Contro la violenza negli stadi, legalizziamo il duello: è gratis e più bello

Accoltelliamoci pure, ma almeno facciamolo guardandoci negli occhi

Come ben spiega Massimo Fini in “Elogio della guerra” ostinarsi a promuovere la pace ha poco senso, giacché l’uomo, per atavica pulsione, tante naturalmente alla violenza. Che la violenza avvenga per questioni politiche o per semplice divertissment, come nel caso dei giochi  descritti dai testi latini di Marziale che narrava del tripudio di viscere di gladiatori, schiavi e fiere nella sabbia dell’anfiteatro Flavio, poco importa: essa,  come ben testimoniano tutte le cosmogonie mitologiche, ha avuto fin dalla preistoria un ruolo fondamentale – e persino sacro- nelle vicende umane. Il duello, essendo nato per regolare le questioni  legate all’onore ma possedendo anche una serie molto severa di regole, è un’ancestrale forma di legittima violenza che la cultura, gli usi ed il buon costume europeo hanno sublimato rendendolo una disciplina sportiva in cui l’elemento etico si manifesta tramite quello estetico. Ma non per questo è meno pericoloso.

La violenza, termine tanto temuto nell’era delle bandierine arcobaleno,  non può essere estirpata dall’animo umano quindi bisogna accettarla con serenità e, possibilmente, con razionalità. Come è esposto nel saggio “ ON COMBAT” di Dave Grossmann la  bramosia di sangue che spinge i ragazzi ad imitare Ernst Junger che a 18 anni si arruolò, come ben spiega nel romanzo “Ludi Africani”, nella legione straniera, è  anche la stessa pulsione che spinge orde di giovani ragazzi per bene a raggiungere gli spalti degli stadi per picchiare gli ultras avversari.

La necessità della violenza ed il bisogno di regolare le questioni ( sportive, religiose, politiche, ideologiche) con il sangue è naturale, ed è per questo motivo che cercare di arginare le guerre, le risse, i combattimenti clandestini o le manifestazioni violente semplicemente rendendoli illegali non ha il minimo senso.

Più che vietata, la pulsione alla guerra andrebbe resa più razionale: in italia la violenza negli stadi ci costa ben 45  milioni di euro all’anno. Ogni domenica seimila poliziotti, pagati 18 euro all’ora, devono tenere a bada la villica orda sanguinaria che in nome del Dio Pallone compie atti vandalici ed aggressioni. Le uniche vere vittime degli ultràs del calcio sono gli Italiani stessi, che vedono parte delle loro tasse andare in frantumi sotto ai loro bastoni. Gli stati esteri non potendo arginare questa piaga hanno avuto almeno il buon senso di mettere i costi della sicurezza a carico delle stesse società calcistiche.  L’uso della violenza per regolare un conflitto nel medioevo era chiamato presso i popoli longobardi ordalìa, da cui poi è stato istituito, nelle regioni sassoni, il cosiddetto “ giudizio di Dio”, che consisteva nel rinchiudere le due parti in conflitto in un campo ed attendere che ne uscisse vivo solo colui che deteneva la ragione. Questa tecnica per attribuire giustizia è indubbiamente molto più interessante e divertente dei moderni conflitti, che vengono combattuti burocraticamente per mezzo delle acuminate stilettate degli avvocati e della sentenze, a volte scriteriate, dei giudici. Il duello è, di fatto, un’ordalia sottoposta a rigida disciplina etica, tecnica ed estetica, quindi non è nient’altro che una rissa compiuta da (gentil)uomini che conosco precise movenze di combattimento col fioretto, la sciabola e la pistola anzichè tra burberi ubriachi che conosco a malapena l’idioma italiano per insultarsi in modo decente.

Di fronte all’ indecente sperpero di pubblico danaro causato dalla polizia che deve controllare gli idioti ubriachi e rissosi mi chiedo se a questo punto non si possa pensare di far tornare di moda il duello come mezzo per regolare i conti.  Regolare un conflitto con un’arma bianca attenendosi a precise regole e senza causare gravi lesioni allo sfidante ( e curandosi d’avere il suo consenso!) è, per quanto possa sembrar strano, perfettamente legale.

L’ Italia, nel 1930, ha reso il duello illegale. Oggigiorno, a causa della piaga del sovraffollamento carcerario, tutti i reati cavallereschi ( duello, sfida a duello ecc.)  sono stati depenalizzati nel 1999. Quindi il duello eseguito per mezzo di un fioretto o di una sciabola e che non vada oltre  “ la prima goccia di sangue” ( ossia quello in cui i contendenti non riportano lesioni personali gravi) può essere tranquillamente praticato nel limite dell’altrui incolumità.

Uno dei duelli più celebri avvenuti in Italia lo scorso secolo è quello che coinvolse Benito Mussolini e francesco Ciccotti, ex deputato socialista. Lo scontro di scherma durò ben un’ora ed un quarto e si concluse con la palese sconfitta di Ciccotti, siccome il Duce fu un ottimo spadaccino e vinse svariati altri duelli oltre a questo.

È un vero peccato che oggi nelle scuole , durante le due magre ore settimanali di educazioni fisica, non vengano insegnato almeno i rudimenti del duello:

Ciò, a rigor di logica, creerebbe una maggior coscienza collettiva inerente tale argomento e dissuaderebbe diversi loschi individui dal regolarsi i conti in modo selvaggio facendo a cazzotti per strada. Un duello che viene eseguito per salvaguardare l’onore necessita anche di un pubblico e di un (minimo) tempo di preparazione. In questa maniera si permetterebbe alle teste calde di rilassarsi in attesa del conflitto ed, eventualmente, valutare se vale davvero la pena arrivare al confronto armato per regolare una questione che spesso è archiviabile per mezzo di semplici scuse.

L. T.

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2 Commenti su Contro la violenza negli stadi, legalizziamo il duello: è gratis e più bello

  1. Interessante punto di vista

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  2. Beppe Garilli Cappellini // 10 settembre 2015 alle 20:08 // Rispondi

    La gloriosa Mensur non sarebbe male.

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1 Trackback / Pingback

  1. Il duello al posto delle risse da stadio: È gratis ed è più estetico | Noblesse Oblige

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