EUROPA: UNA STORIA DI OMO/AUTOEROTISMO

Come siamo belli e come siamo uguali

Nel paragrafo 85 del rapporto sulla “Situazione dei diritti fondamentali nella UE” approvato da Strasburgo, l’Unione Europea torna a chiederci il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Non solo, ma si spinge oltre, stigmatizzando e condannando le condotte pubbliche atte ad ostacolare tale processo di snaturalizzazione della famiglia, per concepire un mutuo riconoscimento fra Paesi Membri. Una sorta di commissariamento ad acta delle Nazioni “insolenti” per stabilire un’area Schengen anche nelle nozze gay.

Così l’Europa si preoccupa di più della migrazione degli anelli, che non dei drammatici esodi che stanno devastando il Vecchio Continente. Tutto regolare, in un simposio di leggi sempre molto pungenti quando si tratta di ispezionare la curvatura delle banane o la virilità di una vongola nei millimetri che esprime e sempre decisamente miope nel rimandare alle calende greche – fin quando la Grecia c’è, usiamola – gli indirizzi macroeconomici e di identità sociale e culturale da esprimere nei prossimi anni.

Il politicamente corretto spinto sino al delitto nazionale, l’esautorazione della famiglia come nucleo fondante della società e come elemento imprescindibile per l’esistenza del popolo stesso su cui si basa lo Stato, diviene un cabaret d’intenti per la filosofia dell’amore libero.

Ma da liberali, non vorremmo mai il codice civile a letto. L’unico motivo per cui si disciplina giuridicamente la famiglia naturale è per la tutela della prole, per le politiche di inserimento che aiutano le giovani coppie a portare avanti lo Stivale.

Altre questioni dirimenti come la reversibilità pensionistica, l’asse ereditario, il testamento biologico, la possibilità di contrarre mutui in more uxorio, ecc, potrebbero essere benissimo previsti da un’estensione dei diritti civili senza bisogno di indicare o riconoscere la natura sessuale dei rapporti.

Le famose “zie zitelle” che vivono assieme ad esempio, ataviche quanto tipiche manifestazioni tradizionali del nostro Paese, perché non dovrebbero potere chiedere un affidamento bancario condiviso? Quindi esistono sicuramente diritti individuali, arbitrari, che andrebbero tutelati meglio, ma un unico tipico di famiglia: composta da un uomo e una donna, da una mamma e un papàche va salvaguardata in quanto radice sociale.

Non abbiamo bisogno d’importare un esercito di riserva dal resto del mondo né di individui disgregati e soli. Senza stingerci nella lavatrice del pensiero unico, riannodiamo i fili che hanno reso grandi le nostre comunità.

Andrea Lorusso

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