AMBIENTE E LIBERISMO: UN BINOMIO SCINDIBILE

È ormai di tutta evidenza come il dramma dei processi economici, dettati dal liberismo e dalle sue logiche, stia delineando un sistema “usa e getta” delle risorse naturali, delle materie prime e di conseguenza anche degli esseri umani. Con la pubblicità, viene instillata negli uomini la necessità del nuovo, gettando anche ciò che non ha ancora concluso il suo ciclo naturale e ha ancora una funzione.

Il fulcro del discorso ambientale sta nel fatto che i processi energetici e produttivi sono alimentati quasi esclusivamente con le “energie fossili”, e i prodotti generati sono a “obsolescenza programmata”, creando una massa di rifiuti enorme che intacca i cicli naturali. Ecco cos’ha portato il liberismo economico: un sistema basato sullo spreco e sulla distruzione del patrimonio naturale, fondato sulla provocata e falsa scarsità di fattori produttivi per ottenerne enormi profitti, a discapito della Natura e degli uomini. In un sistema simile tutto è mercificato, soprattutto ciò che è necessario per vivere. Prima ce ne si rende conto e meglio è.

Bisogna accompagnare alle giuste campagne di difesa dei prodotti locali e del nostro patrimonio enogastronomico, la necessaria presa di coscienza su ciò che più incide sulla qualità della vita di un cittadino cioè la sua salute, ed essa è una diretta conseguenza dello stato dell’ambiente: pensiamo alla mangiatoia delle centrali a biomassa e biogas creata con fondi pubblici, che “rimborsa” agli speculatori per ogni megawatt d’inutile energia prodotta, un milione di euro all’anno, e che sta devastando il Paese – quindi anche i territori amministrati dai “nostri” – senza che tale argomento sia divenuto noto al grande pubblico.

Sta a noi ripristinare un minimo di linearità di pensiero e difendere la terra, altrimenti sarà una catastrofe talmente grande che nessuna “turris eburnea” ci salverà. Sarebbe opportuno che ogni volta che un Comune, una Regione o lo Stato, autorizzano una nuova centrale per la produzione di energia da biogas, si pretendesse di sapere con tale nuovo impianto a quale sito alimentato da fonti più inquinanti si rinuncia. Altrimenti, vuol dire che non c’è alcuna sostituzione o miglioramento ma solo spreco di risorse, oltre che arricchimento per le lobby, e altri veleni dispersi nell’aria e nella terra. Siamo arrivati grazie a questo cortocircuito ben architettato, a coltivare sui nostri campi cibo non per alimentare esseri umani ma macchine sforna tumori. Quindi, oltre a difendere giustamente il formaggio di malga, il sedano di Terracina o il Lambrusco, abbiamo il dovere di scoperchiare la pentola di questo business mortifero altrimenti non saremo credibili. Parlare di consumo del suolo, di riciclo delle materie prime e dei prodotti, oltre che delle vere fonti rinnovabili, ci potrà rendere sul serio i difensori dell’ambiente e dell’agricoltura italiana con i fatti e non a parole come l’ambientalismo rosso.

Partendo dal tema dei rifiuti bisogna arrivare a far capire che l’unico modo di gestirli è non produrli, incentivando il riciclo e con la forza della politica, obbligando le aziende a produrre pensando in funzione della riduzione al minimo del packaging e gli scarti, sostenendo coloro che producono con l’obiettivo di limitare lo spreco e stimolando il sistema “ricariche” e “sfuso”. Meno rifiuti prodotti vuol dire risparmio in termini di risorse, di energia e maggiore salute insomma vuol dire futuro. Attraverso l’assenza di un Piano Nazionale dell’Energia, e della liberalizzazione del mercato, la politica serva degli interessi stranieri ha creato un sistema dove nei territori abbiamo una quantità tale di centrali, in grado di produrre il doppio della domanda nazionale nei periodi di picco massimo cioè circa 52.000MW. Al costo di tutta questa energia prodotta inutilmente, soprattutto in periodo di crisi economica, poiché non serve a nessuno, va aggiunto quello della devastazione del territorio e infine quello del ladrocinio degli incentivi di cui sopra. Quindi su questa bolla speculativa figlia degli inceneritori, ci mangiano non una ma tre volte. Questo genera inquinamento da particolato, nanoparticelle, diossina e tanto altro, in una sola parola, tumori.

Da che parte vogliamo stare? Il concetto di sicurezza se proprio vuole essere il motore del nostro agire, deve comprendere anche quello alla salute e dell’ambiente altrimenti, finiremmo solo per recitare la parte di quelli tutto “ordine e disciplina” mentre a casa la gente si ammala e muore e pochi si arricchiscono.

Emanuele Campilongo

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1 Commento su AMBIENTE E LIBERISMO: UN BINOMIO SCINDIBILE

  1. a me sembra che per esempio la lega e semplificando la destra non abbiano ancora fatto chiarezza su questo punto. forse mi sbaglio ma credo che sarebbe ora, al di là della difesa del salame & co, una vera strategia su questi temi. di sicuro bisognerebbe abbandonare la logica delle grandi infrastrutture (vedi Pedemontana e Tem) che sono inutili e distruttivi per l’ambiente e anche ladre.

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