POI SMETTIAMO DI STRESSARVI, PAROLA DI LUPETTO, MA VOI VOTATE GIUSTO

I prossimi cinque anni saranno determinanti per Milano: Expo le ha puntato addosso i riflettori internazionali, la costituzione della città metropolitana e la riforma dei consigli di zona la costringono a cambiare assetto. Perciò voglio spingere il prossimo sindaco di Milano verso una visione rivoluzionaria dello sviluppo della città.

IL PROGETTO DELLA “CITTÀ-VILLAGGIO”

Bisogna rimettere al centro le persone, le loro relazioni sociali e la loro felicità. Ricostruire la partecipazione delle persone alla vita collettiva e alla costruzione del bene comune, ricreare una solidarietà e un’armonia tra tutte le componenti della città, ricreare una comunità. Per farlo l’amministrazione deve cambiare radicalmente il modo di sviluppare la città.L’approccio concentrico, che concentra tutto il bello nel centro e tutto il meglio per poi andare via via verso l’esterno ad accantonare gli avanzi, è fallito:

Bisogna creare una città multicentrica che trasformi le periferie in villaggi

Non più dormitori ma luoghi di vita, con tutto ciò che una città possiede: commercio, trasporti, sicurezza, cultura, lavoro, svago, natura. Un villaggio dove poter vivere per intero la propria quotidianità, per ricreare il tessuto sociale e di aggregazione che oggi Milano ha perso. Per farlo servono politiche di sviluppo del territorio a 360 gradi, a partire da una gestione razionale dellecase popolari, perché presupposto per migliorare la città è eliminare il disagio.

Riorganizzare la distribuzione geografica delle case popolari per garantire un giusto mix sociale in tutti i quartieri

Oggi infatti queste vengono concentrate tutte nelle periferie dando vita a dei ghetti dove i poveri vengono ammassati per tenerli lontani dal centro storico. Bisogna poi provvedere a consentire agli inquilini regolari la possibilità del riscatto dell’appartamento, poiché la proprietà oltre a essere un diritto comporta una maggior cura e consente all’amministrazione di sgravarsi della manutenzione e recuperare risorse per ristrutturazioni e nuove edificazioni.

Favorire una rete integrata di trasporti interna ai quartieri

E’ un altro elemento indispensabile per fare in modo che i cittadini possano vivere i quartieri. Realizzare una mobilità di quartiere non è affatto difficile: potenziando le linee dei tram/autobus che passano dalla periferia, aumentando i bus notturni, creando circuiti ciclabili di zona, introducendo il bike sharing (ora presente solo in centro), facendo accordi con le società di car sharing per maggior diffusione delle auto fuori dal centro storico, abbassando le tariffe dei taxi.

Agevolare l’apertura di attività commerciali e luoghi di aggregazione nelle periferie

E’ fondamentale per dare vita ai quartieri: bisogna attivare agevolazioni fiscali ad hoc per chi apre la locali, esercizi commerciali e tutto ciò che crea vitalità, rinnovare i mercati comunali in modo che diventino negozi a chilometro zero, trasformare le biblioteche di quartiere in veri e propri centri culturali e di eventi aperti fino a sera; valorizzare le associazioni sportive esistenti; promuovere gli sport educativi (es. arti marziali) nelle scuole come aggregazione pomeridiana; proporrecoordinamenti delle realtà di solidarietà sociale presenti nei quartieri.

Sviluppare ogni quartiere secondo la sua identità

E’ il miglior modo per dare un’anima ai quartieri individuandone un motore di sviluppo che una volta azionato vada in automatico. Si pensi a Zona Tortona rigenerata grazie al design, alla rinascita dell’Isola grazie alle piccole attività, all’ossigeno che Fondazione Prada e le agenzie di moda stanno dando a Ripamonti. Servono politiche per spingere queste dinamiche, partendo dalla valorizzazione della storia della cultura e dell’identità dei singoli quartieri, dando visibilità ai loro angoli simbolo, trasformando le inutili feste commerciali di via in feste culturali identitarie di quartiere.

Usare la cultura come strumento di rivitalizzazione dei territori

Cultura, arte, creatività e sperimentazione vanno sprigionate il più possibile. Bisogna tagliare gli sprechi delle vecchie lobby culturali e dirottare quelle risorse alle realtà realmente connesse con il territorio; trasformare i luoghi culturali non funzionanti in centri dove dare la possibilità agli emergenti di creare; abolire la tassa di occupazione del suolo pubblico per le produzioni cinematografiche che vengono a Milano; agevolare chi apre caffè letterari, cabaret e locali di musica dal vivo; sfruttare il circuito della moda per massimizzare il ritorno economico di questo indotto nei quartieri che ne ospitano le attività.

Consentire ai giovani di metter su famiglia

La famiglia è il nucleo portante di ogni comunità e di ogni città. Una città per rinnovarsi ha bisogno di rigenerarsi. La stabilità è il presupposto per lo sviluppo. Servono riduzioni fiscali progressive per le coppie che fanno figli, esenzione dalle imposte comunali sulla casa per i giovani che acquistano, l’utilizzo della scuola come luogo di aggregazioneoltre l’orario scolastico, la ricostruzione della solidarietà intergenerazionale coinvolgendo attivamente gli anziani attraverso il terzo settore nello sviluppo della rete dei servizi sociali.

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1 Commento su POI SMETTIAMO DI STRESSARVI, PAROLA DI LUPETTO, MA VOI VOTATE GIUSTO

  1. In bocca al lupo

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