I DEMONI DEL BENE

Dal nuovo ordine mondiale all'ideologia del genere. Analisi del nuovo saggio di Alain de Benoist

Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta.

Così si esprimeva Pier Paolo Pasolini in un articolo uscito sul Corriere della Sera dal titolo “Sfida ai dirigenti della televisione” del 9 dicembre 1973. Secondo il noto regista, scrittore e poeta italiano, il totalitarismo sviluppato dalla società consumista è molto più pervasivo di quello del vecchio regime mussoliniano che si limitava ad ottenere un assenso puramente formale da parte delle masse (le “adunate oceaniche” sotto il balcone di Palazzo Venezia, il “Sabato fascista” ecc…) senza però riuscire a incidere realmente su quella realtà rustica, provinciale e preindustriale che caratterizzava l’Italia dei primi del Novecento. Tant’è vero che le stesse persone che fino a pochi anni prima avevano osannato il Duce si ritrovarono dall’oggi al domani a detestarlo se non a combatterlo apertamente. Al contrario, invece, la modernità capitalistica è riuscita a sussumere sotto la Forma Merce tutta la realtà esistente senza risparmiare quelle “culture particolari” tanto care a Pasolini. Si tratta di una vera e propria reductio ad unum, dell’imposizione di unico modello culturale su scala planetaria che vuole sbarazzarsi delle disparità e delle differenze uniformando ovunque i vari modi di essere uomini, proibendo ogni tipo di pensiero autonomo. Sembra quasi che il mondo distopico narrato nel romanzo 1984 di George Orwell sia divenuto realtà. Questo processo di omologazione ha ormai invaso anche la sfera sessuale attraverso l’ideologia “gender” – oggetto di critica da parte del filosofo francese Alain de Benoist nel suo ultimo volume I demoni del bene. Dal nuovo ordine morale all’ideologia del genere, Controcorrente, 2015 – secondo la quale il genere maschile e quello femminile non sarebbero dati naturali bensì delle costruzioni sociali. In tal modo ognuno sarebbe libero di scegliere l’identità sessuale che preferisce come un qualsiasi prodotto che andiamo a comprare al supermercato. L’errore di questa corrente di pensiero, sostiene il pensatore facente capo a quella che è stata un po’ impropriamente definita Nuova Destra, è quello di ritenere che la nostra appartenza all’umanità non sia mediata,  ma che l’individuo si rapporti con l’universale trascendendo il particolare. L’esistenza umana, afferma de Benoist, è indissociabile dalle comunità e dagli insiemi sociali nei quali si iscrive. L’idea illuminista di uno “stato di natura” originario  forma secolarizzata del paradiso terrestre della tradizione giudaico-cristiana  in cui sarebbero esistititi individui indipendenti e separati è un’astrazione priva di fondamento. Come spiegava Aristotele l’uomo è uno ζωον πολιτικον (zoon politikon) ovvero un animale sociale che solo all’interno di una determinata comunità può separarsi. In origine la società, lungi dall’apparire come un contratto che gli individui avrebbero sottoscritto al fine di ottimizzare i loro migliori interessi, si presenta piuttosto come un’aggregazione spontanea, la cui forma più antica è certamente la famiglia allargata.

La gender theory, sostiene de Benoist è scorretta anche da un punto di vista meramente scientifico in quanto compie l’errore di confondere gli orientamenti sessuali con il genere. Presso tutti i mammiferi – classe di vertebrati a cui appartiene anche il genere umano – infatti esistono solo due sessi ben distinti fra di loro, quello maschile e quello femminile. L’ermafroditismo non è la normalità quanto piuttosto una patologia, un difetto dello sviluppo sessuale. I gay e le lesbiche sono uomini come tutti gli altri dal punto di vista biologico. Per ciò che riguarda i cosidetti transessuali (o trasgenders) essi non rappresentano affatto un terzo sesso. Per quanto un uomo possa farsi amputare gli organi genitali, farsi gonfiare i glutei e i seni di silicone e prendere dosi massicce di estrogeni e progesterone rimane pur sempre un maschio.

Nella misura in cui favorisce l’indistinzione sessuale e anche dunque la svalutazione delle figure genitoriali – non esistono più i papà e le mamme ma genitori 1 e 2 – l’ideologia del genere ha contribuito all’affermarsi di quella che lo psicologo Mitscherlich ha definito correttamente “società senza padre”. Secondo lo psicanalista francese Jacques Lacan la “Legge” è rappresentata dal padre al quale tocca simbolicamente tagliare il cordone ombelicale fra madre e figlio, consentendo a quest’ultimo di liberarsi dal narcisismo infantile per divenire adulto. Al giorno d’oggi la società contemporanea è composta da eterni bambini che in quanto tali sono incapaci di  dare un giudizio critico sulla realtà esistente e dunque facilmente manipolabili dai grandi mezzi di comunicazione, dalla pubblicità ecc.. È il trionfo di quello che Marcuse aveva definito in suo celebre saggio l’uomo “ad una dimensione”, ossia l’individuo reso incapace non solo di desiderare ma anche di immaginare un mondo diverso da quello in cui vive.

Il riconoscimento delle differenze, siano esse  di natura culturale o sessuale, lungi dal rappresentare una minaccia per una società pluralista ne è la base.  Senza il confronto con l’Altro, infatti, non è possibile nemmeno definire se stessi in quanto è proprio da questo che scaturisce l’affermazione della propria identità.

Gabriele Repaci

Demoni-11

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1 Commento su I DEMONI DEL BENE

  1. Bastian Venier // 26 maggio 2015 alle 10:38 // Rispondi

    Sono d’accordo.
    Un consiglio: sarebbe ora di criticare in modo più approfondito il concetto di fascismo mussoliniano.

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