MELONI E SALVINI: IL 4 OTTOBRE NON SI PUNTI SUI NOSTALGICI, MA SULLE PERSONE

Non sia mai che poi si porta a casa un buon risultato

Leggo di un sondaggio secondo il quale, fra i potenziali leader del centro destra, Giorgia Meloni otterrebbe il 28% di gradimento, vale a dire lo stesso punteggio percentuale che, nella medesima analisi, ottiene il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Un risultato importante, ma che stona con quel 3% al quale Fratelli d’Italia sembra ormai ancorato. Certo, il 3% è elettorale e non sondaggistico, ma la stima di cui, da sola, gode la giovane guida del partito stimola alcune riflessioni. Punto primo: se piace, perché non vince?

“Il voto a Giorgia? Lo darei ma…” è la risposta che, non di rado, mi ha dato chi titubava fra il cosiddetto “voto utile” e il “voto alternativo”. Dopo oltre un decennio di centro destra letteralmente schierato contro la dispersione della preferenza (quella data alle piccole formazioni, per intenderci), Fratelli d’Italia è vittima della stessa logica. I “vorrei ma non posso” in politica non mancano mai e coinvolgono tutto l’arco costituzionale. Eppure, qui siamo di fronte ad uno strano caso: alto gradimento e poche speranze di riuscita. E, alcuni, che puntano il dito contro i “colonnelli”.

Già, la vecchia guardia finiana, quella che per quasi quindici anni ha obbedito, ciecamente, agli ordini di Gianfranco Fini sino a quello, kamikaze, di sciogliere Alleanza Nazionale. Non che AN fosse un granché, intendiamoci, ma almeno continuava, a metà Anni Duemila, a rappresentare un faro e un collante per quell’elettorato che poi si è smaterializzato fra dispersione, voto di protesta, voto ideologico dato a micro partiti, etc. Ieri, fedeli esecutori, oggi intoppo allo sviluppo sano e diamico di una realtà giovane: correnti, screzi, divisioni, nostalgismo politico sono l’eredità di un passato che, il prossimo 4 ottobre, qualcuno vorrebbe scelleratamente riportare in auge. Addio definitivo, allora, ad ogni speranza di decollo del progetto che ci aveva visti entusiasti nel dicembre 2012.

Una nuova AN? Non solo nessuno andrà a votarla (il brand ricorda Fini e i suoi magheggi), ma darà nuova linfa al “direttorio” degli ex missini e alla sua pletora di attempati attendenti, desidorosi di mantenere quei piccoli ruoli “meritati” perché: “Ero dirigente nazionale”, “sono stato il primo a portare Almirante/Fini a …” , “c’ho la tessera dai tempi della Giovane Italia (Anni Sessanta)”. Cialtroni, svogliati, ex finiani riscopertisi “fascistelli” che gozzovogliano alle cene commemorative, lasciando la base giovane senza aspettative, consigli, indicazioni e senza la giusta libertà di muoversi. Non potrebbe essere altrimenti: la volontà e lo spirito d’ iniziativa, in alcuni contesti locali, sono interpretati come tentativo di “fare le scarpe”. Allucinante vero? Ragionamenti che riflettono la mediocrità di alcuni quadri che, malgrado tutto, continuano a rappresentare Fratelli d’Italia nei territori.

Inoltre, il mancato ricambio generazionale ha impedito a FdI di apparire come struttura nuova, lontana da vecchie e logore strategie.

Cosa fare per dar valore a e per fare aumentare la preferenza del sondaggio? Si può puntare sulle persone, in questo caso su Giorgia in tandem con Matteo Salvini. Volti non ancora solcati dalle rughe dell’opportunismo e menti liberi da tendenze nostalgiche. Come riuscirci? Selezionando gli elementi validi, sciogliendo il partito e cercando nuove strade. Sì, io punto sul tandem. Ci punto dieci su dieci.

Quanto ai colonnelli e agli attendenti, AN se la rifondino pure, ma a parte e senza i capitali della Fondazione. Non avremo la loro esperienza, ma sappiamo bene quanto quel tesoretto conti molto di più degli “eja eja”, di Mussolini, di Almirante e delle fiamme a tre colori.

Marco Petrelli, Fratelli d’Italia

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2 Commenti su MELONI E SALVINI: IL 4 OTTOBRE NON SI PUNTI SUI NOSTALGICI, MA SULLE PERSONE

  1. Scrivi: <>
    E mi ricordi i Fichi d’India: Amici: Ararararara …
    Che si muovesse sta “base giovane” !!! … mai visto annegare nell’indifferenza le buone idee, mai …
    Ma mi sa tanto che … Amici: Ararararara …

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  2. Che, in sintesi, vorrebbe dire… ?

    L’Autore

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