SOVRANISMO NAZIONALE: UN PASSO INDIETRO PER FARNE DUE IN AVANTI

E sottrarci dalle logice "sovranazionali" tanto di moda negli ultimi vent'anni

Il Talebano torna a cannone sul tema che ha animato il dibattito delle militanze autonomiste nell’ultimo mese. Questa nuova irriverenza evidenzia, però, punti su cui sarebbe ultile indirizzare la discussione, invece di rinfacciarsi la mera retorica o l’abusato ipse dixit.

Sempre più spesso  avvertiamo,  negli ultimi tempi,  parlare di euroscetticismo e di una relativa reazione in chiave sovranista. Il recente  referendum svoltosi nel Regno Unito (Brexit) è indicativo di uno spostamento del dibattito politico circa i problemi e i rischi dell’integrazione europea, a danno delle piccole identità, soprattutto a causa della posizione libertaria e globalista prevalente nel pensiero politico europeo. A dire il vero, a proposito di Inghilterra, crediamo che il voto degli inglesi sia stato dettato più prosaicamente da preoccupazioni di tipo economico-occupazionali, ma va da sè che, alla lunga, il dato naturale e materiale, visibile e sentito da molti, conferma certe posizioni anticipatrici e ideali visibili a pochi.

Ma non è questo il luogo adatto per dar spazio a tale digressione, quindi andiamo oltre.  Il sovranismo, dicevamo,  propone un ritorno della centralità degli stati nazionali che, pur nei loro limiti, hanno garantito nel passato la sopravvivenza e la difesa di innumerevoli espressioni di vita locale non esposte all’uniformismo europeista e globalista.

Superficiali osservatori, soprattutto nostrani, leggono tale fenomeno come un rigurgito nazionalista se non fascista.  Altri, poi, anche nella nostra area, denigrano il nazionalismo italiano per i suoi limiti ideologici, contrapponendo un localismo tribalista, revanscista e provincialmente individualista in un atteggiamento egoista non meno irresponsabile poiché paralizzante del primo.

Anche noi  vediamo nel nation bulding italiano e nel Risorgimento un periodo da revisionare, se non un vero e proprio atto di forza, ma nella congiuntura presente, ove le ambizioni dei dominanti  si sono spostate molto più in qua, vediamo nel sovranismo nazionale un passo a ritroso necessario e salvifico: l’unico terreno ove è è ancora accettabile riaffermare, salvandolo,  il concetto di sovranità politica oggi oppresso dall’imperativo categorico della delega di poteri alla superiore casta gestrice europea, unica interprete della legge competitrice e massificatrice del mercato.

Riaffermare insieme  un concetto linguistico e politico, la sovranità appunto, in un secondo momento anche a beneficio di identità  più piccole una volta salvato nel novero delle possibilità. È un’idea, altrimenti, in via di estinzione.  Ciò che ieri fu causa di macerie, per abuso centralizzatore, oggi è riparo estremo da tempeste ben peggiori e luogo da cui ripartire magari all’indietro, ma passo necessario come di chi procedere a ritroso. Un sovranismo, come già abbiamo spiegato in precedenti articoli, non giacobino ma rispettoso delle sue peculiarità nazionali. I nostri articoli e i seguenti suggerimenti di approfondimento  ne sono prova.

Negli ultimi anni il nostro paese ha conosciuto un movimento identitario complesso e multiforme, che in forme anche parziali e inconsapevoli ha espresso una domanda di comunità. Orbene, noi crediamo che questo patriottismo comunitarista in fieri, trovi nella dimensione locale il suo laboratorio di elaborazione e il suo paradigma metapolitico, in una logica di riscoperta di un concetto di patria come terra dei padri e di elaborazione di una sovranità federalista seguendo la lezione di Althusius e di Alain Benoist.

Accanto a questi autori va segnalato poi un testo fondamentale per chi aspira a nuove sintesi per una rivoluzione conservatrice postmoderma:  “Un mondo di differenze . Il localismo tra comunità e società” di Eduardo Zarelli. Il noto responsabile della casa editrice Arianna, importante riferimento per la cultura comunitarista italiana, in questo breve ed esaustivo saggio (che ha una prefazione di Massimo Fini) sostiene che se da una parte tutto sembra procedere verso il nuovo ordine mondiale, cresce la necessità di appartenere ad una comunità ad  un destino di Homo Religiusus.

Gianfranco Costanzo

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