RIVOLUZIONE LIBERALE, ADDIO!

Malinconici pensieri di malinconici elettori di destra

Mentre aspetto che mi venga su qualche idea per scrivere degli articoli su questo blog che seguo da tempo e che ora mi vede – alle volte la vita – nella redazione, se non vi spiace mi tengo impegnato condividendo con voi qualche pagina che ho rubato dai libri che ho letto, dalle cose che ho visto, dagli incontri che ho fatto, dai pensieri più pensati.

Incominciamo un libro: “Barbarico” di Giovanni Lindo Ferretti (Mondadori, 136pag, 13 euro)

Barbarico, parte I (pag.16-17)

Stavo dall’altra parte e mi sono perso lo spirito del ’94: la rivoluzione liberale.
Ricoverato in chirurgia ho votato, in ospedale, per la gioiosa macchina da guerra: la rivoluzione democratica. I risultati della catastrofe me li ha dati l’infermiere che depilandomi mi preparava per l’intervento: “Sarà una macelleria sociale” disse brandendo il rasoio. Un video splatter?
Rimandai al dopo quello sconforto che non sarebbe mai arrivato; niente come una convalescenza è confacente al riposizionarsi nella vita. Non mi ero mai perso un’elezione, un referendum, sempre a difesa dell’uomo e dell’umanità, ma da allora, senza accasarmi, mi presi delle libertà. Scheda bianca, scheda nulla, nessuna scheda. Non fu dannata l’umanità né crollò il firmamento.
Depennai dal mio vocabolario la parola “rivoluzione” indipendentemente dall’aggettivo, non c’è limite al peggio, che la qualifica. Lo feci per guardare il cielo serenamente: gli astri in perenne “revolutio”, astronomico ritorno.
Scoprii una storia, una mia ragion d’essere oltre ciò che mi raccontavo dagli anni della adolescenza e mi ritrovavo molto più vecchio dell’età beat che credevo mi avesse originato. Volendo potevo persino riassaporare il gusto dell’Editto di Rotari.
Ho votato Casini per pentirmene, ho votato la Lista Pazza e mi sorride il cuore, ho votato Lega per qualche buon motivo e tanta insofferenza e Fratelli d’Italia al turno seguente per riequilibrarmi. Non ho mai votato Berlusconi e un po’ mi dispiace. Non l’ho votato per senso estetico. Non ci posso fare niente. Al dunque, nel segreto dell’urna, il voto è un gesto primordiale, conserva valore sacrale e l’estetica ne è componente fondamentale.
Ma quel “Forza Italia” che mi aveva fatto rabbrividire:- come si permette? – detto da uno, me, che ai mondiali detestando il calcio avrebbe tifato dal Burkina Faso alla Finlandia pur di non gioire con la parola “Italia” e la cui massima aspirazione era diventata farne un paese normale: come Olanda, Norvegia, Belgio, la Svizzera no che lo è troppo, quel “Forza Italia” è perfetto per entrare nella leggenda.   
Sono di destra? Divina! direi con Camillo Langone, ma detto da me mi sento coglione.
Conservatore per buon senso atavico, tradizionale nel gusto, morigerato perché so di qualche vizio, quel tanto di anarchico ed individualista che serve fronte ad un potere mediatico che tende ad assolutizzarsi quale Ente Morale Civico Porno Puritano, garante di felicità senza rischi, una eguaglianza servile, una fratellanza nell’infimo.
Non ce l’ho con la politica, ne accetto le incongruenze e non mi aspetto granchè ma ne ridurrei le parole ad un vocabolario sobrio e funzionale.
Eviterei ogni iperbole. Ripetere per vent’anni – macelleria sociale – la eleva a insignificanza o la incita come opera meritevole.

(Continua nelle prossime puntate…)

Giovanni Lindo Ferretti (contrabbandato da Marco Pinti)

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