SCONFIGGERE IL PENSIERO UNICO

Radical Chic, ecco il libro de La Via Culturale sul pensiero unico politicamente corretto

Da poco più di un mese La Via Culturale, popolare pagina di critica, satira e discussione politica, ha lanciato il suo libro Radical Chic – conoscere e sconfiggere il pensiero unico globalista. Un volume ricco di spunti e capace di sfatare un po’ tutti i miti del politically correct di marca mondialista, proponendo analisi imprescindibili in un percorso di innovazione politica di cui bisogna tener conto sia a destra che a sinistra. Per l’occasione abbiamo contattato l’autore del volume e creatore del network “La Via Culturale”, che oggi può contare su 26.000 fans, un blog su Il Giornale e apprezzamenti trasversali. Ecco le domande che abbiamo voluto rivolgergli:

Caro Alessandro, innanzitutto qual è l’obiettivo di questo libro?

“L’obiettivo è di raccogliere su carta, in maniera divertente, scorrevole e accessibile per tutti le riflessioni che in questi anni ho elaborato attraverso la mia pagina, affrontando diversi argomenti: dalla cultura all’istruzione, dalla storia all’attualità, dall’economia alla geopolitica, insomma una serie di capitoli da una pagina e mezzo-due utili a capire cosa significa oggi pensiero unico politicamente corretto liberal, immigrazione, globalizzazione, sinistra, antifascismo, comunismo e tanto, tanto altro. L’obiettivo era un libro agile, non pomposo o accademico, consultabile da tutti e di buon impatto. Credo che ci siamo pienamente riusciti.”

Con questo volume desideri promuovere una parte politica in particolare?

“No, assolutamente. Il mio intento è quello di far capire che oggi una sinistra degna di questo nome non dovrebbe accettare la globalizzazione senza criticarla o calmierarla, non dovrebbe promuovere un cosmopolitismo fine a sé stesso, l’abbattimento di qualsiasi barriera o confine, migrazioni senza sosta e altre situazioni simili, perché soprattutto con l’avvento della globalizzazione c’è la necessità di una sinistra capace di rendersi conto della natura della discussione politica in atto. Essere di sinistra oggi dovrebbe significare recuperare la dimensione e il valore dei confini nazionali, della razionalizzazione dello scambio di merci e persone, il recupero di una logica di classe che oggi si è totalmente smarrita in favore di un cosmopolitismo del nulla, di un multiculturalismo che diventa un appiattimento e unmodello unico per tutti, con lo svuotamento di intere aree del globo, sulle ali di una catechesi migrante senza alcun contatto positivo con la realtà. La sinistra di oggi, come scrivo sul libro, sembra una vera e propria destra liberale, anche se ne analizziamo i votanti: non più lavoratori, disoccupati ultimi della globalizzazione ma borghesia cosmopolita, classe creativa, jet-set, personale finanziario. Non c’è nulla di male a dichiararsi liberali, a favore del libero mercato, a favore dell’UE e via dicendo, ma una sinistra utile in tempo di globalizzazione non lo può fare, altrimenti diventa una destra liberale, che esiste già. E credo che molte persone se ne stiano rendendo conto, visti anche gli esiti elettorali più recenti. E con questo non intendo minimamente accusare solamente gli attuali vertici del centrosinistra, anzi: la deriva è vecchia decenni, e nel libro ne parlo accuratamente.”

Simili osservazioni e insegnamenti, ad oggi, trovano più terreno fertile a sinistra o a destra secondo te?

“La destra nell’ultimo anno ha saputo sfruttare meglio certe contraddizioni che ho fatto emergere nel libro e anche in precedenza. La Brexit, la grande crescita del Front National in Francia e la vittoria di Donald Trump sono tre eventi politici che hanno visto tre diverse destre in azione, ma in cui un comune substrato popolare, deluso da una sinistra puntualmente seduta dove non doveva stare (dalla parte del più forte) è divenuto protagonista. In Italia una situazione simile riguarda partiti come la Lega Nord, che spesso portano all’attenzione temi più popolari e sentiti dalle persone comuni e dai lavoratori rispetto a quanto faccia la sinistra. Quest’ultima capirà,volente o nolente, che se lascia certi temi ai propri avversari è normale che questi vengano seguiti e che chi sa rappresentarli meglio ottenga dei voti. Con buona pace delle accuse di “populismo”, utili più a dare la spia di un certo disprezzo verso i ceti più in difficoltà che di una sana, necessaria umiltà e voglia di comprendere.”

Quali sono i progetti e le prospettive del tuo network?

“La nostra pagina è un network che ho voluto affinare in maniera sempre più forte, coltivando la discussione politica e non la caciara con memes o sparate a vuoto. Siamo riconosciuti come uno dei network culturalmente più avanzati nell’area della discussione politica indipendente sviluppatasi negli ultimi anni. Abbiamo un nostro spazio su Il Giornale dove scriviamo spesso, collaboriamo con testate locali e il nostro obiettivo è quello di radicarci sempre più a livello regionale, affrontando anche temi locali e divenendo un laboratorio politico aperto alla riflessione e alla discussione sui temi più importanti. Veniamo apprezzati soprattutto per l’originalità e l’indipendenza, che non significa isolamento ma significa la libertà di poter appoggiare chiunque, a seconda dell’opportunità e dell’efficacia delle soluzioni proposte ai problemi. Questo vogliamo mantenere, assieme al nostro pubblico.”

Ringraziando Alessandro, ricordiamo che il libro è ordinabile nella propria libreria di fiducia oppure sul sito della casa editrice Edizioni La Vela, IBS, Amazon e Libreriauniversitaria. Per qualsiasi info è possibile contattare Alessandro e il network de La Via Culturale all’indirizzo mail via culturale@gmail.com!

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