TRADIZIONALISMO  E COMUNITARISMO

E molto altro ancora

In un precedente articolo dedicato alla figura di Gualtiero Ciola, abbiamo sottolineato le affinità e talvolta le influenze con alcuni filoni culturali di destra spesso malcompresi se non ignorati del tutto. Infatti sia la figura di Julius Evola e di chi si è ispirato alle sue opere o addirittura lo ha conosciuto di persona, sia il filone della cultura controrivoluzionaria cattolica occupano un posto molto importante nel pensiero politico-culturale di questo Paese.

Un testo fondamentale per avere una panoramica della storia del tradizionalismo italiano è senza dubbio Il cammino della Tradizione e altri scritti di Pino Tosca. Attraverso una ricca documentazione storica,saggistica e giornalistica, questo libro, scritto a più mani, ricostruisce il percorso di questo importante filone metapolitico, trasmettendo al lettore che si interessa di comunitarismo una serie di insegnamenti imprescindibili. Rimandando al lettore lo studio di questo testo e delle tematiche ad esso connesso, in questa sede noi ci limiteremo a porre una serie di precisazioni e riflessioni importanti. Il primo punto è una definizione del nostro argomento.

Nel primo capitolo Pino Tosca distingue nettamente i due filoni dottrinari spirituali in questione, il primo,quello collegato alla figura di Julius Evola che ha come orizzonte la Tradizione e le opere di Renè Guenon, il secondo che si rifà all’insegnamento del Magistero preconciliare di Santa Romana Chiesa. Sebbene rigorosamente distinti, questi due filoni del tradizionalismo convergono nelle applicazioni sociali. Infatti ambedue rifiutano la concezione evoluzionista della storia e i suoi correlati valori, che considerano una costruzione ideologica falsa. Questo ci conduce ad un parallelismo con il dibattito scientifico antievoluzionista, che sottolinea la falsità del darwinismo e la sua natura di legittimazione all’attuale sistema di potere.

Sulla base degli studi del tradizionalismo metapolitico e delle dottrine spirituali ad esse collegate potremo trovare gli strumenti per fronteggiare “il Sistema per uccidere i popoli” che, per difendere lo status quo, si nutre di falsità filosofiche, storiche e scientifiche. Inoltre il tradizionalismo, rifiutando l’individualismo, l’economicismo e l’egualitarismo prodotti dal secolarismo, si pone all’interno di una visione organica (quindi comunitarista). Interessante sotto questo aspetto è il confronto con gli studi di Dumont e con la dicotomia olismo-individualismo.

Un secondo punto merita una precisazione: il tradizionalismo, come dice giustamente Pino Tosca, pur collocandosi all’interno del mondo della destra radicale, possiede caratteristiche che andrà progressivamente sviluppando soprattutto nel secondo dopoguerra, distinte dal fascismo gentiliano, dal nazionalismo otto-novecentesco, da elementi modernisti-evoluzionisti. È interessante notare che ha una visione organicista, non priva di correlazione con Aristotele; inoltre il mondo tradizionalista, rifiutando i principi dell’89 si avvicinerà sempre di più ad una concezione di patria come terra dei padri, sia con posizioni revisioniste sul Risorgimento, sia con la rivista “l’Alfiere” e l’apporto del pensatore carlista Tejada ad un etnoregionalismo ante-litteram, che anticiperà e in parte influenzerà il risveglio delle piccole patrie a cavallo tra la fine del XX secolo e questo inizio del Terzo Millennio.

Crediamo che sulla base di queste coordinate, andrebbe valorizzato il ruolo anche solo metapolitico della cultura tradizionalista. Inoltre il tradizionalismo, oltre ad avere una coerente visione organica, è di fatto fortemente identitario e conserva insieme alla tradizioni spirituali la memoria storica delle sue incarnazioni in civiltà ad esso collegate, non viste in ottica di scientismo museale, ma come testimonianza viva di valori eterni che il modernismo evoluzionista vorrebbe cancellare.

Roberto Priora

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2 Commenti su TRADIZIONALISMO  E COMUNITARISMO

  1. Ottimo articolo.
    Il comunitarismo (ben interpretato) potrà avere un futuro in quanto, stando al libro appena apparso su Amazon “La dignità delle nazioni” , è l’unica via da imboccare per arrivare al sistema economico “Tradizionale dinamico rigenerativo” e al Civismo.
    Cominciando dalla Grande Europa (da Lisbona a Vladivostok).

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  2. tutto giusto,ma come si fà se non c’è in occidente una tradizione su cui fondare quel legame sociale comunitario che viene invece sostituaito dalle immagini nella società spettacolare? Questo è il problema dell’analisi di Evola che oltre a distanziarsi in realtà da quella guenoniana che si riallaccia alla tradizione islamica,pone nel cavalcare la tigre una prospettiva di raddrizzamento e salvezza quasi esclusivamente individuali,nell’ottica dell’uomo differenziato che assomiglia molto all’anarca di Junger…e per quanto riguarda il tradizionalismo cattolico non mi sembra che ci sia spazio per esso in questo mondo dove la chiesa tende da tutt’altra parte…a meno che non ci aspetti qualcosa nell’ambito della ortodossia russa…

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