FDI RIESCE A SBAGLIARE ANCHE QUANDO HA RAGIONE

Quando sento la parola "cultura", metto mano al programma di Fratelli d'Italia

Fa piacere, anche perché dopo anni che percuoto violentemente – io con altri “felici pochi” – questo tamburo sulla pelle del “centrodestra destr avanti march!”, noto che finalmente, “gutta cavat lapidem”, che anche Fratelli d’Italia al punto 10 del programma elettorale scrive:

CULTURA E BELLEZZA AL CENTRO DELL’IDENTITÀ ITALIANA

Difendere il bello come elemento peculiare delle nostre città e della nostra Nazione. Ricostruire e dare nuova vitalità al nostro immenso patrimonio artistico e trasformare le periferie da luoghi di abbandono e degrado in quartieri dove vivere e costruire il futuro con fiducia. Contrasto all’abusivismo e al degrado. Valorizzare l’Italia del museo diffuso storico e archeologico, del teatro, della musica, delle tradizioni popolari anche attraverso la deducibilità delle spese per il consumo culturale personale. Italia tempio della bellezza e della cultura come volano per il settore del turismo. Rafforzamento degli strumenti di sussidiarietà pubblico-privato. “Affitto a lungo termine” a musei esteri del nostro materiale storico e artistico inutilizzato con vantaggi di ricavo e di pubblicità per il nostro patrimonio culturale. Piano straordinario di manutenzione delle nostre città, riqualificazione delle periferie e dei siti di interesse monumentale anche attraverso la “sostituzione edilizia”.

Detto quindi innanzitutto che tutto ciò non può certo non incontrare il mio favore, notando con malcelato egocentrismo come qua e là riecheggino concetti già espressi da me in passato e prima del sottoscritto da ben migliori menti nel settore quali tra tutti: Sgarbi, Daverio, Zecchi, Nannipieri e altri, per cui io giungo buon ultimo… Ripeto affermata la mia solidarietà e anche condivisione di quanto al punto 10, vorrei tuttavia far alcun precisazioni:

Innanzitutto sarebbe stato bene un miglior controllo della punteggiatura nel testo, ma transeat.

Il “bello” non è il “Bello”, che invece vuole la maiuscola. E queste non sono sottigliezze perché tra “bello” e “Bello” ci corre un abisso, soprattutto se davanti c’è l’articolo determinativo “Il”.

Sul “valorizzare” ho già scritto lungamente in alcuni miei libri che invito magari a tener presenti come “baedecker” perciò non mi dilungo.

Ancora una volta “Bellezza” richiederebbe la lettera iniziale maiuscola perché tra “Bellezza” e “bellezza” esiste una grande differenza anche ontologica, allo stesso modo in cui va maiuscolo Cultura perché con essa s’intente non già “dottrina”, ma un insieme di valori che costituiscono le basi fondanti una Civilità, che in questo caso è quella italiana, europea, occidentale.

Sulla questione delle periferie noto una ripetizione, ma va anche detto che sebbene sia un “punctum dolens” e posso capire un “cavallo di battaglia”, ciò che mi lascia perplesso è il sapere come.

Comunque sia vedere che, almeno sulla carta – perché poi a me personalmente piacerebbe sapere a chi verrebbe affidato tutto questo eroico compito – finalmente una parte di un’area politica che del settore artistico e culturale si è sempre disinteressata, questa volta lo ha incluso nei punti programmatici, è già qualcosa.

Mi auguro che tutto questo non sia – come troppo spesso avviene – l’ennesima “promessa elettorale” quindi: Ad Majora!

Dalmazio Frau per totalità.it

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