QUELLA LOBBY LEGHISTA A DIFESA DI IDENTITÀ E FAMIGLIA

E ci mettiamo anche l'Islam

Viviamo in un mondo governato dalle lobby. Per questo, se vogliamo creare un’alternativa all’attuale sistema, dobbiamo farci lobby anche noi e veicolare all’interno delle istituzioni le nostre battaglie: la difesa delle identità e della famiglia, il comunitarismo e la tradizione

A spiegarlo è Vincenzo Sofo, militante della Lega Nord consigliere di zona a Milano e presidente del think tank “Il Talebano”. Insieme ad altri referenti leghisti provenienti da tutta Italia si è riunito ad Assisi, per fondare una nuova corrente politica che faccia pressione all’interno della Lega perché le proprie tematiche trovino spazio. Una lobby leghista, appunto, che propone Matteo Salvini come premier al posto di Renzi.

Ma che cos’è il Talebano? E da dove provengono i suoi dirigenti? Il programma di questo think tank prevede la lotta al “modello occidentale globalizzato e esasperatamente modernizzato, che annichilisce ogni identità, tradizione e cultura umana e comunitaria” e il superamento delle categorie di destra e sinistra, schemi considerati “ampiamente superati perché il conflitto odierno e tra chi vuole la mondializzazione e chi difende le specificità locali”. E soprattutto la lotta allo scontro di civiltà tra Islam e Cristianesimo, due religioni considerate non in contrapposizione ma complementari. Tematiche, queste, in apparente contrasto con la linea anti-islamica dettata dal segretario della Lega Matteo Salvini, ma che il Talebano vuole portare avanti all’interno del partito e convincerne il leader della validità di queste tematiche. Per accreditarsi all’interno delle gerarchie di partito i ‘talebani’ stanno partecipando al tentativo della Lega di espandersi a Sud, facendo leva soprattutto sui movimenti di destra – sia moderata, sia radicale – abbandonati dai vecchi partiti in riferimento come Alleanza Nazionale ed il PdL.

Si tratta, dunque, di una parte del vecchio mondo della destra che, non volendosi più fare etichettare in questo modo, ha abbandonato i suoi vecchi vessilli per innalzare quelli verdi della Lega Nord e, dal suo interno, cerca di trasformare il vecchio partito di Bossi in una nuova realtà identitaria nazionale. Una sorta di Front National all’italiana. Al convegno di Assisi, infatti, non partecipano solo militanti ‘padani’ della Lega, ma anche e soprattutto i rappresentanti di diversi movimenti politici del Centro-Sud. Siciliani, calabresi, campani, pugliesi, umbri, romani. Tra di essi anche Fabio Sabbatani Schiuma, esponente della destra romana e nuovo responsabile capitolino di Noi Con Salvini. Una sinergia di forze, questa, che secondo i relatori vuole portare alla creazione all’interno del mondo leghista di un vero e proprio gruppo di pressione. Battezzato con il nome di ‘Mille Patrie’. Di cui Sofo è il referente nazionale. Quali sono, dunque, gli obiettivi che Mille Patrie si pone a breve termine? E come intende fare per realizzarli? “In primis cerchiamo di fare capire al Segretario Matteo Salvini la giustezza delle nostre cause e dobbiamo riconoscere di avere trovato in lui un ottimo interlocutore” spiega Sofo. “Per convincerlo non facciamo altro che presentargli alcuni intellettuali che sono nostri punti di riferimento. Abbiamo organizzato convegni in cui lo abbiamo messo a confronto con Massimo Fini, Pietrangelo Buttafuoco e Alain de Benoist, tutte persone che con il loro impianto culturale hanno contribuito a forgiare la forma mentis del Segretario e di conseguenza il nuovo corso della Lega Nord”. Secondo Sofo non è dunque un caso che tematiche come l’identità e la tradizione stiano attecchendo nelle gerarchie leghiste maggiormente che in passato. Resta però un grande punto interrogativo: quello che riguarda la conflittualità tra Occidente e Mondo Islamico. Se la Lega si sta contraddistinguendo per posizioni decisamente anti-Islam, il Talebano, già dal nome, non si ritrova in queste posizioni. Al contrario guarda con una certa simpatia ai regimi islamici sciiti e di ispirazione laica e socialista, come quello siriano di Bashar Al Assad.

A spiegare perché è Hossein Zakipour, musulmano sciita, cittadino iraniano e dirigente di Mille Patrie a Perugia.” Salvini sta riempiendo un vuoto nel panorama politico italiano facendo proprie battaglie come quelle per l’identità e la tradizione che noi islamici sentiamo riteniamo essere molto importanti. L’identità è il punto di contatto tra la Lega e il mondo islamico”. E a chi gli obietta che dal mondo musulmano provengano i terroristi protagonisti dei più clamorosi attentati degli ultimi anni ribatte che “non tutti i musulmani sono uguale. Per combattere i terroristi bisogna appoggiare quelle ampie fette di mondo islamico che i terroristi li combatte. Per farlo Salvini potrebbe e dovrebbe aprire il dialogo alle comunità sciite, come Iran e la Siria di Assad, nelle quali esiste una gerarchia ecclesiastica ben definita che le tiene lontane dai deliri del califfo. Parlare con l’islam sciita, che non a caso combatte l’Isis, è il primo interesse dell’Occidente”. Mille Patrie, una neonata lobby leghista proveniente dal mondo della destra che non combatte l’Islam e dice di voler tutelare le diverse identità.

E che vede in Matteo Salvini il proprio principale interlocutore e leader. E che fornisce alla Lega un apporto che Salvini definisce “assolutamente positivo e di valore. Senza di loro non mi sarei confrontato con gli intellettuali di alto calibro che mi hanno presentato e il cui pensiero è un valore aggiunto importante per tutto il movimento”. Resta da capire, però, fino a che punto i ‘talebani’ siano in grado di determinare la linea del partito. E soprattutto se la loro linea non vada in contrasto con altre correnti interne ad esso. A fugare l’ipotesi di uno scontro tra correnti identitarie all’interno della Lega è però Simone Di Stefano, numero uno di Casapound e di Sovranità, in contenitore politico che i ‘fascisti del terzo millennio’ utilizzano per trovare spazio nel mondo leghista. “Con Mille Patrie non ci può essere nessuna conflittualità, perché partiamo da punti di vista diversi. Loro valorizzano maggiormente i territori locali, per noi invece l’Italia in quanto nazione non è da mettersi in discussione. Siamo quindi su due lunghezze d’onda diverse che hanno però due punti in comune fondamentali: la tutela dell’identità e la promozione di Matteo Salvini come premier. Salvini è il nostro momento di unione e finché sarà così ogni forma di concorrenza è impossibile. Al contrario è più probabile che si instauri un dialogo tra di noi”.

Luca Steinmann per Il Giornale

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