LA BUFALA DEL DEBITO SUDAMERICANO

Nel momento in cui spuntano le prime linee guida del nuovo governo giallo-verde i nemici del sovranismo si dimostrano già pronti alla battaglia. A paventare l’incubo del default in salsa sudamericana, qualora l’Italia faccia troppo di testa sua, sono alcuni tra i più autorevoli uomini d’affari (e non solo) dell’eurozona.

Peccato che il paragone non regga sotto alcun aspetto. I Paesi dell’America Latina sono quasi tutti schiavi di una politica economica e produttiva non diversificata che risente fortemente delle oscillazioni dei prezzi delle materie prime di cui sono ricchi esportatori. L’Italia è per eccellenza una nazione di trasformatori priva delle benchè minime risorse energetiche (petrolio, gas) e minerarie (oro, argento, rame). A mancare del tutto, perlomeno dagli anni Novanta in poi, è stata una visione chiara della geopolitica e del ruolo naturale del Belpaese nel Mediterraneo. In quest’ottica collaborano e convergono le idee di chi, da oltreoceano, vorrebbe l’Italia fuori dall’eurozona, e chi, dal nord del Vecchio Continente, lavora assiduamente per farci cadere nel tranello dello scontro di civiltà con i Paesi del Maghreb e del Vicino Oriente perché a maggioranza musulmana dimenticando millenni di storia condivisa fatta non solo di guerre ma anche di contaminazioni e scambi commerciali e culturali.

Ciò che davvero accomuna l’Italia e l’America Latina è il ruolo di eterna subordinazione agli Stati Uniti. Sotto questo aspetto non deve stupire l’adesione alla Nato della Colombia, alleato storico dei nordamericani anche nella fase di massima espansione del socialismo del XXI secolo nel subcontinente, ma deve, invece, far riflettere come siano bastati due anni e mezzo di governo liberista in Argentina per far precipitare uno stato nuovamente tra le grinfie degli avvoltoi dell’alta finanza internazionale. Eppure il presidente Mauricio Macri aveva promesso che grazie ad alcune politiche di “lacrime e sangue” su pensioni, mondo del lavoro e tagli al welfare creato e strutturato nei dodici anni di presidenza dei coniugi Kirchner sarebbe stato possibile riaffacciarsi sui mercati internazionali senza la paura di un nuovo default come quello che colpì Buenos Aires agli inizi del nuovo millennio.

La soluzione, per l’Italia come per le Repubbliche latinoamericane, sta nel ritrovare il ruolo originario della propria nazione, nell’aprire o riaprire i legami ai partner storici e ideali, nell’allacciare accordi internazionali che superino i trattati di libero scambio e l’ineguaglianza che questi hanno aumentato dal loro proliferare guardando all’esempio dell’Alba (l’Alleanza bolivariana per le Americhe) impedendo alle potenze mondiali del nuovo assetto internazionale di inserirsi per dettare le misure che più convengono loro. Un bagno di sovranismo e interesse nazionale per rifare del proprio Paese uno stato sovrano!

Luca Lezzi

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