QUANDO AVEVAMO LO ZANZA E DE MICHELIS, E NON LO SPREAD E MOSCOVICI (Elogio talebano dello Zanza)

Che bella gnocca [Explicit]
Adesso che lo Zanza (al secolo Maurizio Zanfanti) è morto mentre era in camporella con una ragazza dell’Est Europa 40 anni più giovane (63 anni lui, 23 lei) lo possiamo dire chiaro e forte: a chi lo Zanza? A noi Talebani. A noi che rimpiangiamo, in spregio a certo nuovismo barricadero e smemorato, l’Italia dello Zanza e di Gianni De Michelis, una delle menti politiche più raffinate della Prima Repubblica; a noi che rimpiangiamo Paolo Cirino Pomicino e i calcoli millimetrici sulle preferenze alle Europee, quando la politica era sangue e merda, negli incontri consegnati alla finzione cinematografica di Paolo Sorrentino: attori protagonisti erano Franco Evangelisti (‘a Fra che te serve?’), l’ex picchiatore missino Vittorio Sbardella (lo Squalo, pace a lui), il cardinale Angelini e il gotha degli andreottiani. Lo Zanza che portava a letto o sulla spiaggia 200 donne dell’Est, puntualmente a ogni stagione estiva (quanto fa 200 per 40????), era l’icona dell’Italia mediterranea, caciarona, cattolica e festaiola, dell’Italia che in Europa non mandava le Mogherini bensì giganti del calibro di Albertino Marcora, Rino Formica, Bettino Craxi, Emilio Colombo.
Un’Europa non ancora soggiogata dallo spread e dalle sinarchie tecnocratiche tanto in odio al generale De Gaulle, l’europa (minuscola) dei Moscovici, degli Juncker, dei prodotti da laboratorio finanziario bancario come Macron. Noi negli anni Ottanta avevamo Tom Staiti, il terrore dei mariti; Gigi Rizzi che svernava sereno nella pampa argentina dopo aver issato la bandiera italiana fuori dalla villa di Brigitte Bardot; avevamo meno debito pubblico di oggi, checché se ne dica, e soprattutto una sovranità bancaria e monetaria decisamente superiore.
Avevamo centri culturali, riviste, think thank ante litteram (sul modello del Talebano..) che foraggiavano la politica e i partiti di idee, magari foraggiati a loro volta con modi non proprio ortodossi, come riconobbe Bettino Craxi nel memorabile discorso alla Camera dei Deputati. Erano un’Italia ed un’Europa dove vigeva ancora il primato della Politica sull’economia, e del politico sull’economico. E intanto lo Zanza faceva all’amore, tutte le notti sovrastato dal cielo di Rimini e Viserbella, che non saranno esotiche come Tahiti però erano il teatro della primazìa amatoria italiana. Lo Zanza, Gigi e Andrea, Acapulco prima spiaggia a sinistra e Loris Batacchi, Carlo Vanzina e Sapore di Mare. Era un’Italia più bella. E Talebana. Che Dio ti perdoni e ti accolga nella gloria dei cieli, Zanza.
Fabrizio Provera
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