L’ATEISMO NON HA SENSO

Ispirato liberamente, tradotto liberamente e rielaborato da “On Guard” cap.2 di William Lane Craig.

INTRODUZIONE

L’assurdità della vita senza Dio non necessariamente prova l’esistenza di Dio, ma mostrerebbe che la domanda se Dio esista o meno è la più importante che un uomo possa mai porsi. Nessuno che comprende le implicazioni dell’ateismo può rispondere alla domanda sull’esistenza di Dio dicendo “ma cosa importa!”. Quando parliamo di “Dio” intendiamo, in questo contesto, un Creatore del mondo perfettamente buono, onnipotente, che ci offre la vita eterna. Se non esistesse un Dio del genere allora la vita non avrebbe senso, sarebbe assurda. Ovvero la vita non avrebbe nessun senso ultimo, nessun valore, o nessuno scopo. Questi tre elementi, senso, valore e scopo, sebbene siano fortemente collegati non sono esattamente la stessa cosa. Il “senso” ha a che fare con il “significato”, ovvero perché qualcosa importa. I “valori” hanno a che fare con il bene e il male, il giusto e lo sbagliato. Lo “scopo” ha a che fare con una meta da raggiungere, un obbiettivo, il “motivo” di qualcosa.
Se non vi è alcun Dio allora, il senso (della vita), i valori (della vita), e lo scopo (della vita), sono soltanto delle illusioni dell’uomo. Sono soltanto nella nostra testa. Se l’ateismo fosse vero allora, di conseguenza, la vita sarebbe oggettivamente insensata, senza valori, e senza uno scopo, nonostante noi soggettivamente crediamo il contrario.
E’ bene fare un precisazione per evitare un frequente equivoco: non stiamo affatto dicendo che la vita degli atei è inutile, senza senso, o che non abbiano valori o che vivano vite immorali o che non hanno scopi e motivi per cui vivere. Ciò che stiamo dicendo invece è che: dato per vero l’ateismo, questi tre elementi (il senso, i valori, e lo scopo) sono soltanto illusioni soggettive. Se Dio non esiste, le nostre vite sono senza senso, valori e scopo nonostante provassimo disperatamente e con tutte le nostre forze ad aggrapparci all’illusione del contrario.

L’ASSURDITÀ DELLA VITA SENZA DIO

Se Dio non esiste, allora sia l’uomo che l’universo sono inevitabilmente destinati alla morte. L’uomo, come tutti gli altri organismi biologici, deve morire. Senza speranza di immortalità, la vita dell’uomo porta solo alla tomba. La sua vita è niente più che una scintilla nell’oscurità infinita, una scintilla che compare vibra per qualche secondo, per poi subito dopo spegnersi per sempre. Di conseguenza tutti dovranno venire faccia a faccia con ciò che il teologo Paul Tillich ha definito “la minaccia di non essere”. Nonostante io so che ora esisto, che sono vivo, so bene anche che un giorno non esisterò più, che non sarò più, che morirò. Questo pensiero è minaccioso e fa venire i brividi: pensare che la persona che chiamo “me stesso” cesserà di esistere, che io non sarò più! Crescendo si impara ad accettare questo fatto, impariamo tutti a vivere con l’inevitabile.

Anche l’universo va incontro alla sua morte, più tempo passa e più l’universo si raffredda, tutte le stelle esauriranno il loro carburante e si spegneranno, la materia collasserà su se stessa in stelle morte e buchi neri, e l’energia di tutto l’universo si esaurirà. Non ci sarà più luce, non ci sarà più calore, non ci sarà più vita, ci saranno soltanto pezzi di stelle e galassie morte nel gelo. L’universo andrà in rovina. Questa non è fantascienza, è ciò che accadrà davvero a meno che Dio non intervenga.

Siamo tutti come prigionieri nel braccio della morte che aspettano di essere giustiziati, non vi è via di fuga, non esiste alcuna speranza.

Qual è la conseguenza di tutto questo? La vita stessa diventa assurda, la nostra vita non ha alcuno significato, valore o scopo. Analizziamo ognuno di quest’ultimi

Nessun senso (significato) ultimo

Se ogni persona non esiste più dal momento che muore, allora che senso ultimo si potrebbe dare alla vita? Infondo importa davvero se siamo esistiti o meno? Certo, la vita potrebbe avere importanza relativa ad un certo evento che abbiamo influenzato, ma qual è il significato ultimo di quell’evento? Se tutto è condannato alla distruzione, cosa importa se abbiamo influenzato qualcosa? Alla fin fine non fa alcuna differenza.

Il “senso” ha a che fare con la domanda: “perchè questa cosa conta/ha valore?”. Il senso è attribuito da qualcuno a qualcosa o qualcuno; ad esempio io posso dare un senso ad un oggetto a cui tengo molto. Quindi, se Dio non esiste, oggettivamente non avremmo alcun senso, poichè nessuno ce lo avrebbe attribuito. Soggettivamente potremmo darci un senso, ma il tutto sarebbe una finzione (equivarrebbe a dire: non c’è alcun senso, ma faccio finte che ci sia).

L’umanità non è più significante di uno sciame di zanzare o di un gruppetto di porci, poiché la loro fine è la stessa. Il medesimo processo cieco e casuale che ha rigurgitato questi animali in esistenza li ingoierà di nuovo. Il contributo della scienza al crescere del sapere umano, le ricerche dei medici per alleviare dolore e sofferenza, gli sforzi dei politici per garantire la pace nel mondo, i sacrifici di qualunque persona che servissero a migliorare la condizione della razza umana, tutti questi portano a nulla. Questo è l’orrore dell’uomo moderno: poiché ciò finisce nel nulla, è nulla.

Ma è importante vedere che all’uomo non basta solo l’immortalità per dare un senso alla sua vita, la semplice durata dell’esistenza non dà all’esistenza un senso. Se l’uomo e l’universo potessero esistere per sempre, ma se non ci fosse alcun Dio, la loro esistenza comunque non avrebbe alcun senso ultimo. Ricordiamoci che stiamo parlando di “senso” in modo oggettivo: una persona potrebbe crearsi un senso, ma non per questo lo avrebbe realmente.

Se Dio non esistesse, le nostre vite potrebbero andare avanti all’infinito ma non avrebbero alcun significato. Non è solo l’immortalità che serve all’uomo per far sì che la sua vita abbia un significato ultimo, ha bisogno sia di Dio e sia dell’immortalità; e se Dio non esiste allora l’uomo non ha entrambe.

Per riassumere:

  1. Senza immortalità la tua vita non ha alcun significato ultimo e non fa alcuna differenza sul destino del mondo, che è la distruzione
  2. Senza Dio non c’è alcun contesto più ampio in cui la vita dell’uomo può assumere un significato oggettivo (reale)

Nessun valore ultimo

Se la tua vita finisse nella tomba, allora non farebbe nessuna differenza ultima se tu vivessi come Stalin o Madre Teresa di Calcutta. Poiché, in quanto il tuo destino non è in relazione al il tuo comportamento, potresti benissimo vivere come più ti piace. Lo scrittore russo Fyodor Dostoyevsky ci ricorda che: “se non vi è alcuna immortalità … allora tutto è permesso”.

I torturatori carcerari dello stato sovietico afferrarono troppo bene questo concetto. Richard Wurmbrand, un pastore che fu torturato per la sua fede, riporta:

“La crudeltà dell’ateismo è difficile da comprendere quando un uomo non ha fede nella ricompensa del bene e nella punizione del male. Non vi è motivo di essere un umano. Non vi è più freno all’abisso di male che risiede nell’uomo. I torturatori comunisti spesso dicevano, “Non c’è alcun Dio, nessun aldilà, nessuna punizione per il male. Possiamo fare quello che vogliamo.” Ho sentito pure un torturatore dire, “Io ringrazio Dio, in cui non credo, per aver vissuto fino a questo momento dove posso esprimere tutto il male che è nel mio cuore.” Lui esprimeva il suo male in brutalità inimmaginabili e infliggendo torture ai prigionieri” (Richard Wurmbrand, Tortured for Christ, London: Hodder & Stoughton, 1967, 34)

Data la morte come fine di tutto, non importa realmente come vivi. Allora cosa dici a qualcuno che sostiene che noi possiamo ugualmente solo vivere come più preferiamo, in base al nostro puro egoismo?

Qualcuno potrebbe dire che è nel nostro interesse personale adottare uno stile di vita morale. Tu mi fai un regalo, te ne faccio uno io! Ma chiaramente questo ragionamento non si può applicare sempre: sappiamo tutti che ci sono situazioni in cui l’interesse personale è ben più allettante e conveniente della moralità.

Lo storico Stewart C. Easton riassume benissimo questo concetto scrivendo: “Non esiste alcune ragione oggettiva del perché un uomo debba essere morale, a meno che la moralità non lo ripaghi nella sua vita sociale o lo faccia sentire bene con se stesso. Non esiste alcuna ragione oggettiva del perché un uomo dovrebbe fare qualcosa se non per il piacere che otterrebbe” (Stewart C. Easton, The Western Heritage, 2nd ed. , New York: Holt, Rinehart, & Winston, 1966, 878)

Ma il problema degenera ulteriormente. Poiché, indipendentemente dall’immortalità, se non c’è alcun Dio, allora non vi è alcuno standard oggettivo di che cosa sia giusto o sbagliato.

Ciò con cui siamo confrontati è, come dice Sartre, “la spoglia e insignificante esistenza”. I valori morali sono solamente espressioni di preferenze personali, o prodotti d evoluzione biologica (ammesso che esista l’evoluzione) e condizionamento sociale.

Dopo tutto, dal punto di vista ateistico, non vi è nulla di speciale negli esseri umani. Sono soltanto un accidentale prodotto della natura che si è evoluto relativamente recentemente su un granello di polvere chiamato pianeta Terra, perso in qualche antro sperduto di qualche universo ostile, e che è condannato a morire individualmente e collettivamente in un tempo relativamente breve.

L’asserzione dell’ateo Richard Dawkins riguardo al valore umano può essere deprimente, ma dato per vero l’ateismo è vera: “Al fondo non vi è alcun progetto, nessuno scopo, nessun male, nessun bene, non vi è nulla se non inutile indifferenza…. Siamo macchine che propagano DNA…. E’ l’unica ragione di esistere per ogni vivente”. (On Guard, William Lane Craig, p.35)

In un mondo senza Dio, chi può dire quali valori sono giusti o sbagliati? Non ci può essere un bene e male oggettivo, ma solo le nostre opinioni soggettive, personalmente e culturalmente relative. Pensate cosa significa questo! Vuol dire che non si potrebbe condannare la guerra, oppressioni, o crimini come dei mali! E non si potrebbe nemmeno dire che la generosità, il sacrificio, e l’amore siano bene! Amare qualcuno o ucciderlo sarebbero moralmente equivalenti. Dato che in un universo senza Dio, bene e male non possono esistere, vi è soltanto la mera esistenza senza alcun valore.

Per riassumere:

  1. Senza immortalità non c’è alcuna responsabilità morale, e le proprie scelte morali diventano irrilevanti
  2. Senza Dio i valori morali non sono altro che illusioni prodotte dall’evoluzione e dal condizionamento sociale

Per chi volesse approfondire questo punto:

https://apologeticaecreazione.wordpress.com/2015/11/02/il-moral-argument/

Nessuno scopo ultimo

Se c’è la morte ad accogliere noi tutti a braccia aperte dopo la nostra vita, qual è allora scopo della vita? Esiste per niente? Non c’è alcuna ragione per la vita? E l’universo? È completamente inutile? Se il suo destino è una fine gelida, la risposta è “sì”, è totalmente inutile.

Qual è il destino del mondo? La terra sarà sempre più vicina al Sole, senza alcun rumore, senza alcun cinguettio, niente più vita, magari un po’ di muschio e rocce sarà ciò che rimarrà della Terra.

Lo scopo è inteso come un “obbiettivo da perseguire” o “il motivo di qualcosa” e viene sempre conferito da qualcuno a qualcuno o qualcosa. Senza un Dio, noi umani siamo qui per nessun motivo, nessuno ci ha voluti, nessuno ci ha conferito alcuno scopo. Veniamo dal caso, e la nostra vita non è qualitativamente diversa da quella di un animale. È impressionante ciò che scrive l’autore del libro di Ecclesiaste: “Infatti, la sorte dei figli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la stessa sorte; come muore l’uno, così muore l’altra; hanno tutti un medesimo soffio, e l’uomo non ha superiorità di sorta sulla bestia; poiché tutto è vanità. Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengono dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere” (Ecclesiaste 3:19-20). Ciò che ci vuole indicare lo scrittore di questo libro della Bibbia è la futilità del piacere, del benessere, dell’educazione, della fama politica, dell’onore in una vita condannata a terminare con la morte. Il suo verdetto? Tutto è vanità! Se la vita dovesse terminare nella tomba, allora non abbiamo nessuno scopo per vivere.

Ma anche se la vita non terminasse con la morte, ma non ci fosse un Dio, la vita sarebbe comunque senza uno scopo, poiché l’uomo e l’universo sarebbero soltanto meri prodotti del caso, proiettati in esistenza per nessuna ragione. Senza Dio, l’universo è il risultato di un incidente cosmico, di un’esplosione casuale. Non c’è alcuna ragione per la quale esiste. L’uomo invece è soltanto uno scherzo della natura, un cieco prodotto di materia, tempo e caso. Se Dio non esiste, tu sei soltanto un aborto della natura gettato in un universo senza scopo per vivere una vita inutile.

Spero che incominciate a capire l’importanza dell’alternativa che abbiamo difronte: Dio esiste – Dio non esiste; poiché se Dio non esiste tutto ciò che ci rimane è la disperazione. Uno scrittore saggio disse una volta: “Se Dio è morto, lo è anche l’uomo”.

Per riassumere:

  1. Senza immortalità il tuo destino è l’estinzione e la morte
  2. Senza Dio non c’è alcun motivo per il quale si è venuti in esistenza e quindi non ci è conferito nessuno scopo, poichè l’unica alternativa a Dio è il caso

L’IMPOSSIBILITA’ PRATICA DELL’ATEISMO: L’Ateismo non porterà mai alla felicità

L’unica soluzione che un ateo può offrire è affrontare l’assurdità della vita e vivere coraggiosamente. Il filosofo britannico Bertrand Russell per esempio credeva che noi non abbiamo alcuna scelta se non basare le nostre vite sul “fermo fondamento dell’inflessibile disperazione”. Sostiene che solamente riconoscendo che il mondo è davvero un posto terribile potremo con successo venire a patti con la vita. Il problema con questa soluzione è che: è impossibile vivere felicemente e coerentemente allo stesso tempo, se l’ateo vive coerentemente non sarà felice, se è felice non sta vivendo coerentemente ma si sta creando una menzogna, un’illusione che la propria vita abbia un senso, valore e scopo.

L’uomo moderno, dice Schaffer, risiede in una “doppia realtà”: nel mondo “di sotto” vi è il mondo finito senza Dio, dove la vita è assurda come abbiamo visto; nel mondo “di sopra” vi sono i valori, i significati ultimi, uno scopo. L’uomo moderno, non credendo in Dio, vive nel mondo di sotto, ma non può vivere felicemente in una realtà del genere, dunque continua a intromettersi nel mondo di sopra per affermare uno scopo, un senso, dei valori, se pur non ha nessuna ragione e giustificazione per farlo, poiché non crede in Dio.

Il senso della vita

Abbiamo visto come la vita non abbia senso se Dio non esiste. Sartre argomentò che era possibile crearsi un senso della vita scegliendo liberamente una preferenza, lui scelse il Marxismo. Ma questo è totalmente contradditorio, è infatti incoerente dire che la vita sia oggettivamente assurda e poi dire che ci si possa creare un senso della propria vita. Creare un senso della vita significa infiltrarsi nel “mondo di sopra”. Infatti l’universo non acquisisce realmente un senso solo poiché “io” decido di dargliene uno. Supponiamo che io dia all’universo un senso, e che tu gliene dia un altro, chi tra noi ha ragione? Ovviamente nessuno di noi, poiché senza Dio l’universo rimane oggettivamente senza un senso. Sartre infatti è come se stesso dicendo “facciamo finta che l’universo abbia un senso”. Il punto è quindi che se Dio non esistesse la vita oggettivamente sarebbe senza senso, e l’uomo non può vivere consistentemente e felicemente sapendo che la sua vita non ha senso, e, per questo motivo, per essere felice, fa finta che la vita abbia un senso.

Il Valore della Vita

Punto primo, tutti gli umanisti atei sono totalmente inconsistenti nell’affermare i valori tradizionali di amore e fratellanza. Bertrand Russell, sebbene fosse ateo, era un acceso critico sociale che denunciava la guerra e le restrizioni alla liberalizzazione sessuale. Russell ammise che non poteva vivere sapendo che i valori etici erano semplicemente delle sue preferenze personali, e dunque trovò le sue stesse visioni “sbalorditive”. “Non conosco la soluzione”, ammise.

Il punto è che se non vi è alcun Dio, il male e il bene oggettivo non esistono. Dostoyevsky infatti disse: “(Se Dio non esiste) Tutto è permesso all’uomo”. Paradossalmente anche gli orrori di Auschwitz sarebbero permessi. Ma nessun ateo o agnostico può viere coerentemente con questa visione, infatti Nietzsche, Sartre, Russell non poterono convivere con le implicazioni delle loro stesse negazioni di un’etica oggettiva e trascendente. Anche lo stesso ateo Richard Dawkins, nonostante sostenga che non esista nessun bene, nessun male, ma solo “inutile indifferenza”, è un imperturbabile moralista (ovviamente in contrasto con il suo soggettivismo etico).

Lo Scopo della Vita

Infine trattiamo lo scopo della vita. L’unico modo in cui la maggior parte delle persone che negano l’esistenza di uno scopo della vita vivono in modo felice è: o inventandosi uno scopo, che poi porterà a delusioni come per Sartre, oppure evitando di portare la loro visione alle sue conclusioni e implicazioni logiche.

Per esempio il fisico ateo premio Nobel Steven Weinberg, alla fine del suo libro “The first Three Minutes”, scrive:

“Negli esseri umani c’è un’esigenza quasi irresistibile di credere che noi abbiamo un qualche rapporto speciale con l’universo, che la vita umana non sia solo il risultato più o meno curioso di una catena di eventi accidentali risalente fino ai primi tre minuti, che la nostra esistenza fosse già in qualche modo preordinata fin dal principio. […] É molto difficile rendersi conto che tutto ciò è solo una piccola parte di un universo estremamente ostile. Ancora più difficile è rendersi conto che l’universo attuale si è sviluppato a partire da condizioni indicibilmente estranee e che sul suo futuro incombe un’estinzione caratterizzata da un gelo infinito o da un calore intollerabile. Quanto più l’universo ci appare comprensibile, tanto più ci appare senza scopo. Ma se non c’è conforto nei risultati della nostra ricerca, c’è almeno qualche consolazione nella ricerca stessa. Gli uomini e le donne non si accontentano di consolarsi con miti di dei o di giganti o di restringere il loro pensiero alle faccende della vita quotidiana; costruiscono anche telescopi e satelliti e acceleratori, e siedono alla scrivania per ore interminabili nel tentativo di decifrare il senso dei dati che raccolgono. Lo sforzo di capire l’Universo è tra le pochissime cose che innalzano la vita umana al di sopra del livello di una farsa conferendole un po’ della dignità di una tragedia” (I primi tre minuti. Una visione moderna dell’origine dell’Universo, 1977).

Weinberg evidentemente vede una vita dedicata alla scienza come se fosse veramente senza alcun significato, e dunque è tragico che un così nobile scopo (lo sforzo per la scienza) si estingua nel nulla . Ma perchè, dato l’ateismo, lo sforzo per la scienza dovrebbere essere migliore di qualunque altra cosa come per esempio la “nullafacenza”? Dal momento che non vi è alcuno scopo oggettivo della vita umana, nessuno dei nostri sforzi ha un significato o un valore oggettivo, nonostante possano sembrarci soggettivamente importanti. In fine non cambia nulla dal cercare di trovare una cura per guarire i bambini malati di cancro e passeggiare fischiettando tutto il giorno girandosi i pollici.

CONCLUSIONE
La visione atea non è in grado di mantenere una vita allo stesso tempo felice e coerente fino in fondo con le proprie idee. L’uomo ateo non può vivere allo stesso tempo coerentemente con le sue convinzioni e essere felice sapendo che la vita non ha ultimamente nessun significato, valore e scopo. Se provasse ad essere consistente con le implicazioni delle sue idee non sarebbe felice, se invece riuscisse a vivere felicemente è soltanto perchè si sta creando una bugia e si sta dando un senso, vivendo in un’illusione, e dunque non coerentemente.

IL SUCCESSO DELLA VISIONE CRISTIANA
Secondo la visione cristiana invece Dio esiste, e la vita non finisce nella tomba. Dunque ci dà le due condizioni necessarie per una vita che abbia senso, valore, e scopo. Il cristianesimo ha successo ovunque l’ateismo fallisce. Di certo questa non è una prova della veridicità del cristianesimo. Se Dio non esistesse la vita sarebbe futile, al contrario se Dio esistesse la vita acquisterebbe valore e importanza. Solo la seconda di queste due opzioni ci permette di vivere una vita coerente e felice allo stesso tempo, dunque fa una enorme differenza il fatto che Dio esista o meno.
Inoltre, sebbene anche l’evidenza per queste due opzioni fosse assolutamente equivalente, una persona razione dovrebbe scegliere l’opzione dell’esistenza di Dio. Infatti se l’evidenza (dell’esistenza o non-esistenza di Dio) è equivalente mi sembra molto irrazionale preferire morte, futilità, distruzione della vita, assenza di significato, e assenza di felicità. Come ci ricorda Pascal, scegliendo Dio non abbiamo nulla da perdere e l’infinito da guadagnare.

Edoardo e Amedeo Da Pra per Apologetica e Creazione

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