LODE ALLA FOLLIA E AL GENIO DOPO LA PAURA IN TRIBUNALE

Milano calibro 9

Uno, due, tre, quattro…tredici colpi, o forse anche di più. Le urla, il panico, il sangue. Gente che corre verso le uscite, gente che si rinchiude per ore nelle stanze della cancelleria e nelle aule del tribunale. Uomini. Uomini nella paura. Uomini della sicurezza che hanno fatto (o non hanno fatto) il loro dovere. Uomini delle forze dell’ordine che corrono, bloccano le uscite per identificare il responsabile e lo inseguono fino a Vimercate . Disarmati, a terra, tre morti, tre vite di cui due sacrificate in nome della legge. Un avvocato e un magistrato.

E tutto questo, perché? Per follia e paura. Non è assolutamente giustificabile chi uccide e non è assolutamente ammissibile chi trasforma in un eroe chi premedita un simile gesto. Si possono, però, cercare le cause per evitare che la storia si ripeta. Perché, pochi giorni fa, la storia si è già ripetuta. Non parlo dei precedenti, ma della paura che si traduce in terrorismo psicologico e di fatto, senza dover andare oltre confine, ma guardandosi intorno. Chi è veramente una persona folle? Una persona da rinchiudere in una clinica e da “riempire” di psicofarmaci, o semplicemente una persona che ha la capacità di vedere le cose come pochi sono capaci?

La storia ci insegna che l’essere folli non è soltanto una malattia mentale, ma un privilegio, che se usato correttamente da chi lo possiede, farà di quella persona addirittura un genio. Aristotele stesso diceva che “non esiste grande genio senza una dose di follia”. Qui, di genio proprio non ce n’è, resta solo lo sgomento di un gesto estremo e folle. La testimonianza, però, di un ennesimo fallimento, non semplicemente dal punto di vista giuridico, ma, anche e soprattutto, di una falla del nostro caro bel paese. Tornano le solite polemiche sulla giustizia che non va, sugli anni che passano e la gente che resta sospesa con cause pendenti per 4 o 9 anni, o anche di più. Lo stress, l’esaurimento, l’incubo di vedere cambiato il futuro, perché chissà , “magari una volta avevi dato tanto alla patria e, poi, per un errore commesso, tutto all’aria.. sogni speranze e progetti in frantumi”.

Si sconta duramente l’errore commesso. È giusto. È giustizia, ma se la moneta ripagata è la stessa. E invece questo paese ci mette in ginocchio, ci toglie la libertà, ci mette paura e ci rende folli. Stiamo tornando a essere lupi, gli uni verso gli altri e ci dimentichiamo di essere uomini capaci di unirsi per difendere valori e virtù. Uno stato nasce da un patto e dalla volontà di essere comunità in nome e per il fantomatico bene comune. Oggi verso queste belle parole si ha, nei fatti, il disprezzo. La crisi investe tutti e il non vedere alcun aiuto calare dai piani alti aumenta le logiche egoistiche e si trasforma in individualismo esasperato.

Ed ecco che l’uomo, solo, abbandonato da tutto e da tutti, arriva al gesto assurdo di farsi giustizia da solo. E solo, solo come lui, era il magistrato che con integrità ha applicato principi di diritto e scritto sentenze in una vita. Ha fatto il diritto con fermezza. Solo era, anche, l’uomo che ha scontato con la vita (e non con la pena eventualmente prevista) il fatto di essere coimputato dell’assassino. E, ancora, solo, il giovane avvocato che aveva rifiutato il mandato per un suo codice morale e, quel giorno, si era tolto la veste di legale per indossare quella di testimone e lasciare una sua dichiarazione di verità.

“La crisi è  arrivata anche in Tribunale”, dicono, perché la crisi ha distrutto le vite di tre uomini con un gesto incomprensibile e condannabile, ma anche quella del killer. Una triste vicenda quella del Tribunale di Milano. Tanti uomini soli, ma tutti soli nella giustizia e nella paura, uomini che hanno scontato duramente la loro vita per la giustizia. Quattro vite che lo stato non è riuscito a proteggere. E, allora, che giustizia sia fatta e che trionfi la follia, non quella di chi decide che oggi un banchiere gli ha fatto un torto e gli spara, magari per il peso di un debito o credito di troppo. Non quella di chi, perché pesantemente sanzionato dopo un accertamento fiscale, decide di far saltare in aria qualcuno. Ma la follia, o meglio dire il genio, di chi, andando contro corrente rispetto agli schematismi odierni, decide che non è restando soli che le cose cambieranno in questo paese, ma unendosi per ricreare uno stato di idee e azioni. Così si definisce un vero popolo che diventa nazione. Perché, come dice un uomo che in passato ha dato la vita per la giustizia, affinché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, basta che ognuno faccia il proprio dovere.                                                                                                                  

E questo non è solo un dovere, ma è necessario per il bene della patria.

CM

 

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