TUTTO PRONTO PER IL NUOVO CALENDARIO FESTIVO. IL CORTOCIRCUITO LIBERAL È SEMPRE PIU’ EVIDENTE
Cari lettori, preparate i calendari, ma fatelo con la gomma da cancellare a portata di mano. Perché, se avete ancora l’ardire di pensare che il 25 dicembre serva a festeggiare la nascita di un bambino in una mangiatoia o che il Lunedì dell’Angelo sia qualcosa di più di un’offesa al decoro urbano, siete rimasti ufficialmente indietro. Benvenuti nell’era del “Rimpiazzo Festivo”, dove la tradizione cattolica è un fardello patriarcale e le nuove pretese confessionali sono l’ultimo grido del progresso inclusivo.
Partiamo dai nostri eroi preferiti: i liberal metropolitani. Quelli che si sentono in colpa per un crocifisso appeso in un’aula scolastica quanto un vampiro davanti a un buffet di aglio. Per loro, le feste cristiane sono un brutto retaggio del mondo passato, quello di stampo patriarcale
La parola d’ordine è “neutralizzare”. Non sia mai che un bambino non cristiano si senta “escluso” vedendo un presepe! Meglio trasformare il Natale nella “Festa d’Inverno” (molto poetico) e l’Epifania nel “Giorno delle Calze Vuote”. L’importante è che non ci sia traccia di incenso, ma solo di tofu e tolleranza a senso unico.
Ma proprio mentre i liberal lavorano duramente per svuotare le chiese e trasformarle in biblioteche per podcast sul gender, ecco che arriva l’UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia) con una proposta che è un capolavoro di equilibrismo geopolitico.
Hanno chiesto allo Stato italiano di riconoscere ufficialmente le festività islamiche. Il ragionamento è lineare: visto che stiamo smantellando quelle cattoliche perché “divisive”, perché non aggiungerne di nuove che arrivano direttamente dal deserto?
La cosa affascinante è il tocco di originalità. Come sottolineato da chi ancora ha il vizio di leggere i dati, queste comunità chiedono in Italia diritti e festività che spesso non sono nemmeno riconosciuti nei Paesi a maggioranza musulmana, dove magari si lavora sodo mentre qui si invoca il riposo confessionale pagato dal contribuente infedele. È il bello dell’Occidente: puoi venire qui e chiedere il “privilegio del venerdì” mentre i tuoi cugini a Riad o al Cairo timbrano il cartellino senza troppi complimenti.
Logica Ineccepibile!
Ma diciamolo, fanno bene a chiedere le loro festività. Hanno capito che in occidente la normalità non esiste e quindi tutto può essere possibile. Furbi e capaci!
I Liberal tolgono il Natale perché è “offensivo” per le minoranze.
Le minoranze chiedono le loro feste perché è “un diritto” della loro identità.
Il Risultato? Gli italiani si ritroveranno a lavorare il giorno di Santo Stefano (per non offendere nessuno) ma avranno il permesso di restare a casa per la fine del Ramadan, magari mangiando un panettone clandestino sotto le coperte per non essere denunciati dal vicino di casa arcobaleno.
Presto l’unico modo per festeggiare la Pasqua sarà travestirsi da coniglietti laici e sperare che nessuno si accorga che quella data ha a che fare con una resurrezione. Pardon: nessuno lo ricorda più che Pasqua è il giorno della resurrezione.
Nel frattempo, l’UCOII ci spiega che l’integrazione passa per il calendario: se non possiamo pregare tutti verso la stessa direzione, almeno cerchiamo di non lavorare tutti negli stessi giorni.
Buona “Festa della generica solidarietà stagionale” a tutti.
Fabrizio Fratus

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