LA FAMIGLIA PRIMA DI TUTTO

Anche prima della salute

Il 17 ottobre nell’auditorium del grattacielo Pirelli otto relatori si sono confrontati su tema della famiglia durante un convegno intitolato “Nutrire la famiglia per nutrire il futuro”.

Il primo a parlare è stato il presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni, da sempre molto impegnato per la difesa della famiglia e della vita, dal suo sorgere alla sua fine, come dimostrano le molteplici iniziative della Regione, dal fondo Nasko all’assegno di autonomia. Il suo contributo e il suo supporto, inoltre, sono stati fondamentali anche per i suoi collaboratori, tra cui l’assessore Cappellini che ha sempre trovato in Maroni un supporto nelle sue battaglie per la famiglia.

Nonostante queste lotte siano spesso portate avanti da cattolici, è opportuno comunque rimarcare che non si difende un presunto modello “ biblico” di famiglia, la famiglia come unione tra uomo e donna è alla base della nostra società e della nostra cultura e deriva da un dato di realtà, da un limite che la natura ci pone che non possiamo ignorare.

Non serve andare a riprendere il Catechismo, basta limitarsi alla nostra Costituzione, che all’articolo 29 impone il riconoscimento dei diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio e all’art. 31, ignorato da tutti i governi, esige che lo Stato agevoli con misure, anche economiche, la formazione della famiglia e l’adempimento dei relativi compiti, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Il modo in cui la famiglia viene definita in Costituzione non è un caso: l’utilizzo del termine naturale implica un riferimento alla natura umana, natura che vuole che solo dall’incontro dell’uomo e della donna nasca vita, mentre la scelta di definire la famiglia come tale solo in presenza di un matrimonio è volta a differenziare la famiglia da tutta una serie di altri legami, pure esistenti all’interno della nostra società, che oggi si vorrebbero considerare come analoghi. Non è necessario essere credenti per comprendere come la presenza di un’unione “per sempre” rafforzi la società, mentre la formazione di legami precari e a tempo determinato la renda debole e disunita.

Ignorare questa realtà produce devastanti effetti per la psiche degli individui: lo sostiene Claudio Risè, psicoterapeuta e autore di molti libri, tra cui Il padre: l’assente inaccettabile; la famiglia, afferma, non è una monade, isolata e rinchiusa in sé stessa, ma uno spazio di educazione all’alterità, all’incontro con il diverso: l’io, per formarsi adeguatamente, ha bisogno di incontri e confronti e l’ambiente familiare è il luogo privilegiato per fornirli. Esso è anche l’antidoto migliore alla malattia mortale della società contemporanea, il narcisismo, che priva l’individuo di empatia, rendendolo incapace di confrontarsi con l’altro e con la sua diversità e riduce la vita sociale a rapporti tra monadi; questo perché la base della famiglia non è la ricerca del piacere ma il dono di sé agli altri e alla comunità, che si contrappone all’idea della gratificazione personale come unico scopo, idea che è stata messa al centro della società fin dagli anni ’70.

Supportare la famiglia è necessario anche per dare un futuro al nostro paese. Gian Carlo Blangiardo, docente di demografia all’Università degli Studi di Milano, dimostra, dati alla mano, che ci troviamo di fronte a una crisi della famiglia, che nonostante svolga un compito di interesse della collettività è stata abbandonata a sé stessa. Costretta ad arrangiarsi, si è indebolita: formare una famiglia è diventato un obiettivo sempre più remoto, l’età in cui si convola a nozze è sempre più avanzata e anche quando ci si si sposa il legame è debole, e quindi vediamo l’aumento delle separazioni e dei divorzi, e la natalità è in crisi. Per garantire il ricambio generazionale l’Italia avrebbe bisogno, in media, di due figli per donna, quando la media nazionale (ed europea) è decisamente inferiore. Questo calo della natalità non è assolutamente in risalita e non saranno gli stranieri, come ogni tanto si sente, a porvi rimedio: le donne straniere infatti, una volta giunte in Italia, reagiscono alle difficoltà oggettive che tutte le famiglie si trovano a dover affrontare, difficoltà che vanno quindi al di là di qualunque discorso di carattere culturale, esattamente come le italiane: avendo pochi figli. Considerando che la popolazione invecchia, in futuro ci troveremo di fronte a un numero di anziani sempre crescente, in famiglie piccole e spesso anche di anziani soli, con tutti i problemi che questo comporta.

Per far fronte a questa emergenza, la società civile si è attivata e si è organizzata per respingere le iniziative dei governi che vorrebbero equiparare la famiglia a unioni che differiscono da questa per la mancanza della diversità di sesso nella coppia o per la volontà di non instaurare un legame permanente.

In Francia, la Manif Pour Tous ha organizzato delle proteste contro l’approvazione della legge Taubira, che ha permesso anche a coppie omosessuali di sposarsi ed adottare figli. Ludovine De La Rochère, fondatrice della Manif Pour Tous, ha annunciato che organizzerà altre manifestazioni per opporsi a questa legge e alle sue inique conseguenze, come le pratiche di inseminazione artificiale e utero in affitto che portano alla generazione di figli senza padre o madre. Anche in Italia si combatterà per evitare l’approvazione del ddl Cirinnà, che, sotto il mantello della stepchild adoption, vorrebbe portare a una legalizzazione de facto dell’utero in affitto. Massimo Gandolfini, promotore del comitato “Difendiamo i nostri figli”, il cui lavoro ha permesso di portare in piazza un enorme numero di persone il 20 giugno, prevede nuove manifestazioni del popolo della vita: la battaglia per la famiglia è così importante che non possiamo cedere.

VMS

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