LE FALLE DEL VANGELO SECONDO DARWIN

Intervista a Fabrizio Fratus, utile a discernere cosa è scienza e cosa è fede

Oggigiorno la teoria dell’evoluzione di Darwin viene generalmente considerata indiscutibile. A scuola tutti gli studenti apprendono la nozione secondo cui l’uomo deriva dalle scimmie e che tutte le specie viventi abbiano subito, nel corso dei tempi geologici, una radicale trasformazione. Eppure, molti accademici non concordano affatto con questa teoria e propongono modelli alternativi che spesso prevedono l’esistenza di una mente intelligente, di un Creatore.

Epoch Times ha intervistato Fabrizio Fratus, sociologo che si occupa di analisi e comunicazione per una Ong. Fratus è anche membro di diversi comitati scientifici tra cui Evoluzione scientifica, il Comitato Antievoluzionista e l’Associazione Studi sulle origini (Aiso), un movimento che si prefigge di dialogare con tutti sul rapporto tra scienza e fede e che in particolare intende mostrare come le teorie evoluzioniste non possano essere considerate un fatto scientifico indiscusso e senza alternativa.

Dottor Fratus, il concetto di evoluzione delle specie viene generalmente associato alla teoria di Darwin. Ma questa teoria fa un distinguo, parlando di microevoluzione e macroevoluzione. In che cosa consistono e quali sono le differenze?

Lei pone un quesito sostanziale, infatti molti evoluzionisti non fanno distinzione appositamente poiché il presupposto, più in passato che oggi, è quello secondo cui l’accumulo delle cosiddette variazioni denominate microevoluzioni portino alla macroevoluzione. La microevoluzione è un adattamento ed è una perdita di informazione e noi antievoluzionisti la chiamiamo semplicemente selezione naturale. La selezione naturale/microevoluzione è un processo che garantisce la vita a molte specie ed è sempre osservabile in natura, la macroevoluzione è qualcosa di supposto e mai verificato ed è l’idea per cui un animale si possa trasformare in un altro.

In natura la microevoluzione è stata osservata in modo inequivocabile?

Quando si parla di microevoluzione si parla di cambiamenti di tipo quantitativo e non qualitativo. In genere è la ricombinazione degli stessi caratteri o di una perdita di informazione genetica; non è mai stato riscontrato un aumento di informazione genetica e si possono facilmente verificare con le varie modifiche apportate alle specie coltivate o come la variazione del colore prevalente delle ali di certe farfalle. Per esempio, la variazione del becco dei famosi fringuelli di Darwin (che sempre fringuelli restano) e altre simili.

E per quanto riguarda la macroevoluzione?

Nessuna verifica è a oggi possibile. Potrebbe essere verificabile nel momento in cui a una specie comparissero organi e funzioni nuove, prodotte da una nuova e più complessa informazione genetica. La macroevoluzione è il principio su cui si basa l’evoluzionismo ma non è stata mai constatata né in laboratorio, né in natura.

La selezione naturale di cui parla Darwin determina secondo lei l’evoluzione?

Sì, tanto che sino a pochi anni fa gli evoluzionisti credevano che la selezione naturale fosse il motore dell’evoluzione; gli antievoluzionisti spiegavano che il concetto da loro rappresentato non aveva senso, la selezione naturale agisce su caratteri già presenti. Ho scritto un articolo in cui si può evidenziare come due eminenti evoluzionisti, sulla questione selezione naturale, siano in totale disaccordo e confusi.

Ci sono delle evidenze scientifiche indiscutibili che provano la validità della teoria di Darwin?

A mio avviso nessuna, tanto che il presupposto iniziale di Darwin era errato. La cellula è talmente complessa e specifica che non è possibile immaginarla semplice come voleva il naturalista inglese. Dato il presupposto iniziale errato è evidente che tutto quello che ne è nato in seguito è errato.

Al giorno d’oggi, la teoria dell’evoluzione di Darwin come viene considerata dai vari studiosi, accademici e scienziati?

Come l’unica possibile risposta alla nostra esistenza, ma questo non per prove di tipo scientifico ma solo per un’appartenenza ideologica allo scientismo. Una frase di un celebre scienziato di Harvard, il genetista Richard Lewontin, testimonia quanto ho appena esposto: “Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante non riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica, perché abbiamo un impegno aprioristico, un impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato d’investigazione e una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non importa quanto controintuitive, non importa quanto mistificanti per i non addetti ai lavori. Non solo, ma tale materialismo è assoluto, perché non possiamo aprire la porta al piede divino”.

La teoria dell’evoluzione postula l’esistenza di un brodo primordiale. Esistono delle lacune in questa teoria?

Non direi lacune, esistono vere e proprie falsità. Nei libri di testo viene raccontato l’esperimento di Miller dove si vuole fare credere che la vita si possa generare dalla non vita. Lo stesso scienziato ha ammesso il fallimento del suo esperimento e chi ha conoscenza della storia della scienza sa benissimo che un certo Lazzaro Spallanzani ha dimostrato inequivocabilmente che la vita nasce solo da altra vita. Però Spallanzani spesso non è nemmeno citato nei libri di testo e la maggior parte delle persone non ne ha conoscenza.

Darwin ha detto che la sua teoria per reggere deve prevedere l’esistenza di forme fossili intermedie. Sono state scoperte questi particolari reperti?

Verissimo quanto lei mi chiede, basterebbe trovare un anello di congiunzione. La verità, però, è che di fossili che rappresentano forme di transizione non ne esistono anche se, ripeto, sui libri di testo e Wikipedia come su diversi periodici divulgativi spesso vengono citati diversi esempi. Nessuno scienziato sarebbe disposto in pubblico a sostenere che esistono anelli di congiunzione perché semplicemente non esistono.

Cosa ne pensa dell’Archeopterix che da alcuni viene considerato come esempio migliore di forma di congiunzione tra rettili e uccelli?

Stupidate. Anche il Corriere della Sera il 29 maggio del 2013 ha pubblicato un articolo in cui spiegava che l’Archeopterix è solo un uccello. Il problema è che la propaganda della nomenclatura evoluzionista è talmente forte e molti credono vere le proprie fandonie.

È lecito pensare che non siano state trovate forme intermedie a causa della scarsità di fossili ritrovati?

No, assolutamente no. Era pensabile al tempo di Darwin, ecco il motivo di questa affermazione. Oggi no, i fossili sono tantissimi e la verità è una: anelli di congiunzione zero. Infatti guai a parlarne tra gli evoluzionisti.

Ritiene che gli organi vestigiali possano essere considerati come prova dell’evoluzione?

Gli organi vestigiali non esistono, sono un’ulteriore sconfitta e dimostrazione degli errori di Darwin e dei suoi discepoli. Alla fine dell’800 si contavano 180 organi residuali mentre oggi siamo a zero, lo stesso vale per il dna spazzatura [una parte considerevole di dna, pari a circa il 95 per cento del genoma, che non è coinvolto nel processo di trascrizione, ndr]. Si è scoperto che non solo non è spazzatura ma è la parte più importante. Per gli evoluzionisti era dna residuale.

Come possono allora essere interpretati questi organi?

Faccio un esempio: le tonsille venivano considerate un organo residuale, ma oggi sappiamo che sono importanti per il sistema immunitario. Tutti gli organi hanno funzioni ben specifiche e sono parte utile del nostro corpo.

Gli embrioni di Haeckael mostrano tra loro una straordinaria somiglianza. È possibile che questa possa essere interpretata come un’evoluzione delle specie?

Lei mi cita quella che è la più grande frode degli scienziati evoluzionisti. Haeckael, genetista tedesco, falsificò i disegni di embrioni facendoli risultare simili. Il suo scopo era di far credere che gli embrioni ripercorressero la storia evolutiva: prima pesce, poi anfibio, eccetera. Con il microscopio si è scoperto che i disegni erano manipolati. Si tenga presente che ancora oggi, sui libri di testo, Haeckael viene riportato con i suoi disegni come prova dell’evoluzione della specie. Inoltre si tenga presente che l’aborto venne fatto ‘accettare’ in campo medico perché si pensava di intervenire su embrioni di altre specie e non su un embrione umano. Ecco spiegato il motivo per cui si deve intervenire prima dei tre mesi: semplicemente credevano che non fosse un embrione umano.

Per quanto riguarda l’uomo, si è sempre detto che il famoso scheletro di Lucy potrebbe essere considerato un anello di congiunzione. Cosa ne pensa?

Assolutamente incredibile pensare questo. Lucy è conosciuta come l’anello mancante tra uomo e scimmia, peccato che già dal 1989 si sapeva che il fossile denominato Lucy era solamente una scimmia. Però, sia nelle trasmissioni televisive che nei libri delle nostre scuole, Lucy è ancora ‘raccontata’ come anello di congiunzione tra gli animali e l’uomo.

Esistono al giorno d’oggi secondo lei, indiscutibili esempi di anelli di congiunzione tra l’uomo e la scimmia?

No, non esiste nulla che unisca l’uomo alle scimmie e quando parlano del dna simile per il 94 per cento dovrebbero specificare che non vuol dire assolutamente nulla. Sono i geni e la loro combinazione a decretare le specie, il dna contiene le informazioni delle diverse specie ma non ha nulla a che vedere con la combinazione dei geni. Se non ricordo male, il corallo marino, ha il 96 per cento di dna simile al nostro, quindi?

Diversi scienziati ritengono che gli anelli di congiunzione siano rari e controversi. Qual è il suo pensiero?

Nessuno scienziato può presentare un anello di congiunzione tra diverse specie, semplicemente non esiste. Oggi sono stati confutati tutti gli esempi che venivano riportati e una dichiarazione di Niels Eldredge, famosissimo paleontologo evoluzionista nel suo testo Ripensare Darwin spiega benissimo la questione: “…l’ho scoperto nel lontano 1960, quando tentai invano di documentare esempi di quel genere di cambiamento lento e costante che tutti noi pensavamo dovesse esistere, sin da quando Darwin disse che la selezione naturale dovrebbe lasciare proprio tale segnale rivelatore nei fossili. Scoprii invece, …, che le specie non tengono affatto a cambiare granché, rimangono, ma rimangono imperturbabilmente e implacabilmente resistenti al cambiamento…”.

È stato inoltre osservato che nella stratigrafia fossile le specie spariscono e poi ricompaiono. Come si può spiegare questo fatto?

Il sopra citato paleontologo ha elaborato una teoria miracolosa denominata ‘teoria degli equilibri punteggiati’ assieme al prof. S.J. Gould e spiegata nel libro L’equilibrio punteggiato per spiegare la mancanza di fossili di transizione e la comparsa improvvisa di nuove specie. Ma è un’altra fantastica trovata da parte degli evoluzionisti per raccontare qualcosa di cui non si sa nulla.
A oggi non sappiamo assolutamente perché esistiamo, da dove arriva la vita e come mai ci sono le diverse specie. La scienza non sa spiegare realmente queste cose, ha una ipotesi che fa acqua da tutte le parti e anzi, alla prova empirica e sperimentale, dà sempre risultati opposti a quanto supposto.

È vero che vi sono specie che compaiono improvvisamente e altre spariscono, ma in nessun caso abbiamo riscontro di quello che veramente è importante per quanto riguarda quello in cui credono i sostenitori dell’ipotesi neodarwinista. Non abbiamo specie meno evolute che scompaiono per lasciare posto a più evolute. Nessun incremento di informazioni genetiche è stato riscontrato in relazione alla logica secondo cui in passato le diverse specie erano più semplici e meno complesse. Questo è il punto.

Nel 2005 un team di scienziati ha affermato che nelle ere geologiche passate la disintegrazione radioattiva fosse più veloce, il che comporterebbe una sensibile diminuzione dell’età della Terra. Esiste quindi anche un problema di datazione dei fossili?

Altroché se esiste, la questione dell’età della terra è un paradigma obbligato per gli evoluzionisti. I tempi lunghi servono per giustificare tutto, ma in realtà è come sempre una trovata più che un fatto scientifico. Basta una piccola ricerca per capire il circolo vizioso con cui vengono datati i fossili e il terreno in cui vengono trovati.
Se poi si parla dell’uomo, allora, diviene tutto più divertente. I risultati di una ricerca molto complessa sul dna mitocondriale hanno fornito un risultato sconcertante: la prima donna avrebbe meno di diecimila anni. La ricerca è stata portata avanti da scienziati evoluzionisti – direi interessante come risultato.

Se poi si considera che un genetista di fama mondiale come J. Sanford ha iniziato a studiare il genoma umano dopo avere appreso che il suo amico F. Collins, uno dei mappatori del genoma, era divenuto teista e aveva scoperto che il dna è in degradazione da sempre; Collins aveva anche calcolato che la degenerazione del dna tra 300 generazioni porterà la specie umana a non esistere più ma soprattutto aveva calcolato, in base alle mutazioni a ritroso, che la specie umana non ha più di 7.000 anni. J. Sanford è rimasto talmente colpito che da ateo ed evoluzionista è oggi un creazionista puro. Lo è diventato tramite lo studio del genoma umano, del dna e della verifica empirica e sperimentale.

Quale può essere secondo lei la probabilità che un essere vivente si sia formato grazie a dei processi casuali?

Nulla. Non credo assolutamente che esista una possibilità, la scienza nega questa ipotesi!

Esistono secondo lei delle prove secondo cui gli esseri viventi si possono essere formati solo grazie alla mente di un Creatore?

Sia evoluzionisti che creazionisti interpretano dati oggettivi in relazione al loro credo personale; un libro fantastico di M. Georgiev – Charles darwin, oltre le colonne d’ercole
protagonisti, fatti, idee e strategie del dibattito sulle origini e sull’evoluzione
– ha un capitolo specifico sul creazionismo possibile; è avvincente ma conclude che nulla può provare un Dio creatore, come nulla lo può negare. Certo è che se prendo la teoria di Darwin e il creazionismo e li analizzo oggettivamente direi che c’è una maggiore probabilità che esista un Dio creatore.

Infine, la teoria dell’evoluzione e quella della creazione hanno dei punti in comune?

A mio giudizio sì, sono entrambe ipotesi basate sulla fede, con una sostanziale differenza: gli evoluzionisti utilizzano la scienza per imporre la loro fede mentre i creazionisti, più onestamente, sanno che la loro posizione è un atto di fede. Credo siano più onesti.

Massimiliano Russano per epochtimes.it

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