TRUMP E LE MULTINAZIONALI AL GOVERNO: CHE COSA SUCCEDE IN USA?

Dai petrolieri ai manager agli amministratori delegati di grandi corporation. Con il Governo Trump l'America mostra l'approdo al potere politico dei gestori del capitalismo

Proponiamo di seguito un’interessante analisi fatta da Flavia Perina per Linkiesta sul governo che Trump sta mettendo in piedi in vista del 20 gennaio. Utile a comprendere come la vittoria di Trump fosse sì auspicata per evitare l’avvento della Clinton e delle sue scellerate politiche estere, ma come già spiegammo in periodo di elezioni americane, sia ancora tutta da valutare dal punto di vista del modello politico che verrà proposto. Perchè l’America è sempre l’America…

Mentre l’Europa e il vicino Oriente sono alle prese con una crisi geopolitica apparentemente ingovernabile, tra poco più di un mese, il 20 gennaio, si avvierà in America uno degli esperimenti politico-economici più imprevisti e sorprendenti dell’ultimo secolo, e cioè il diretto approdo al potere dei gestori del capitalismo,senza più i filtri che li hanno intermediati per l’intero Novecento e oltre.

L’espressione “gestori” è piuttosto vaga, e non potrebbe essere altrimenti: le formule che li definiscono singolarmente sono articolate – Ceo, Ad, Chief financial officier – ma il minimo comun denominatore è evidente: sono persone che fino a ieri non si sono occupate di governi o di Stati ma di far guadagnare aziende private, investitori, banche, reti commerciali, di comprare e vendere azioni o pezzi di aziende decotte, di cercare il massimo profitto nelle Borse, nelle scalate e nelle fusioni industriali o di capitale. Piloti della macchina da soldi americana, che con Donald Trump arriveranno direttamente al governo in un numero mai visto in passato, occupando molti ruoli che la politica aveva storicamente tenuto per se’ o riservato a figure-cuscinetto, professori, tecnici, alti burocrati.

Un piccolo elenco, per capire meglio. Un ex-amministratore delegato del colosso petrolifero Exxon andrà a dirigere la politica estera (Rex Tillerson). Il fondatore e Ad di Uber e il Ceo del gigante Tesla Motors (Elon Musk e Travis Kalanick) avranno le chiavi dello studio Ovale come consiglieri diretti del Presidente. Il Chief executive delle catene di fast food Cke sarà Segretario al Lavoro (Andy Pudzer). Un ex manager Goldman Sachs sarà Segretario al Tesoro (Steven Mnuchin). Un raider specializzato in aziende in bancarotta sarà Segretario al Commercio (Wilbur Ross). L’ex numero uno della Wwe Corporation (Linda McMahon) sarà ministro delle Piccole e Medie Imprese. All’Istruzione andrà la rampolla della Principe Corporation, sorella del fondatore della Blackwater (sicurezza; contractor) e moglie del padrone di Amway (gigante del marketing multilevel), la signora Betsy Devos. Sono i casi già noti e più rilevanti. Altri ne arriveranno dopo il 20 gennaio, quando il Presidente metterà mano alle circa 4mila nomine che per prassi si fanno a insediamento avvenuto.

Queste designazioni sono state singolarmente commentate evidenziando le posizioni politiche, più o meno discutibili, dei singoli interessati, e in particolare le loro simpatie e relazioni internazionali, cruciali per capire quel che a tutti interessa: che cosa farà l’America sullo scacchiere del mondo? Ma il punto “preliminare” da affrontare non è se Tizio in passato si è espresso contro la Cina, e Caio ama Putin, e Sempronio ha fatto affari con Israele. Il punto è che per la prima volta una classe dirigente direttamente selezionata dal capitalismo sale al potere nel Paese che governa gran parte degli equilibri del pianeta. Non era mai successo. Il comunismo aveva avuto i “suoi” uomini, fondendo Partito e governi in un unico cursus honorum, ma il capitalismo no. Il capitalismo, da sempre, parlava con la politica attraverso intermediazioni – le lobby, le università, gli esperti – e la condizionava con accorgimenti che consentivano comunque una certa distanza e reciproca indipendenza, i soldi alle fondazioni, i finanziamenti alle campagne, i benefit diretti o indiretti concessi ai politici ritenuti amici.

L’esperimento americano è quindi un inedito assoluto, almeno nei tempi moderni e in democrazia: oltre ogni giudizio di merito, sarà interessante vedere come andrà a finire e come funzioneranno gli Usa governati da persone che hanno un’idea di “bene comune” filtrata da questo tipo di esperienza, cresciuti più alla scuola di Gordon Gekko che a quella di Bush o della Thatcher. Sappiamo tutti che il “comunismo realizzato” ammazzò l’idea di comunismo sprofondando i domani che cantano in un grigiore concentrazionario. Al capitalismo realizzato succederà la stessa cosa? Ora che va al governo – e al governo degli Usa, non di un Paese qualsiasi – in prima persona, saltando a piedi pari la politica e la fatica di doverci fare i conti, dove condurrà l’America, e di conseguenza noi? “Ogni cuoco deve imparare a governare lo Stato”, diceva Lenin. Vale anche per i banchieri e gli Ad di multinazionali? E visto come è andata con i cuochi, non è il caso di preoccuparsi?

(di Flavia Perina, tratto da Linkiesta)

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