“NON ASCOLTATE SOFO”: MILANO OMAGGI ALMIRANTE E I SUOI DISCEPOLI

Il direttore di Ticino Notizie replica a Sofo sull'inutilità di intitolare una via a Milano ad Almirante

Di recente, in un intervento su Affaritaliani.it, Vincenzo Sofo ha contestato la proposta di Fratelli d’Italia di intitolare a Milano una via ad Almirante sostenendo il vizio nostalgico di una destra che, invece che fossilizzarsi sul passato, dovrebbe concentrarsi sul presente e allenarsi in proposte concrete più che in rievocazioni. A questa provocazione ha risposto oggi Fabrizio Provera, direttore di Ticinonotizie.it, sponsorizzando – e rilanciando – la proposta degli eredi di Alleanza Nazionale.

Le ‘seduzioni intellettuali’ talebane di Fabrizio e Vincenzo, per me e credo non solo, sono belle come le cosce di Lilli Carati o le natiche di Nadia Cassini; emozionanti come i filmini porno soft con Edwige Fenech che, in buona sostanza, sono i ‘prodromi’ cinematografici dell’Ideologia del Godimento di Fabrizio, nonché una pionieristica risposta all’imperversare-successivo, e infatti non coevo- del porno (senz’altri aggettivi o trattini). Da oltre 1 anno, queste ‘seduzioni’ allietano le mie giornate e le riflessioni ad esse connesse; per altri, che li hanno ‘scoperti’ prima di me, da ben più lunga pezza.

Una delle ultime, in vero, più di altre: parlo della ‘provocazione talebana’ sull’inutilità di dedicare una via di Milano a Giorgio Almirante. Siccome ritengo che Vincenzo abbia ragione e nel contempo torto, cercherò di replicargli nel più ribaldo spirito del ‘polemos’, attualizzato ‘alla talebana’, ca va sans dire.. La questione va, a mio modesto avviso, tripartita. Come l’antica unità di tempo, luogo e azione, considerando però che tempi sono tre: passato, presente e futuro.

A Milano SERVE una via intitolata a Giorgio Almirante, specie adesso che la destra politica è assente dai banchi del Consiglio comunale. Serve a riconciliare le due storie che corrono parallele dal 1945: quella politico-amministrativa di Milano e quella dei protagonisti, uomini e donne, che hanno servito quella ‘Idea diversa della politica’ che è stata il Movimento Sociale Italiano poi sfociato in Alleanza Nazionale, e infine (con minor fortuna) nel Pdl prima e in Fratelli d’Italia poi. Serve una via Almirante per riconciliare Milano coi nomi più importanti dei politici che hanno calcato le scene della massima assise della città e le sue piazze: Alfredo Mantica, Dario Vermi, Cristiana Muscardini, Ignazio La Russa, ma anche dei discoli geniali come Tomaso Staiti di Cuddia, Franco Petronio, i rautiani ‘agitatori’ come Paola Frassinetti e Marco Valle. E molti altri ancora. Serve una via Almirante per ricordare, a tanti smemorati, che nella Capitale Morale che diede il via alla cupa e controversa stagione di Tangentopoli c’è stato un assessore ai Lavori Pubblici che ha eseguito lavori per 6 miliardi di euro (sì, avete letto bene: 6 miliardi di euro) senza essere MAI stato sfiorato da indagini o sospetti. Parliamo ovviamente di Riccardo ‘Decorambo’ De Corato. Serve una via Almirante per le stesse ragioni che spinsero il sindaco forse più illuminato della storia contemporanea milanese, Carlo Tognoli, a scandalizzare i benpensanti con la mostra dedicata all’arte durante il Ventennio (e Tognoli fu sindaco dal 1976 al 1986..).

‘Regolati’e forse ‘assolti’ i conti col passato, toccherà al presente e al futuro. Il presente ci parla del grave, a mio avviso ignobile oblio caduto su una delle figure più importanti della Destra culturale italiana: mi riferisco a Marzio Tremaglia, l’assessore regionale che prima di tutti colse la fondamentale rilevanza dell’Identità (il suo assessorato si chiamava proprio così, Culture e Identità: era il 1995), morendo prematuramente a soli 42 anni, nel 2000. Marzio, per dirla con uno dei protagonisti di quella stagione che gli fu più vicino come Guido Giraudo, fu “l’uomo che ha inventato un modo nuovo di promuovere i valori del radicamento, dell’identità e della libertà; la conoscenza della storia; il senso sacro del bello; la riscoperta delle radici culturali nazionali ed europee. E’ l’uomo che ha saputo far conoscere e apprezzare – per la prima volta in maniera qualificata e qualificante – ad un pubblico eteroclito opere, autori e idee non conformi all’appiattimento intellettuale, frutto di oltre cinquant’anni di omogeneo e forzato monopolio culturale”. Un ‘talebano’ ante litteram, insomma, che nel silenzio assordante di tutte le altre istituzioni fu ricordato nel 2010- a dieci anni dalla morte- su iniziativa dell’allora Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano, Umberto Maerna, un convegno coordinato da Luca Gallesi (altro strettissimo collaboratore di Marzio a quei tempi) e che riunì il gotha della Destra culturale.

Sarebbe bello che, su iniziativa di Cristina Cappellini, Viviana Beccalossi e Riccardo De Corato, la Regione Lombardia dedicasse una sala, uno spazio o qualsiasi cosa in grado di ricordare nella dovuta maniera l’azione e il pensiero (quello sì, un riuscitissimo ‘concentrato’ di idealismo evoliano e attualismo gentiliano, come si diceva ancora nei primi anni Novanta, sul definitivo crinale della storia missina) di Marzio Tremaglia. ‘Regolati’ i conti con passato e presente, si potrà volgere lo sguardo al futuro. Un futuro da declinare alla talebana, ossia rifacendosi a un Gramscismo del Terzo Millennio (gli ultimi a parlarne, da noi in Italia, furono i ‘nuovodestri’ di Marco Tarchi, Stenio Solinas, Maurizio Cabona, Peppe Nanni e gli amici italiani di Alain De Benoist e della Nouvelle Droite). Un neo gramscismo che riecheggia esattamente i temi su cui Vincenzo e Fabrizio battono con insistenza, che se vogliamo sono riconducibili sotto l’egida di ‘casematte del potere’, di (appunto) gramsciana memoria.

“In Occidente, l’assalto allo Stato sarebbe stato inutile se non preceduto da una conquista egemonica della società civile. Questo è il senso delle celebri note su “guerra manovrata” (l’immediato assalto allo Stato) e “guerra di posizione” (la conquista della società civile)”

Tutto chiaro? Credo chiarissimo. E adesso me ne torno a contemplare le cosce della Cassini e di Lilli Carati, in ossequio ai dettami di Fabrizio Fratus.. Come fonti ispiratrici (sublimi) del ‘broccolare’.

Fabrizio Provera

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  1. IL PUNTO NON È ALMIRANTE, MA IL VOLER GUARDARE SOLO IL PASSATO – IL TALEBANO: Come si fa una destra
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