IL LIBERISMO NON VA COMBATTUTO

Meglio lasciare che cada in obsolescenza

Intervista al prof. Gianfranco Trabuio, divulgatore e autore dei volumi La Dignità delle Nazioni (2015) e Manifesto del Civismo (2016)

Professore, Lei converrà che in un momento storico come l’attuale in cui domina il “pensiero unico” e nel quale, in tema di sistemi economici, si è affermato il “dogma” del TINA (acronimo di There Is No Alternative), chiunque senta parlare di Sistemi economici inediti ha tendenza a situarli, senza esitazione alcuna, nel regno dell’Utopia.

Sono perfettamente d’accordo. Ma sono anche convinto che ognuno di loro comincerà a riflettere non appena si renderà conto che l’Economia solidale di Mercato può prender forma senza combattere il sistema attuale, cioè senza pretendere di cambiare le “regole del gioco” (con l’intervento politico) e senza pretendere di cambiare le aspettative degli attori economici (produttori e consumatori), e questo diversamente da tutti gli altri sistemi proposti (e, per ciò stesso, utopici).

Ma se “nulla cambia” come può prender forma un sistema alternativo?

Può sembrare paradossale ma il fatto di non pretendere che “qualcosa cambi” (in termini di “regole del gioco” e di aspettative degli attori economici) è condizione necessaria per la realizzazione di un sistema alternativo. In effetti i detti cambiamenti potrebbero aver luogo solo combattendo con successo il sistema in vigore al prosperare del quale tali “regole” e “aspettative” sono funzionali: una battaglia che sarebbe, ahimè, persa in partenza, al punto che sperare in una vittoria può essere considerato, questo si, una mera utopia o, peggio, una pericolosa illusione.

Ci risulta però che tutti i fautori di un cambiamento puntino quasi esclusivamente sulla politica per cambiare le “regole del gioco” e che solo alcuni di essi puntino anche sul cambiamento in senso etico di produttori (auspicando imprese socialmente responsabili, o “civili”) e consumatori (auspicando un consumo fondato sulla logica del “votare col portafoglio” e, quando possibile, anche “equo e solidale”).

Risulta anche a World-Lab. Ed infatti non è un caso se l’attuale sistema continua ad imperversare, con effetti sempre più devastanti, sulla società e sulla natura. Gli attuali fautori del cambiamento sono verosimilmente vittime di una “pericolosa illusione” al punto da diventare, inconsapevolmente, “complici” di chi tira i fili del sistema.

E quindi?

Si tratta dunque di individuare e diffondere, particolari prassi compatibili con le vigenti “regole del gioco” e conformi alle attuali aspettative degli attori economici del sistema, ma rispondenti alle dette aspettative in modo più soddisfacente rispetto alle prassi in vigore nel sistema e tali da avere un impatto strutturale sul sistema in grado di trasformarlo in un senso favorevole all’uomo e all’ambiente.

Questo significa costruire pacificamente un sistema alternativo che rende obsoleto quello esistente.      

Tutto sembra perciò imperniato sull’identificazione e la diffusione appena menzionati. Fermo restando che, anche ammettendo un positivo impatto strutturale delle prassi in questione, esse devono comunque soddisfare le aspettative degli attori economici più di quelle in vigore.

Di fatto è così anche se la diffusione delle prassi costituisce solo il “bandolo della matassa”. In effetti detta diffusione, già di per sé a grande impatto, attiva particolari dinamiche, descritte in dettaglio nei testi menzionati, che portano a compimento la metamorfosi del sistema.

Anche se la descrizione dettagliata delle prassi individuate e delle dinamiche che prendono avvio dalla loro diffusione non può essere confinata in queste poche righe, può essere più preciso su quanto finora detto e, per quanto possibile, convincente sulla possibilità di trasformazione del sistema nel senso menzionato?

Proverò cominciando col dire che quanto proposto da World-Lab è frutto di una ricerca i cui risultati sono stati ottenuti in un processo “a cascata”. I primi due, in particolare, sono serviti a fare chiarezza in un ambito, quale è oggi quello economico, nel quale regna una confusione tale che si direbbe intrattenuta ad arte. Essi sono:

  • l’esplicitazione dei due Paradigmi economici fondamentali, costituiti dall’Eteronomia (produzione per terzi) e dall’Autonomia (produzione per sé), curiosamente mancanti nella Scienza economica
  • la declinazione di entrambi i Paradigmi nelle loro Modalità economiche, dando luogo ad una classificazione bi-modale dell’insieme dei possibili circuiti economici di “produzione (scambio) consumo” al tempo stesso esaustiva (li include tutti) e significativa (li distingue in base alla loro natura).

In effetti nell’Eteronomia, che comprende il Mercato, la Filantropia, e i Sistemi di scambio locali, regnano insieme l’auto-regolazione, la competizione e la tendenza espansiva che, con particolare riferimento al Mercato, risulta un impulso vitale. Mentre nell’Autonomia, che comprende, da un lato, le Collettività auto-produttrici private (piccole, cioè le famiglie, intermedie, costituite dai soggetti del mutualismo, e grandi, quali le cooperative di utenza) e, dall’altro, le Collettività auto-produttrici pubbliche (costituite da cittadini facenti capo a soggetti di diritto pubblico, finalizzati alla gestione, di loro esclusiva competenza, di servizi collettivi, cioè erogabili in modo indivisibile), regnano insieme la programmazione, la solidarietà (interna alla collettività e fra le collettività) e la parsimonia.

Effettivamente, anche ad intuito, l’utilità di una tale chiarificazione del contesto economico appare evidente. Può ora dirci come tutto ciò è stato utilizzato per identificare il sistema economico inedito?

È semplicissimo, quantomeno nella sostanza: si è trattato, innanzitutto, di realizzare un originale contesto, denominato “caleidoscopio”, ottenuto incrociando le Modalità economiche dei due Paradigmi con le diverse Tipologie di beni e servizi, nel quale i diversi sistemi economici, cioè le diverse Economie o Modelli di sviluppo, possono essere rappresentati dalla loro architettura definita attraverso l’importanza del ruolo giocato dalle singole Modalità economiche nella gestione delle diverse Tipologie di beni e servizi.

Ed è così che, grazie al “caleidoscopio” utilizzato alla stregua della Tavola periodica degli elementi, è apparso un “elemento mancante”, cioè un Sistema economico inedito, denominato Tradizionale Dinamico Rigenerativo, nel quale la Modalità economica costituita dalle Collettività auto-produttrici private intermedie (soggetti del mutualismo) riveste un ruolo particolare. In effetti questa Modalità economica dà luogo, nel sistema in questione, ad un importante “Pilastro” , inesistente o evanescente in tutti i sistemi ad oggi concepiti e realizzati, il quale, pur caratterizzando l’architettura del sistema, mantiene un rapporto di complementarietà con le altre Modalità di entrambi i Paradigmi, in particolare col Mercato, anche se, ovviamente, queste risultano influenzate dalla sua presenza, secondo i casi, in termini di importanza, di ambito d’azione ed anche in termini di comportamento degli attori.

Non restava, a questo punto, che identificare, attraverso un processo di ottimizzazione, la variante più “attrattiva” della detta Modalità economica, variante individuata nella Prassi standard denominata Distretto di Sviluppo Locale (una cooperativa multi-attività a carattere mutualistico), in modo che la sua diffusione nel tessuto economico preesistente sia massimamente agevolata dando luogo al “Pilastro” peculiare all’inedito sistema.

Può così finalmente prender forma un sistema nel quale ogni Modalità economica occupa lo spazio ad essa più congeniale, e solo quello, il che è quantomai auspicabile in quanto le derive mono-paradigmatiche della Modernità veicolate dalle ideologie Comunista (“Tutto Stato”) e Capitalista (“Tutto Mercato”), con la loro pretesa di occupare ogni possibile spazio economico, hanno già dato ampia prova della loro dannosità e pericolosità.

L’analisi è poi proseguita nell’identificazione degli effetti socio-ambientali attesi del nuovo sistema i quali si sono verificati essere sorprendentemente positivi.

In effetti le principali peculiarità di una tale Economia sono costituite dalla piena occupazione permanente (finora considerata appannaggio delle Economie Collettiviste e pagata con la perdita della libertà) realizzata in un contesto di libera iniziativa privata (finora considerata appannaggio esclusivo del Capitalismo nel quale però un certo tasso di disoccupazione è considerato addirittura auspicabile e dove la precarietà del lavoro e il divario nei livelli dei redditi paiono inarrestabili).

A queste positive performance si aggiunge il potenziale raggiungimento della sostenibilità ambientale derivante, da un lato, da una massiccia localizzazione di molte attività produttive (in primis l’agroalimentare) che il contesto mutualistico necessariamente comporta e, dall’altro, da una conversione etica delle imprese del contesto concorrenziale attraverso una generalizzata tendenza alla sostituzione del sistema salariale con il sistema partecipativo per la quale la piena attività permanente pone le necessarie basi.

Non resta dunque che dare avvio ad un Distretto di Sviluppo Locale che serva da “prototipo” per una diffusione, ove richiesto, attraverso una sua clonazione.

È così. Anche se già la realizzazione di un primo embrione è in grado di confermare la performance attesa della Prassi. World-Lab auspica che un soggetto non-profit patrocinatore (una associazione, una forza politica rappresentata dai propri iscritti) si unisca ad un soggetto for-profit attuatore (un consorzio di imprese) e, insieme, diano avvio alla dinamica.

World-Lab ha fornito la chiave della gabbia dove la società è oggi rinchiusa, ma sta ad essa utilizzarla.

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