TORNA IN VOGA LO IUS SOLI, LA MAGIA CHE FA SPARIRE GLI IMMIGRATI

Le buone decisioni di un segretario si misurano anche dai "trombati". Purtroppo, l'eco permane

Da alcuni anni ormai si sente parlare con una certa insistenza di ius soli come criterio di rilascio della cittadinanza a quegli stranieri che nascono sul territorio italiano. Le forze politiche di sinistra, prima fra tutte il PD, spingono fortemente perché venga approvata una legge che lo contempli. Com’è noto, nella nostra nazione i casi in cui è consentito tale istituto sono rari e volti solo a scongiurare il rischio dell’apolidia, per il resto si segue il cosiddetto ius sanguins. Sembra però che a gran parte dell’intellighenzia  non vada più bene questo modo di concedere la cittadinanza italiana, anzi sembra che sia profondamente discriminatoria, al limite del razzismo come ebbe ad esternare anche l’ex ministro Cecile Kyenge.

Ma perché invece è necessario ribadire un ragionato no a questa proposta? Le motivazioni sono varie: in primis c’è una motivazione ambientale da considerare. Non ci troviamo nel periodo storico migliore per prendere così a cuor leggero una decisione di questa portata, con il continuo ed incessante traffico (perché di traffico si tratta) di esseri umani tra la sponde del Mediterraneo, lo ius soli sarebbe soltanto un incentivo maggiore a continuare a far partire barconi della speranza rimpinguando le già stracolme tasche dei trafficanti di uomini. Spesso e volentieri quando dopo i tristi fatti di sangue che hanno scosso le città europee negli ultimi due anni, scopriamo che il “lupo solitario” (solitario?!) aveva goduto direttamente o indirettamente dell’istituto di cui sopra. Ma non è solo una questione di congiuntura temporale, c’è anche una profonda ragione culturale che non bisogna in nessun modo sottovalutare.

Il possedere una cittadinanza significa appartenere ad una storia, ad una cultura, vuol dire essere radicati in un idea di nazione e patria assai importante; non è un contentino da dare così “un tanto al chilo” nel nome di una non tanto chiara integrazione che spesso poi vera integrazione non diventa, come dimostrano i fatti che quotidianamente vengono raccontanti nelle nostre città. Viene in qualche modo svenduto il senso di appartenenza. Si dice che lo ius sanguinis vada contro i principi di uguaglianza tra essere umani e quindi discrimini ma si discrimina solo quando si trattano in modo diverso realtà che sono identiche, non già se si trattano in modo diverso situazioni differenti; per un bambino, nascere da due genitori italiani o non italiani non è in alcun modo la stessa cosa perché l’imprinting culturale che riceverà e al quale sarà orientato è profondamente diverso.

Essere cittadini di una nazione vuol dire «condivisione di valori comuni che sono alla base del sentimento di appartenenza e dell’integrazione del soggetto all’interno di un comunità» come dice in maniera molto chiara e precisa Trapanese nel suo “Cittadinanza e politiche sociali”, sfido chiunque a dimostrare che non è così che invece la cittadinanza è un qualcosa di fluido che oggi è così e domani potrà essere tutt’altro.

Lo Ius sanguinis concepisce l’uomo nel suo essere naturale, nella sua essenza totalizzante che si ancora alla propria storia e lo inserisce nella storia, lo ius soli invece lo sradica  dalla linea di trasmissione genetica, lo retrocede ad essere animato legato al luogo: è una visione dell’uomo miserrima, come quella che possiamo concepire di una pianta o di un sasso.

A questo punto dobbiamo allora domandarci perché serve uno la creazione di un nuovo concetto di cittadinanza e soprattutto a chi serve. Sembra di assistere alle “infornate”del Senato sabaudo, si parla di un milione di voti novelli da immettere nel sistema elettorale ed in periodo di sbarchi, e con l’incentivo della certa cittadinanza, il numero potrebbe aumentare ancora di più.

L’Italia è davanti ad un bivio storico, deve decidere se lasciarsi trasportare dal fiume decadente del mondialismo oppure se tornare ad essere sovrana e padrona del proprio destino.

Edoardo Brunetti

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