VIVA IL RE!

La concezione della monarchia secondo Charles Maurras

O la Francia e il re. O niente re, ma niente più Francia.

Per un cattolico, diversi aspetti del pensiero del saggista e politico francese Charles Maurras (fondatore dell’Action Française, noto movimento monarchico e nazionalista attivo in Francia nella prima metà del ‘900) risultano essere a dir poco problematici, si considerino a riguardo la sua concezione naturalista e sociologica della Chiesa Cattolica, il suo agnosticismo e la sua adesione al positivismo (com’era d’altronde inevitabile dato che, se da un lato il suo pensiero subiva l’influenza di un De Maistre, un Bossuet e un De Bonald, dall’altro si faceva sentire anche quella di un Comte, un Taine e un Renan). Ciò nonostante, all’interno del suo pensiero si possono anche rinvenire elementi a parer nostro di un certo interesse, quali ad esempio la sua concezione dell’istituto monarchico, così come viene espressa nel saggio Enquête sur la Monarchie (Inchiesta sulla Monarchia), edito in Francia più di un secolo fa sotto forma di due opuscoli, il primo nel 1900 e il secondo nel 1901.

Stando al contenuto di questo saggio, la monarchia restaurata in Francia dovrà rispondere agli epiteti: tradizionale, ereditaria, antiparlamentare e decentralizzata. Tradizionale, nel senso di sottomessa alla realtà, alla natura e non ai capricci e alle fantasie della ragione individuale (tragicamente seguiti da buona parte dei francesi in seguito alla Rivoluzione del 1789), il che naturalmente comporta il netto rifiuto di ogni costituzione artificiale e partorita dal nulla in vantaggio di quelle invece postulate dalla natura e dalla storia: “La monarchia deve essere tradizionale: c’è giustamente un orientamento spirituale completamente nuovo, favorevole alla tradizione nazionale […]”.

Da quanto detto, non stupirà il constatare come Maurras ritenesse che la monarchia debba essere anche ereditaria, in quanto secondo lui vi sarebbe una sorta di trasmissione professionale del mestiere del re (“Non si tratta affatto di assicurare fisiologicamente al servizio dello Stato […] un insieme di individui più distinti della maggior parte dei cittadini; si tratta di utilizzare le attitudini particolari, speciali e tecniche, che sono fissate, in un certo grado, dal sangue, ma soprattutto dalla tradizione orale e dall’educazione. […] Si nasce giudice o mercante […] quando si è nati tale oppure talaltro, ci si trova inoltre, non soltanto per natura, ma anche per posizione, più capaci di adempiere utilmente alla funzione corrispondente […]”). Essendo lo scopo primo del re il perseguimento del bene comune del paese, il monarca ereditario è il più competente nel perseguirlo in quanto l’interesse della nazione è allo stesso tempo anche il suo. Inoltre, l’ereditarietà del potere del re viene considerata come garante della sua continuità, della sua forza e della sua durata. Maurras auspica anche la creazione di una nuova nobiltà ereditaria: “L’aristocrazia è precisamente l’eredità. Un’aristocrazia è benefica non in quanto si compone di persone benefiche o benpensanti e benestanti, ma in quanto si trasmette con il sangue, in quanto è legata all’avvenire della patria dall’interesse ereditario”, la quale però sia anche aperta ad un costante rinnovamento dei suoi membri onde evitare la sclerotizzazione.

Altro elemento tipico della concezione maurrassiana della monarchia è l’antiparlamentarismo: “La monarchia deve essere antiparlamentare: il partito nazionalista, quasi all’unanimità, si pronuncia contro il parlamentarismo, in favore di un governo nominativo, personale, responsabile”. Opponendosi ad esso, Maurras si scaglia contro la sua irresponsabilità, il suo anonimato e la sua impersonalità, affermando inoltre che il parlamentarismo sia dannoso nei confronti dello Stato in quanto lo indebolirebbe non dando inoltre ai cittadini le dovute garanzie private. Una concezione quindi autoritaria di monarchia, ma lontana anni luce da ogni suggestione assolutistica o totalitaria in quanto il suo antiparlamentarismo è strettamente connesso con un altro tema che fa da garante delle libertà dell’uomo, ovvero quello del decentralismo.

Decentralizzata deve infatti essere la monarchia francese, in piena ostilità nei confronti di una crescita smisurata dell’apparato statale e di ogni centralismo, specialmente se di origine giacobina. In quest’ottica ogni cittadino si trova inserito in una realtà politica concreta, ben diversa dalla sua condizione di mero oggetto di amministrazione, il tutto nell’ottica di una visione corporativa e organica della vita politica e sociale. Si tratta insomma di una monarchia temperata in cui trovano piena cittadinanza quelle libertà tradizionali e concrete, le quali si situano agli antipodi dell’astratta libertà di cui si fecero portatori i giacobini. Maurras considera anche il fatto che la repubblica non è in grado di decentralizzare per impedimenti che sono intrinseci alla sua stessa natura: “non possono decentralizzare, perché non esistono, non durano, non governano che attraverso la centralizzazione. Ogni potere repubblicano nasce in effetti dall’elezione. Se vuole mantenersi all’elezione successiva, l’eletto, ministro o deputato, ha bisogno di controllare il suo elettore. Chi controlla l’elettore? Il funzionario. Chi controlla il funzionario? L’eletto, ministro o deputato, attraverso la catena amministrativa. Decentrare l’amministrazione è dunque tagliare in due o tre punti questa catena di sicurezza” (A. Buffet) “Una Repubblica, meno flessibile, e anche meno forte, è obbligata, in tempo di pace, a prendere le stesse precauzioni che in tempo di guerra europea: i cittadini vi vivono in perpetuo stato di assedio. Si è dunque condannati ad una decentralizzazione parsimoniosa e più verbale che reale”.

La Redazione

Bibliografia:

  • Le Grandi Opere del Pensiero Politico; Jean-Jacques Chevallier; Il Mulino
  • Enquête sur la Monarchie; Charles Maurras; Nouvelle Librairie Nationale
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