ANCORA BREXIT

Il voto del popolo inglese spinge i nemici della democrazia a tradirsi in una reazione scomposta

Nigel Farage, leader of the U.K. Independence Party (UKIP), cheers with the crowd as he arrives for the premiere of "Brexit: The Movie" in London, U.K., on Wednesday, May 11, 2016. While online polls suggest the contest for the June 23 referendum is too close to call, less frequent telephone polling has put the "Remain" camp ahead. Photographer: Chris Ratcliffe/Bloomberg via Getty Images

Per il Sentore a vita Giorgio Napolitano l’esercizio della volontà popolare è “un azzardo sciagurato“, per il vice direttore della Stampa nonché volto rassicurante del politically correct del salotto di Fabio Fazio Massimo Gramellini è ora di finirla col suffragio universale perché “La retorica della gente comune ha francamente scocciato“, per Beppe Severgnini il suffragio universale andrebbe tolto a chi non è più giovane (quanto giovane? E lui fa parte dei giovani?) perché la colpa è dei vecchi che hanno costituito una “decrepita alleanza“, per Mario Monti, il Senatore nonché ex Presidente del Consiglio che nessuno ha mai eletto, il suffragio universale va concesso solo per votazioni che non riguardino i piani di chi comanda altrimenti sono un “abuso di democrazia“, per il tuttologo neo santone (anche lui certificato politically correct dall’immancabile Fabio Fazio) e in odore di santità laica Saviano, il popolo che vota è sempre a rischio di nazismo “Me lo ricordo il Popolo, nel 1938, acclamare Hitler e Mussolini” (se lo ricorda?!? Ma come fa, manco fosse Christopher Lambert in Highlander…), per tutti questi e altri patinati idoli del pensiero politicamente corretto la democrazia è qualcosa di molto diverso da quello che tutti noi dall’altra parte della ribalta pensavamo.

Non si era fatto a tempo a celebrare il 70° anniversario del suffragio universale perfetto con l’estensione del voto alle donne (1946) con tanto di tema all’esame di maturità che arriva repentino il “contrordine compagni!” di guareschiana memoria: al primo voto che va di traverso all’intellighenzia si parla di togliere quella conquista. La nuova discriminazione però non  sarà più verso le donne ma verso i ‘vecchi’ (o almeno a quelli di loro sopravvissuti alle pensioni da fame che le politiche economiche dell’UE consentono) mentre si ripristina quella verso i ceti bassi, quelli colpevoli d’ignoranza che non riusciranno a passare un opportuno esame per sapere se sono indottrinati nel modo giusto, cosa da verificarsi magari con un apposito test INVALSI.

Sarebbero dunque esclusi quelli che nella Roma antica erano i senatori e la plebe, tolti i quali resterebbe l’oligarchia dei patrizi a spadroneggiare.

Il termine con cui nella lingua inglese vengono denominati questi personaggi illuminati che indicano alle masse brute cosa e come devono pensare, è “bright and best”, i brillanti e migliori, tanto migliori che se il popolo bue rifiuta tale ruolo, e con esso i loro insegnamenti, i bright and best si irritano e invocano la revoca del suffragio universale.

Adesso si sono mostrati per quello che sono e chi si farà ancora incantare dai modi persuasivi sapientemente studiati sarà senza scuse. Se non fosse già stata sfruttata l’idea andrebbe indetto un “V-Day” verso questa élite illuminata, ma è sempre possibile esercitarsi a ripetere singolarmente il proprio “V-….” seguito da una tal litania di nomi di bright and best.

Ma questa strana richiesta di meno democrazia non è una sorpresa, la sorpresa è semmai la perdita di lucidità di gruppo di tutte queste persone che ha fatto scoprire il volto fondamentalmente superbo di tanti finti amici del popolo.

Che la democrazia nelle intenzioni di determinati ambienti culturali e politici fosse paradossalmente solo un mezzo per sottrarre il potere decisionale alle persone era stato dichiarato autorevolmente in passato e riportato qui su CS da diversi anni:

«L’Unesco deve guardarsi dalla tendenza, attuale in certe regioni, di ridurre tutto in termini quantitativi, come se il conteggio delle teste fosse più importante di quello che è contenuto in esse» […]

«più diventano unite le tradizioni umane, più diventa rapida la possibilità di progresso: molti gruppi separati di tradizioni in competizione o addirittura reciprocamente ostili non possono essere così efficienti come un singolo gruppo comune a tutta l’umanità. E, secondo, il modo migliore e unicamente certo per assicurarsi questo sarà attraverso l’unificazione politica […]. Specificamente, in questo programma educativo si può insistere sulla fondamentale necessità di una unità politica mondiale e familiarizzare tutte le persone con le implicazioni del trasferimento della piena sovranità dalle nazioni separate ad una organizzazione mondiale»

Da “Julian Huxley Unesco its purpose and its philosophy, Preparatory Commission of the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organisation, 1946 ” riportato in “Inchiesta sul darwinismo” E. Pennetta, Cantagalli 2011.

Nel 1946 Julian Huxley, primo Presidente dell’UNESCO e padre della Sintesi Moderna dell’evoluzione, dichiarava apertamente che l’obiettivo era instaurare un governo sovranazionale e che per farlo sarebbe stato necessario andare oltre i risultati elettorali.

Proprio nello stesso anno in cui le donne conquistavano il diritto al voto le elezioni stesse, quel voto appena ottenuto si avviava ad essere svuotato di significato, e questa è una realtà politica la cui evidenza non ammette più scuse.

Enzo Pennetta

 

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