DISAGIO E SICUREZZA

La paura fa 90

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Savona. “ I recentissimi e cruenti fatti di Nizza e Monaco,tra gli altri, ci debbono far riflettere su quanto la prevenzione debba passare attraverso mirate politiche d’integrazione tra i settori del sociale e della sicurezza, laddove ancora oggi si ha, nella prima una serie di azioni spot, spesso miranti a tamponare situazioni emergenziali, mentre nella seconda si ravvisa una connotazione predominante di contrasto.” Ad affermarlo è Silvana Ramorino, responsabile del Dipartimento Famiglia Lega Nord Liguria.

“Il disagio – prosegue la Ramorino -passa oggi attraverso varie tipologie di persone, sfatando da tempo l’assunto per cui sarebbe appannaggio esclusivo dell’individuo meno abbiente. Non entro nel merito, poiché non sono un tecnico, tuttavia a livello politico rilevo l’assenza di un programma nazionale che, nel sociale, attraverso un approccio olistico, colmi, le più volte evidenziate, lacune e scollamenti scaturenti da una società che è profondamente cambiata in pochi decenni, divenendo priva di riferimenti certi. Fenomeni di autolesionismo, di violenza di gruppo, di emulazione debbono essere trattati con pari attenzione, sia monitorando attentamente quei soggetti a rischio o già in carico, sia andando ad implementare la formazione primaria con le cd. Life skills, in grado di fornire quelle competenze, una volta date per scontate per cultura, tradizione,ecc, ma che oggi vengono a mancare, rendendo i giovani incapaci di superare positivamente situazioni ascrivibili alle istanze e sfide quotidiane.”

“Sempre di più si sente asserire che gli autori di feroci atti terroristici siano persone disturbate con gravi problemi psichiatrici- afferma il Dott. Velio Degola psicologo ed ex Giudice onorario del T.M., nonché tecnico del Dipartimento Famiglia- I fatti di Monaco vedono come protagonista un giovane che per metà della sua giovane vita è stato seguito da strutture a carattere psichiatrico. Volendo comunque credere alla informazioni che ci vengono fornite alcune domande sorgono spontanee. Dalla più banale relativa alla facilità con la quale si è procurato l’arma, alla più complicata da rispondere: ma perché fare una strage? Basta rispondere:” perché era matto”?

 

“Ovviamente – Prosegue il Dott. Vegola- una personalità patologica può in qualsiasi momento armarsi, con più o meno facilità, salire su un tetto e sparare. Dobbiamo spingere oltre la nostra curiosità domandandoci come mai una mente disturbata decide di sparare? Come mai sceglie il veicolo della strage collettiva per esprimere il suo dolore e la sua sofferenza? Le interpretazioni possono essere tante quante sono le persone nel mondo, ma un fattore rimane certamente quello catalizzante: sparo alla folla perché si può. Cosa vuol dire questo? Significa che gli eventi di terrorismo “vero” organizzato (I fatti di Parigi e di Bruxelles) hanno sdoganato la possibilità di agire collettivamente nei confronti di persone inermi che, nella mente del folle, diventano colpevoli.

La domanda a ritroso, come in una sorta di verifica al contrario, dovrebbe essere: ma se non ci fossero stati i fatti di vero terrorismo, il folle avrebbe comunque sparato sulla folla? Ragionevolmente no. Se non si fosse resa concretamente possibile l’azione folle mediante l’imitazione criminale, probabilmente il giovane avrebbe scelto un altro sistema per incanalare la sua distruttività, forse l’avrebbe diretta verso di sé, forse avrebbe avuto altro accesso collettivo e probabilmente sarebbe scomparso nel più completo anonimato.

Ovviamente siamo nel mero campo ipotetico, ma è certo che ciò che è più personale è più universale. Se la società mi “consente” di uccidere allora le mie pulsioni violente possono trovare sfogo nella emulazione.

E’ evidente che alcuni fatti violenti non c’entrano direttamente con azioni deliberate di terrorismo ma, sicuramente, da queste azioni sono sdoganate e ne sono quindi naturalmente derivati.

Allora una reale ed efficace politica di contrasto, contenitiva, “super egoica”, diremmo noi psicanalisti, darebbe la misura concreta del possibile anche ad una mente agitata e permetterebbe un freno individuale attraverso il controllo sociale.

Quindi ben vengano azioni di contenimento forte del fenomeno terroristico che sono finalizzate, oltre tutto, ad arginare possibili esondazioni patologiche di persone fragili.

Nel pensiero infantile e primitivo la soluzione unica è sempre e solo una: uccidere, eliminare, togliere di mezzo, e se solo esiste una remota possibilità che questo “si possa fare” non c’è alcun motivo per non farlo. “

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