DOPO IL PRIMO MINISTRO, ORA NON POSSIAMO VOTARE NEMMENO IL SINDACO

Il PD e la democrazia

L'ultimo re di Roma

In realtà, io volevo già scrivere un articolo venerdì sulla questione romana, ringalluzzito dalla decisione di Marino di ritirare le dimissioni e piacevolmente sorpreso dalla tenacia politica dello stesso, che aveva raccolto firme e promosso manifestazioni di sostegno, creando, di fatto, un solido fronte politico a proprio favore col quale presentarsi alla sua segreteria di partito. Gesti a loro modo eroici che avevano suscitato la mia simpatia politica verso un uomo osteggiato dal suo stesso partito ma democraticamente votato dalla cittadinanza romana. Poi il voto di sfiducia del consiglio (#Ignaziostaisereno), l’amarezza e i proclami (spesso un po’ ingiusti e beffardi) delle opposizioni hanno smorzato ogni mio entusiasmo e mi hanno costretto a pubblicare un articolo un po’ più nostalgico sul “mio” municipio.

Poi, sabato sera, durante una cena con semisconosciuti, ho assistito a una conversazione sui massimi sistemi (politica internazionale) tra un commensale marocchino e una mia concittadina, che verteva, sostanzialmente, sull'”indice di democrazia” dei vari paesi del planisfero. Tranchant come poche, mi ha colpito una frase del ragazzo marocchino, che ha efficacemente sfidato l’avversaria, al suono di “ricordami l’ultimo governo italiano democraticamente votato”.

Al che, il mio pensiero si è immediatamente fissato sul Silvio Nazionale e sul suo firmarsi l’ultimo Presidente del Consiglio democraticamente eletto.

Insomma, mesto sconforto e grande vicinanza ai Romani che, venuto meno il primo cittadino (a dir poco non uno dei migliori, ma uno eletto), si vedono privati della loro possibilità di scelta e restano spettatori di una nomina calata dall’alto che, inevitabilmente, li accompagnerà almeno per tutto l’anno giubilare. Che poi, alla fine, posso anche essere d’accordo sul fatto che la città debba arrivare all’evento con un giunta stabile e un’organizzazione che un consiglio appena insediato non potrebbe garantire, ma, allora, non potevate trombarlo prima, il buon Marino?

Inoltre, a dirla tutta, tutto questo “vento dell’antipolitica” sembra soffiare proprio da via Sant’Andrea delle Fratte, perché (evidentemente a corto di politici cittadini presentabili) si esonera la figura, potentemente decisionale, del politico per affidarsi a quella, meramente amministrativa, del tecnico.

Perché nel PD siamo tutti democratici finché nei sondaggi non vince Beppe Grillo.

Walter Quadrini

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