A Milano, di cultura, si occuperà lei: Sumaya Abdel Qader – da ridere!

Marketing politico e parvenu

Stendhal, che sapeva tanto, scrive come caratteristica dei parvenu consiste nel considerarsi più grandi delle cariche. Si riferiva al piccolo caporale Bonaparte, e, se sia possibile confrontere i grandi con i piccolissimi o gnomi, vale soprattutto oggi per il sindaco di Milano che intende nominare presidente della Commissione cultura di Palazzo Marino una consigliera comunale di fede islamica.

Che indossi il velo, come lo indossa, o meno, poco importa. Non sarà il velo. Sarà quello che è: marketing politico. La cultura di Milano diretta da una persona che non appartiene alla cultura Occidentale. Cultura potentemente cristiana, anche quando non sapeva ancora di esserla. Il Bernini ne fa un marmo magniloquente in uno dei suoi scavi supremi: Enea che sorregge sulle spalle il padre Anchise il quale tiene in mano Lari e Penati, cioè gli antenati e gli dei della patria, e il figlioletto Ascanio che li segue abbracciandogli la gamba al passo. La nostra cultura Occidentale inizia lì, a Troia. Saggezza greca e paradosso cristiano.

Ed il cristianesimo cui ci si riferisce non implica la grazia, quindi il dono, della fede, ma il principio della comprensione di chi siamo e di cosa è stato costruito in questi due millenni. Non si chiede di essere credenti ma coscienti. E poiché la carica di presidente non è scientifica ma politica, l’orientamento verso una scelta del tutto estranea alla cultura Occidentale, il cui punto aureo è il ritratto, negato nella sua possibilità dalla fede islamica, suona pretestuosa. Una volgare operazione di marketing politico che, ancora una volta, segna il distacco tra la politica radical chic, non è più neppure sinistra, e la verità della storia passata e presente, la negazione dell’attualità in nome di un internazionalismo sterilizzato quindi estraneo ad ogni verità culturale. Puro marketing politico. Se la signora fosse veramente colta rifuggerebbe, ella stessa, questo incarico nel quale si coglie la cinica capacità di strumentalizzare la sua persona. Non ha nessun senso, di là dalla evidente speculazione, questa scelta. Nessun occidentale potrebbe, se veramente colto, accettare un paritetico incarico in una città islamica. E nessun paese islamico, giustamente, si sognerebbe mai di incaricarlo. Queste scelte, irrazionali e a-culturali, dimostrano la misera provinciale cultura di sindaci che si credono, per la carica pro tempore, grandi. Al contrario sono solo parvenu. Gnomi.

Emanuele Torreggiani

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