VENEZUELA: È DAVVERO CROLLATO IL SOGNO BOLIVARIANO?

Proprio un passaggio indolore quello tra Chavez e Maduro

L’elezione del comandante Hugo Chavez alle elezioni presidenziali del dicembre 1998 in Venezuela aprì il continente latino-americano a politiche rivoluzionarie in un angolo del mondo in cui il populismo aveva già avuto un precedente storico, anch’esso proveniente dal mondo militare e in grado di unire l’intero popolo: Juan Domingo Peron.

Entrambi provenienti dagli apparati dell’esercito, entrambi fautori di politiche rivoluzionarie in opposizione ai blocchi egemonici mondiali, Chavez e Peron rappresentano la riscossa di intere generazioni che senza alcun odio (né etnico né di classe) hanno preteso l’inclusione dell’intera popolazione sotto le parole di Patria e Stato. Istituita un’Assemblea Costituente il presidente venezuelano vide approvata a larghissima maggioranza la nuova Costituzione a cui seguirono presto quelle di Bolivia ed Ecuador dove nacquero Stati plurinazionali in grado di garantire rappresentanza e riconoscimento agli indios, tutt’altro che minoranze in queste nazioni, con il riconoscimento dei loro idiomi come lingue ufficiali e la salvaguardia delle terre ancestrali.

Distante dal marxismo per sua stessa ammissione, Chavez creò il termine socialismo del XXI secolo per definire l’idea, piuttosto che l’ideologia, artefice della ridistribuzione della ricchezza, di importantissime riforme in campo sanitario e di istruzione. L’idea, proveniente da quella del libertador Simon Bolivar, si è poi estesa per il continente nel corso della decade dorada in cui partiti socialisti o coalizioni progressiste hanno ottenuto vittorie elettorali in quasi tutto il Sudamerica attuando politiche sociali di cui il continente aveva un disperato bisogno. Lo stretto rapporto solidale tra Venezuela e Cuba portò, nel 2004, anche alla creazione dell’Alleanza bolivariana per le Americhe (ALBA) capace di far naufragare il progetto nordamericano dell’Alleanza di libero commercio delle Americhe (ALCA) che avrebbe ancorato l’America Latina alla dottrina Monroe secondo la quale dovrebbe essere relegata a “cortile di casa” degli Stati Uniti. L’ALBA si basa su meccanismi di cooperazione fra gli Stati aderenti, estranei alla liberalizzazione del commercio, ed esprime gli interessi dei popoli per incidere sulla qualità della vita, ridurre le disuguaglianze sociali e sradicare la povertà.

In campo economico, la nazionalizzazione dell’industria petrolifera negli anni di forte impennata del prezzo dell’oro nero permise a Chavez di finanziare le Missioni bolivariane eppure oggi quello stesso Venezuela è in ginocchio. La morte di Chavez, il crollo del prezzo del greggio, la riorganizzazione dell’opposizione liberista unita sotto un’unica sigla, quali sono i veri motivi di una crisi di cui non si intravede alcuna via d’uscita? Sicuramente la morte prematura del leader di riferimento ha frenato l’intero movimento mentre in politica economica la principale colpa è quella di non aver diversificato per tempo la produzione nazionale dato che il 95% delle esportazioni del paese è rappresentato dagli idrocarburi. Diversificazione attuata da quei discepoli, Bolivia ed Ecuador su tutti, dove le scissioni di alcune frange indigeniste e ambientaliste non sembrano scalfire il lavoro messo in atto nel corso di questi anni.

Il successore, designato dallo stesso Chavez, Nicolas Maduro non si sta dimostrando all’altezza del suo predecessore e la capacità di unire quella che in principio era un’unica anima viene sempre più spesso messa in discussione provocando una prima frattura tra l’ala civica e quella militare del chavismo. La coalizione antichavista dal canto suo preme per un regime change che tanto gioverebbe agli Usa e darebbe un colpo quasi mortale ad un’altra area del sud del Mondo ribellatasi alle logiche del profitto. Già nel 2014 la Mesa de la Unidad Democratica (MUD) invocò la guerriglia nelle strade prima con un comizio del leader del movimento Voluntad Popular Leopolzo Lopez denominato La Salida (l’uscita) e poi con le barricate che presero il nome di guarimbas provocando 43 morti e oltre 800 feriti.

A partire dallo scorso 1° aprile la strategia sembra essere la stessa e nemmeno la convocazione di una nuova Assemblea Costituente ha placato gli agitatori, divenuti nel dicembre 2015 maggioranza nell’Assemblea Nazionale, che oggi rifiutano la mediazione di Papa Francesco. Nel frattempo Lilian Tintori, moglie di Leopoldo Lopez, si è fatta fotografare con il neopresidente statunitense Trump e il segretario di Stato Usa Tillerson, quest’ultimo ex amministratore delegato della multinazionale ExxonMobil che ha in atto arbitrati internazionali contro il Venezuela intrapresi proprio sotto la sua dirigenza. I dati sui morti e i feriti scatenati dalle nuove proteste si sono ormai avvicinati a quelli di tre anni fa e qualcuno spera fortemente che l’idea isolazionista di Trump sia già terminata per spegnere quella stessa fiaccola di sovranità che i “padroni del mondo” hanno calpestato in Libia, Iraq e Siria.

Luca Lezzi

 

Luca Lezzi è coautore del libro Il socialismo del XXI secolo, edito dal Circolo Proudhon

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