruolo determinate?  Si è tenuto conto delle dinamiche sociali vigenti nei villaggi di Nanyuki nella regione centrale di Laikipia?

La scelta dei ragazzi non ha massimizzato il profitto lasciando spazio ad altre dinamiche non indagate e per questo è stata definita “irrazionale”, questo è il vero  e involontario risalutato della ricerca. Curiosamente una scelta che fosse stata competitiva vien definita irrazionale quando nella nostra società la competizione (anche grazie alla teoria darwiniana) è ritenuta il modo migliore per far funzionare l’economia, vedi ad esempio i casi di dumping nel commercio dove si guadagna di meno permettere fuori causa la concorrenza.

E qui si spalanca un territorio vasto dove si dovrebbero capire sia le motivazioni delle scelte dei soggetti coinvolti sia che cosa si intenda per “razionale” e cosa sia il comportamento della “competitività”. Siamo di fronte ad un caso in cui dei fatti molto limitati come campione, sono stati interpretati in modo arbitrario e infine ulteriormente manipolati dalla divulgazione scientifica per attirare l’attenzione con il titolo “La scienza dice che gli scimpanzé sono migliori degli uomini“.

Questo è il modo di operare del “Lo dice la scienza”.

Chi vuole strumentalizzare la scienza pubblicizza le conclusioni e sorvola sui procedimenti, e soprattutto non li analizza in modo critico, ed è proprio per mostrare questi sistemi di vero marketing che è nata Critica Scientifica, per fornire strumenti per la formazione di una vera mentalità scientifica come antidoto alla scienza manipolata e di propaganda.

Enzo Pennetta

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