IL FUTURO DEI SOVRANISTI ITALIANI PUÒ ESSERE PIÙ BELLO DI QUANTO PENSIATE

Ecco che cosa può succedere dopo il congresso della Lega, passaggio fondamentale per il sovranismo italiano

Il congresso della Lega indetto da Salvini può essere un passaggio fondamentale per l’evoluzione dell’area politica “sovranista” italiana ma diversamente da come ora lo stanno raccontando tutti, giornali in primis. Salvini infatti in quella sede non prenderà decisioni stravolgenti, nemmeno l’abolizione del famoso articolo 1 dello statuto riguardante l’indipendenza della Padania. Il congresso di Maggio sarà un momento di chiarimento tutto interno al Carroccio che servirà a Salvini più semplicemente per sancire in modo chiaro la sua leadership interna e dunque il percorso politico da lui intrapreso, ma i cambiamenti più interessanti possono venire dal giorno dopo.

La parola chiave in questo senso è “federazione”. Termine usato più volte da Salvini nelle ultime interviste e interpretato dai giornali come riproposizione della vecchia coalizione di centrodestra, auspicata da Berlusconi per mantenere sotto controllo i sovranisti e nel frattempo mettersi nella posizione del “comunque vada vado al governo”, che sia con Salvini-Meloni o con Renzi. In realtà però il concetto di federazione sottende una strategia più raffinata e interessante, che è quella legata al progetto Lega dei Popoli.

La prospettiva della Lega dei Popoli non prevederebbe infatti una trasformazione della Lega Nord in partito nazionalista, bensì la costruzione di una federazione di tutte le realtà che con varie forme e sfumature portano avanti istanze identitarie, messe sotto il cappello del sovranismo rappresentato da Salvini. Questa formula consentirebbe da un lato al Carroccio di mantenere la propria identità (ecco dunque la non necessità di eliminare l’art.1) e dall’altro di non limitare il lavoro extra-Carroccio alla sigla Noi con Salvini (che mantiene un limite territoriale). Massimizzando così il potere attrattivo dell’offerta salviniana come strumento di rappresentanza del sempre crescente sentimento sovranista.

In questo quadro si inserisce il rapporto sempre più stretto con Giorgia Meloni. La dimensione sovraleghista di Salvini consentirebbe di limare ancor di più le distanze tra due movimenti nati su approcci molto diversi e consentirebbe la formazione di un fronte unito (che non vuol dire listone unico, salvo che la legge elettorale lo rendesse “obbligatorio”) in grado di scavalcare definitivamente il primato di Forza Italia e ridisegnare gli equilibri e le suddivisioni politiche nel nostro Paese, consentendo di erodere persino al 5 Stelle quella fetta di elettori di destra rifugiatisi nel grillismo per mancanza di una proposta politica forte proveniente dalla loro area storicamente di riferimento.

Fondamentale per questo salto di qualità sarà il contenuto politico del progetto proposto. Che ovviamente deve essere una sintesi nuova rispetto alle posizioni storiche dei reciproci schieramenti, ma che non deve neanche rinnegare i valori che li hanno fondati. Se è evidente che non possa essere il secessionismo il collante, è altrettanto evidente che non può essere neppure il nazionalismo alla francese. Serve dunque avviare un laboratorio politico che – consapevole delle identità specifiche di partenza delle forze in campo – individui il giusto punto di incontro, formulando un pacchetto organico di proposte concrete che diano sapore di affidabilità governativa del progetto.

E serve individuare figure in grado di intercettare e comunicare con questa nuova potenziale base elettorale, che va oltre lo zoccolo duro leghista e lo zoccolo duro di Fratelli d’Italia. E che necessitando di linguaggi e parole d’ordine differenti da quelle alle quali rispondono gli elettorati tradizionali, hanno bisogno di essere approcciati da una squadra di persone che conosca e rappresenti questo bacino, facendo un lavoro di “frontiera”.

Tutte questioni che – udite udite – sono in questo momento allo studio di chi, nei movimenti, sta lavorando alla strategia per il futuro del sovranismo italiano.

Vincenzo Sofo

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