GLI EROI DEL DOPOGUERRA: ATTILIO MORDINI

Breve spunto biografico su un intellettuale e giornalista ingiustamente dimenticato

Il segreto di un mondo migliore è appunto nel farci membra del Suo Corpo, caldo del sangue nella Sua Eucaristia, vivo dei palpiti del Suo Cuore, per la ricomposizione armoniosa di una santa aristocrazia dello spirito.

Classe 1923, Attilio Mordini nacque il 22 maggio in quella ridente città di Firenze, ove potette portare a termine la sua istruzione primaria e secondaria presso istituti scolastici gestiti dagli scolopi e dai salesiani, sviluppando nel tempo un profondo attaccamento e devozione per la religione cattolica, aspetto che si rivelerà il perno della sua vita e della sua opera intellettuale.

I suoi studi universitari di lingua tedesca dovettero subire un’interruzione causata dallo scoppio del secondo conflitto mondiale, nel quale Mordini si arruolò come volontario (nonostante un’incidente avvenuto all’età di 15 anni lo facesse zoppicare leggermente) entrando a far parte del MVNS (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, un corpo di polizia civile dotato di ordinamento militare) e combattendo sul Fronte Orientale. All’indomani dell’armistizio del 25 luglio e dello sbandamento delle truppe italiane post 8 settembre 1943, Mordini decise di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ottenendo il grado di ufficiale. Con la sconfitta delle forze dell’Asse si troverà a vagare per l’Italia, e una volta rientrato a Firenze comprenderà sulla sua pelle quanto quel vae victis (guai ai vinti) pronunciato secoli or sono dal comandate gallico Brenno fosse una tragica verità: fu scarcerato in seguito ad un processo svoltosi dopo un anno di prigionia, nel corso del quale la sua salute peggiorerà a causa delle privazioni e delle torture subite durante il periodo in carcere, luogo in cui contrasse inoltre la tubercolosi. Ultimato il travaglio dell’immediato Secondo Dopoguerra, potette tornare a dedicarsi ai suoi studi interrotti con l’inizio delle ostilità, conseguendo una laurea in letteratura tedesca con una tesi riguardante il gusto dei primitivi in Stefan George, poeta tedesco vissuto tra la seconda metà del 1800 e la prima metà del 1900. Il suo approfondimento della cultura teologica e religiosa è legato alla frequentazione dei corsi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, che lo porterà a sviluppare un’altissima e virile concezione dei doveri del laicato cattolico oltre che la considerazione del Cattolicesimo come patrimonio vivo capace di dare valore alle decisioni esistenziali dell’uomo, considerazioni che lo porteranno ad aderire al Terz’Ordine dei Frati Minori Francescani.

Scrisse per diverse testate di orientamento cattolico quali Adveniat Regnum, L’Alfiere, Carattere e Il Ghibellino, rivista di cui fu redattore insieme con intellettuali quali Giovanni Cantoni, Giulio Attilio Schettini, Giovanni Allegra e Julius Evola. Di particolare interesse può essere un brevissimo raffronto con il pensiero di Evola per ciò che concerne l’idea di Tradizione, parzialmente testimoniata dal prof. Francesco Lamendola, che lo conobbe di persona:

Mordini ci fornì le chiavi essenziali per una critica serrata, non isterica né preconcetta, della modernità, ben diversa per qualità dal pesante e farraginoso spenglerismo esoterico della “Rivolta contro il mondo moderno” di Julius Evola, nostra Bibbia di allora. […] il tradizionalismo mordiniano, pur non risolvendosi in un ordinato e coerente magistero – la sua stessa precoce scomparsa non gli dette, del resto, tempo sufficiente a sviluppare e formalizzare adeguatamente il suo pensiero -, ci consentì d’intravedere la via d’uscita dal provincialismo missino, ci additò gli orizzonti d’un universalismo fortemente ancorato all’Europa e al Mediterraneo (e tanto simile, per molti versi, al nucleo più serio delle idee dello stesso Giorgio La Pira), ci liberò dai fantasmi del nostalgismo politico, del nazionalismo e del razzismo.

Nel corso della sua vita volse anche il ruolo di letture di lingua italiana presso l’Università di Kiel in Germania e collaborò con la rivista teologica Kairos dei benedettini di Salisburgo scrivendo per essa alcuni articoli.

Correva l’anno 1966 quando Attilio Mordini, dopo numerose sofferenze patite per le sue sempre precarie condizioni di salute, tornò alla Casa del Padre all’età di soli 43 anni. Era un 4 ottobre, giorno in cui la Chiesa celebra la festa di San Francesco d’Assisi Patrono d’Italia.

L’opera di Attilio Mordini è prevalentemente di pubblicazione postuma, su tredici suoi scritti infatti solo Il segno della carne (pubblicato con lo pseudonimo di Enrico Landi) e Dal Mito al materialismo verranno editi quando l’autore era ancora in vita, rispettivamente nel 1956 e nel 1966.  Tra i suoi saggi si rimanda in particolare alla lettura di Povertà Regale, curato da Maria Camici ed edito dai tipi Cantagalli nel 2001, nel quale Mordini offre una lettura della vicenda umana alla luce dell’Incarnazione di Cristo, dimostrando come l’opposizione a Dio (elemento ormai tristemente presente nella nostra Europa dominata dal secolarismo) altro effetto non abbia se non quello di condurre l’essere umano ad un vicolo cieco, e de Il Tempio del Cristianesimo (pubblicato nel 1979 dalla Settecolori e ristampato nel 2006 da Il Cerchio), dove viene esposta una storia dell’Europa dall’antichità fino alle dense vicende del Secolo Breve illuminata dalla metafisica e dalla dottrina cattolica, affermando che nonostante i mille disastri e orrori la storia dell’uomo sia retta dalla mano Provvidenziale di un Dio che tutto vede e che a tutto provvede.

La Redazione

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1 Commento su GLI EROI DEL DOPOGUERRA: ATTILIO MORDINI

  1. Complimenti vivissimi per questo bel ricordo di uno dei più grandi,veraci e misconosciuti cattolici del novecento italiano,secondo me spiritualmente più vicino al pensiero di Guenon e Guido De Giorgio che di Evola.bellissimo il suo libro sullo yeti alla luce della tradizione biblica…

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