SIAMO PATRIOTI IDENTITARI – “chiamando” Sebastiano Caputo e Diego Fusaro

SOSTENIAMO LA SOVRANITÀ DI TUTTE LE PATRIE

Quando le idee non sono chiare i fatti improvvisi creano confusione, ecco perché l’attacco di Trump e degli USA alla Siria hanno messo in subbuglio i cosiddetti sovranisti, ma noi preferiamo definirci identitari. Tra coloro che a mio avviso sono andati in corto circuito c’è il bravissimo Sebastiano Caputo, ottimo giornalista pronto ad andare in Siria e raccontare i fatti direttamente dal posto e non, come fanno moltissimi se non tutti, a tradurre dispacci di agenzia per comporre racconti quasi sempre menzogneri di quanto avviene in medio oriente. Ma a mio avviso ha commesso un errore di valutazione sull’azione di Trump in relazione a quanto ha sostenuto nella campagna elettorale che lo ha portato alle elezioni.
In guerra non esiste verità, non esiste correttezza e non esistono regole, questa è la verità ed è giusto che sia così. In guerra si muore e i morti devono contare qualcosa e contano in relazione alla vittoria da ottenere, senza se e senza ma. Raccontare altre cosucce è da falsificatori della realtà. La parola d’ordine quando vi è una guerra è VINCERE (anche se alcuni diranno che porta male dirlo e soprattutto urlarlo).
In Siria vi è una guerra in cui vi sono le grandi potenze mondiali che si studiano e soprattutto si affrontano. Trump ha mantenuto le sue promesse agli americani, ha detto e sostenuto che gli Usa sarebbero tornati la grande potenza mondiale, la prima forza. Lo sta facendo.

 
Trump Non ha tradito

(articolo di Sebastiano: http://blog.ilgiornale.it/sebastianocaputo/2017/04/07/il-tradimento-di-trump/)

Il Presidente degli stati uniti d’America è un nazionalista e come tale difende fortemente i suoi cittadini, i confini e la produzione di beni del paese che governa, la sua politica protezionistica è tutta rivolta verso il bene della sua nazione. Sebastiano, nel suo blog su il Giornale spiega che Trump è stato manipolato e che negli USA non comandano i presidenti eletti dal popolo. La realtà è un’altra: Trump è presidente di una nazione sovrana ed è un uomo tutto d’un pezzo, vuole che il suo paese sia First e per farlo tornare “paese dominatore” protegge l’economia della sua nazione in tutti modi, con i dazi come con i missili. Trump, in una logica di scontro tra interessi di diverse nazioni, è stato il verso sovranista. Ha ripreso il mazzo delle carte in mano nella questione siriana, ha messo Putin in difficoltà e ha ristabilito, dal suo punto di osservazione, un ordine ben preciso: noi Americani comandiamo e decidiamo dove e come intervenire contro chi non sta alle regole decise da noi. Certo, è una forzatura, ma è il pensiero del Presidente Dunald Trump.
Il concetto di sovranità
Ma chi sono i sovranisti? Noi siamo più precisamente identitari e cioè difendiamo il concetto di identità di un popolo in relazione alla sua storia, alle sue tradizioni, alla cultura e agli usi e costumi. Siamo contro la globalizzazione in quanto standardizza la vita in relazione alla produzione e ai consumi. Siamo sovranisti? Si, in relazione alla difesa dell’identità di un popolo, ma assolutamente no se in relazione alla difesa di interessi delle nazioni. La questione, per noi, è semplice: le nazioni difendono la propria sovranità grazie alla forza, più una nazione ha forza e più facilmente potrà imporre i propri interessi, ecco allora spiegato perché D. Trump è un vero sovranista come lo è Putin. Loro difendono i loro popoli in una logica imperiale che parte dalla difesa degli interessi specifici nazionali. Il nazionalismo, però, è obsoleto, porta guerre e scontri e tutto il ‘900 né è la triste dimostrazione.
Superare il nazionalismo
La questione nazionalismo mi ha lasciato sempre perplesso, con il filosofo Diego Fusaro ne ho discusso e tra le sue considerazioni rapide e dirette mi ha commentato: “vedi, se io sono a Como e a Trapani parlo la stessa lingua e ho sempre il Bidet, questa è l’Italia”. Quanto mi ha specificato è corretto, ma credo che non serva a giustificare il concetto di nazione. Nel nostro Paese, la lingua italiana, si è iniziata a parlare su tutto il territorio dopo la prima guerra mondiale e fu il fascismo a imporre un certo modello di scuola facendo imparare bene l’italiano. Precedentemente si parlavano i dialetti e a meno di 300 km di distanza era probabile non capirsi molto bene. Lo stesso processo lo possiamo verificare oggi in Europa con l’inglese e tra 50 anni, molto probabilmente, sul continente europeo di parlerà inglese e tutti avranno la doccia e non la vasca. La lingua, come le usanze possono essere imposte tramite la cultura e il mercato e la nazione, identificata per mezzo della lingua e del bidet non ha senso.

Conclusione del ragionamento Trump, Putin, i sovranisti

I sovranisti possono benissimo sostenere Trump come Putin, entrambi fanno gli interessi dei loro cittadini, entrambi ragionano per fare più grande la nazione che governano.
• Trump è un bene per il suo paese e non può esserlo per i paesi concorrenti
• L’attacco in Siria con i missili lanciati dalla portaerei Usa ha rilanciato la politica estera nel mediterraneo degli Stati UnitiNoi siamo identitari e conseguentemente sovranisti, ma non nazionalisti, il nazionalismo crea conflitto in relazione ai confini, mentre la nostra visione è quella di una patria delineata da tradizioni, cibo, storia, geografia, usci e costumi e discendenza da padre in figlio.

Tratto da: http://www.fabriziofratus.it/

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