VOTANO E SCELGONO, MA NON CAPISCONO

(e non sono solo i bambini tesserati con l'ANPI)

La comprensione del proprio io e della propria condizione è fattore primario per capire quanto sto per scrivere, il problema in Italia è altissimo e infatti il nostro paese è il primo in Europa e nei paesi occidentali per analfabetismo funzionale, sono oltre il 70 % le persone non in grado di comprendere quanto dicono e ripetono come “pappagalli”. Spesso leggono, ascoltano, guardano ma non capiscono, non sono in grado di comprendere il senso di quanto viene comunicato. Non sono capaci di distinguere tra significato e senso, questo produce in loro una mancanza di comprensione dell’argomento trattato, alcuni hanno una buona memoria e questo li aiuta ma quanto emerge dalle diverse ricerche è desolante, un paese con grandissime difficoltà.
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Ogni giorno 3 persone su 4 parlano di politica, lavoro, sport, religione e di qualsiasi altro argomento senza difficoltà apparente, ma in realtà ripetono quanto il loro cervello ha immagazzinato senza averne elaborato i concetti, in uno scambio di battute con un’altra persona, infatti, non saranno in grado di ripetere quanto gli è stato appena commentato, non sono in grado di ricostruire il ragionamento appena presentato.
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Sono incapaci e non ne sono coscienti, la complessità della realtà oggettiva sfugge loro, riescono a percepire solamente alcuni semplici passaggi che vengono elaborati in modo soggettivo senza una reale capacità logica, razionale e riflessiva.
I livelli di analfabetismo funzionali sono diversi, variano dalla condizione di partenza e dal tipo di vita condotta a livello culturale. Meno formazione scolastica equivale a una maggiore possibilità di mancanza di comprensione del senso delle questioni affrontate, i fattori determinanti alla non comprensione di senso sono variabili e incidono in modo differente, da civiltà della ragione siamo oggi divenuti una società delle emozioni come ha spiegato benissimo il filosofo Zygmunt Bauman nei suoi libri.
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Quanto sta succedendo è dettato molto dall’evoluzione della teconologia che semplificando moltissimo diverse azioni che necessitano di ragionamenti contribuiscono a diminuire le capacità logiche. Prendiamo a esempio uno smartphone e di come viene utilizzato per spostarsi da un posto a un altro utilizzando il navigatore; questo semplice strumento utilizzato da tutte le persone contribuisce a perdere la capacità di orientamento affidandosi ciecamente a uno strumento tecnologico per svolgere un’attività normalissima come quella di guardare una mappa per raggiungere un luogo differente da quello in cui si è. L’esempio riportato è uno dei tanti possibili, la tecnologia contribuisce fortemente a non utilizzare la parte cognitiva del cervello facendo quindi perdere molte capacità, spesso, precedentemente acquisite.
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L’ex Ministro della Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro, di ben altro spessore dall’ultimo ministro delle Pubblica Istruzione (e questo vorrà già dire qualcosa) spiegava come “…più del 50 per cento degli italiani si informa (o non si informa), vota (o non vota), lavora (o non lavora), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare”.
Quindi una capacità di analisi ridotta che sfugge dalla complessità. Tra i dati impressionanti delle analisi svolte nel nostro paese si evidenzia che una persona su 5 abbia come unico strumento di informazione e di conoscenza della realtà tramite la televisione. Non legge libri, non legge giornali, non ascolta musica, non va al cinema, non conosce il teatro e conduce una vita sociale ripetitiva senza stimoli di tipo cognitivo escludendosi dalla vita sociale e dalla società, vivendo il proprio microcosmo come realtà unica e reale e sviluppando stili di vita dettati dall’unica fonte da cui apprendono nuove informazioni: la televisione.
Questi fattori conducono a una standardizzazione della comprensione di ogni realtà che ci circonda conducendo, col passare degli anni, a limitare le possibilità di comprensione di quanto ci circonda e semplificando la vita secondo la nostra visione soggettiva, diventando così solo l’esperienza personale a “filtrare” quanto accade attorno e limitando la comprensione. Ecco spiegato come il pensiero unico basato sulla semplicità e sulla banalità è divenuto dominante e come realtà oggettive siano abbandonate per verità senza nessun riscontro oggettivo.
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Ogni giorno quasi 4 italiani su 5 parlano di qualsiasi argomento senza essere coscienti del fatto che non sanno di quanto stanno parlando, non ne comprendono il senso, citano persone, intellettuali, scienziati perché hanno letto o sentito parlare di loro, ma non hanno la minima idea di chi siano, cosa facciano e perché sono famosi.
Fabrizio Fratus
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