L’ULTIMA DELLA SCIENZA: NEGARE IL LIBERO ARBITRIO

Almeno possiamo fare tutti il cacchio che vogliamo

arbitrio

Sembra proprio che ci sia gente impegnata a dimostrare che in realtà non è libera di pensare e agire.

Ma invece è libera, anche di dire sciocchezze. Ma anche noi siamo liberi di non andargli dietro.

La notizia è apparsa prima su Repubblica il 2 maggio e poi è rimbalzata in modo più autorevole su Le Scienze il 7 maggio: la nostra libertà è un autoinganno.

Sorvolando su un fatto che sarebbe invece importante, e cioè sull’esiguo numero di soggetti coinvolti nell’esperimento (solo 25), come sono arrivati questi ricercatori a tale conclusione?

Un esempio di “autoinganno” sarebbe costituito dalle illusioni ottiche come quella di percepire un pallino che si sposta nel campo visivo mentre in realtà sta solo lampeggiando:

In uno studio appena pubblicato su “Psychological Science”,  Paul Bloom e io abbiamo esplorato una soluzione radicale, ma non magica, a questo enigma. Forse, nel preciso momento in cui sperimentiamo una scelta, la nostra mente sta riscrivendo la storia, inducendoci a pensare che questa scelta – che è stata effettivamente completata dopo che le sue conseguenze sono state percepite inconsciamente – sia stata una scelta che avevamo fatto fin dall’inizio.

Anche se il modo esatto in cui la mente potrebbe farlo non è ancora pienamente compreso, fenomeni simili sono già stati documentati. Per esempio, vediamo il moto apparente di un punto prima di vedere quel punto raggiungere la sua destinazione…

Insomma, il comunissimo effetto ottico alla base del funzionamento dei fotogrammi nel cinema e delle lucette degli addobbi natalizi, sarebbe la base per spiegare perché non esiste il libero arbitrio. Chissà, forse una spiegazione alternativa del perché percepiamo un movimento e prevediamo dove vada a finire potrebbe stare nel fatto che questo tipo di esercizio in natura ci abbia offerto innumerevoli vantaggi. Immaginiamo di essere in una savana e vedere la sommità dell’erba muoversi per la presenza di un grosso animale, sarebbe utile prevedere dove sbucherà fuori un momento prima che lo faccia? Suppongo di sì.

E questo significa che ci stiamo autoingannando?

E se questo meccanismo lo adattiamo per trastullarci con addobbi (nei quali nessuno crede in realtà che le lucette si spostino davvero), ciò rappresenterebbe in qualche modo la prova del fatto che siamo irrimediabilmente ingannati dal nostro sistema nervoso?

E ammesso che a volte tendiamo a ricostruire e spiegare a posteriori le esperienze che abbiamo visto, forse questo non sarebbe alla base del pensiero scientifico stesso?

Ma andiamo avanti, vediamo quale sarebbe il nuovo esperimento che dimostrebbe la nostra mancanza di libertà e la conseguente collocazione della specie umana tra le macchine. Da Repubblica:

E’ stato chiesto a 25 volontari di osservare cinque cerchi bianchi in posizioni casuali sullo schermo di un computer, per indovinare quello che da lì a breve sarebbe diventato rosso. Le cavie potevano indicare oppure rispondere sì/no rispetto alla loro scelta. Il test, ripetuto più volte, ha rivelato che in media gli studenti hanno risposto ”sì” nel 20% dei casi.

In realtà, i ricercatori hanno scoperto che la risposta giusta era stata scelta oltre il 30% delle volte quando i cerchi diventavano rossi più rapidamente. In sintesi, lo studio dimostra che, quando abbiamo poco tempo a disposizione per prendere una decisione, capita che adattiamo questa alle conseguenze ormai verificatesi. Anche se il nostro cervello ci porta a credere che in realtà siamo stati noi a scegliere, a prescindere da quanto poi accaduto.

…quando abbiamo poco tempo a disposizione per prendere una decisione, capita che adattiamo questa alle conseguenze ormai verificatesi.

Questo, e solo questo, può dimostrare l’esperimento, e che cioè quando abbiamo poco tempo per decidere è possibile che in un 10% delle volte (30% nei casi con poco tempo – 20% dei casi standard) le sensazioni si sovrappongano creando confusione e crediamo di aver scelto prima dell’accendersi della luce.

E per il restante 90%? Che dicono i nostri studiosi?

La conclusione corretta sarebbe che anche sotto pressione, cioè in condizioni di tempo insufficiente ad elaborare una scelta, la nostra libera volontà è dimostrata dal fatto che l’errore percettivo tende ad essere attribuito a nostro favore e che si contiene entro il 10%.

Questi dati però, a detta degli autori, o meglio, questi “giochi” dimostrerebbero ben altro, che ad esempio la mente umana ha bisogno di illudersi di essere libera per giustificare la punizione dei colpevoli:

Più in generale, questa illusione può essere fondamentale per lo sviluppo di una fede nel libero arbitrio che, a sua volta, giustifica la punizione.

Ma se fosse vero quanto affermato che si farebbe, cosa accadrebbe se uno ti ferma per strada e ti rapina, non lo puniamo più? Come al solito false teorie portano a conseguenze distruttive.

Ma alla fine ci si accorge che in realtà il libero arbitrio è così ben presente nel comportamento umano che gli autori di questi articoli hanno, come sempre, scelto (è il caso di dirlo!) di veicolare il loro studio con i termini più redditizi dal punto di vista del marketing. L’articolo su LS infatti termina con una serie di dubbi che tolgono ogni certezza a quanto sostenuto poco sopra:

L’illusione può riguardare solo a un piccolo insieme delle nostre scelte, fatte in fretta e senza pensarci su troppo. O può essere pervasiva e onnipresente, così da governare tutti gli aspetti del nostro comportamento, dalla nostre decisioni più insignificanti a quelle più importanti. Molto probabilmente, la verità sta nel mezzo.

L’illusione può riguardare solo a un piccolo insieme delle nostre scelte, fatte in fretta e senza pensarci su troppo…” quindi nella restante parte non c’è illusione e quindi il libero arbitrio esiste.

Ma se poi davvero la verità stesse nel mezzo, anziché chiamare in causa la libertà di scelta sarebbe il caso di appellarsi alla psicologia, alle motivazioni che possono spingerci a giustificare a posteriori dei nostri comportamenti. Possiamo parlare di autoassoluzione, di autoconvincimento, di “ce l’aggiustiamo come ci fa comodo”, ma per amore della scienza lasciamo stare la libertà di azione, il “libero arbitrio”…

Enzo Pennetta

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